devianze

Cattive parole

Dato che ci siamo incagliati su una parola – devianze – e sulla gaffe (freudiana?) che ne è derivata, credo sia giusto spiegare perché, nel contesto dello scambio di tweet da cui è nata la polemica, questo non sia affatto un argomento da niente. Per chi non c’era: l’account Twitter di FDI ha rimosso una lista di “devianze” che il partito – in un tweet precedente – diceva di voler combattere con lo sport: “droga, alcolismo, tabagismo, ludopatia, autolesionismo, obesità, anoressia, bullismo, baby gang, hikkomori”.

Per la Treccani, la “devianza” è un “termine usato per indicare quei comportamenti che si allontanano da una norma o da un sistema di regole”. È la stessa definizione citata da chi la parola l’ha difesa. Questo termine – a seconda di come lo si usa – definisce sia che c’è una via che resta nei limiti della norma giuridica contro quella delinquenziale, sia c’è una via “normale” accanto alla quale c’è una direzione antagonista.

Chi sono i deviati secondo il post rimosso?

Parto da una delle varie parole in particolare: anoressia. “Anoressia” mi fa pensare che una mia amica ne è morta e che ha iniziato a soffrirne non perché voleva fare la modella ma perché un mondo interiore che fa fatica ad emergere soffre. “Ludopatia” mi fa pensare a quando frequentavo i giocatori di poker Texas Hold’em e a quanti lo facevano (e ci stavano a giornate) perché non avevano lavoro e di qualcosa dovevano campare – come l’amico di Zerocalcare, Secco. “Autolesionismo” invece mi fa pensare a tutte le persone che ho conosciuto che hanno passato l’adolescenza a lottare contro la depressione e con il pensiero di farsi del male.

Perché una persona desidera farsi del male? Stephen Fry – autore, attore e attivista – in un discorso a Oxford riguardo all’autolesionismo e al fatto che nel 2015 nel Regno Unito la prima causa di morte sotto i 35 anni era suicidio, ha citato una poesia di Wilfred Owen: “limbs dearly achieved”, “arti caramente ottenuti”. Ecco, perché uno desidera fare del male ai propri arti caramente ottenuti? Perché sta male. La stessa identica ragione che porta gli hikkmori a chiudersi in casa.

Da cosa deriva questo male, il famoso “malessere giovanile” diffuso? Io non sono un’esperta, ma suppongo che ci siano cause interne e cause esterne. Cause esterne possibili: il bullismo, l’esposizione alla violenza (a video sui social dove si perpetuano violenze ad esempio, come lo stupro diffuso sempre dai tweet di FDI), l’aver subito violenza, il disagio domestico. Cause interne possibili: l’essere diversi dagli altri e sentirsi non accettati. Ho la sindrome di Asperger, non ho mai praticato autolesionismo ma so sulla mia pelle cosa vuol dire depressione giovanile precoce. È strano, si dice “soffrire” di sindrome di Asperger, ma è sbagliato perché non è propriamente una malattia: un neurodivergente vivrebbe bene se attorno a sé non si trovasse continuamente davanti una norma sociale che non lo include. Un “normale” che non vuole starti ad ascoltare ma alla norma ti vuole ricondurre. Così è spesso per la comunità LGBTQ+, per i BIPOC e altri gruppi sociali.

Ancora, perché uno beve fino a non sapere come si chiama, perché uno si droga fino a rischiare la vita? Perché il tessuto sociale delle relazioni oggi è diventato spinoso, pericoloso, pieno di aspettative che non sempre uno riesce a soddisfare. E allora l’alcol e la droga aiutano, è self-medication si direbbe in inglese, auto-medicazione. Se poi ci sono anche malattie mentali trascurate che si sommano al disagio sociale, peggio. L’automedicazione è una cosa sbagliata – ma non si affronta iscrivendo il figlio o la figlia che ci cade dentro a calcio o a scherma e fine. Il lavoro da fare è molto più ampio, è un lavoro che deve andare nel profondo del sociale e ha a che fare con l’inclusione. Per cercare di arginare questa sofferenza si debbono creare le circostanze affinché persone che si portano dentro un mondo pesante si sentano accettate. Si deve ricucire il tessuto relazionale.

Per favore non dite che non c’è nessuno in Parlamento che si occupa di questo. Cristian Romaniello, parlamentare uscente di Europa Verde, il tema dell’autolesionismo in relazione al tessuto sociale l’ha toccato eccome.

Perché vuoi essere felice quando puoi essere normale?

È il titolo di un libro di Jeanette Winterson, era la frase che alla scrittrice diceva spesso sua madre adottiva (Winterson è notoriamente omosessuale). In quella lista, nel tweet rimosso, forse le uniche vere deviazioni – da un punto di vista strettamente giuridico – sono il bullismo e le baby gang. Non che anche queste non brulichino nel e a causa del disagio. Le altre sono conseguenze di uno stato di cose che non garantisce la “ricerca della felicità” che a noi fa tanto ridere ma che gli statunitensi hanno sancito in costituzione come diritto fondamentale. Quando un malessere abbraccia intere categorie, smette di essere individuale e inizia a essere sociale. Quindi non c’è nessuno che, soffrendo, devia dalla norma (che razza di concetto!), ma c’è una società che non contiene, che non offre comprensione, ascolto, empatia, non reagisce ai bisogni di cambiamento. Una società atomizzata in cui ognuno è chiuso nel suo e va avanti, nella norma sociale inaridita, perpetuamente sulle difensive.

Solo lo sport non basta

Assieme alla parola “devianze” (che presuppone come controparte non un “normativo” ma un inaccettabile “normale”), quel che fa davvero rabbia in aggiunta – leggendo i due post uno dietro l’altro – è che si risolva facilmente con lo sport questioni per cui occorre inclusione. Hai la pelle nera? Chi se ne frega. Sei parte della comunità LGBTQ? Ok. Sei neurodivergente? Farai le cose secondo la struttura della tua mente. È questa mentalità che allontana dal disagio – non altro. Non dico che lo sport – praticato in contesto inclusivo e in un ambiente amichevole – non aiuti a combattere il malessere giovanile. Dico che solo lo sport non basta. Combattere il disagio con lo sport e basta mi fa l’effetto di quei freakkettoni e che vogliono sconfiggere la depressione con le passeggiate. L’elettore di FDI li detesta, ma il loro partito ha tirato conclusioni irrazionali molto simili.

Care nuove generazioni, io lo so che voi non pensate che questa uscita su Twitter sia irrilevante. Dietro la parola “devianze” associata al tweet scomparso per magia c’è un mondo che, separando norma e opposizione alla norma in categorie in cui non va fatto, fa il gioco del malessere. C’è un tipo di politica che punta a una struttura sociale che rischia di aumentare il malessere. Su una cosa però sono d’accordo con i tweet di FDI: è giunto davvero il momento di decidere da che parte stare.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui