USA

Nei prossimi 30 anni anche gli Stati Uniti dovranno fare i conti con l’emergenza climatica e con il nostro non-agire.

Come ha fatto notare uno studio del 15 agosto della First Street Foundation, negli USA sta iniziando a svilupparsi una “cintura di calore estremo”, che dalla Louisiana la sud, arriverà fino al lago Michigan a nord. In questa zona (1/4 del paese) vivono più di 100 milioni di americani. Nel 2053 è calcolato che vivranno almeno un giorno di caldo estremo all’anno: la temperatura percepita sarà di oltre 51 gradi centigradi.

Un problema già attuale

Già oggi negli States a causa delle ondate di calore muoiono più persone di quante ne vengono uccise da altri fenomeni naturali (come inondazioni o uragani).

E non solo le alte temperature e la siccità rappresenteranno un grave problema, ma anche le zone costiere si troveranno ad affrontare un’altra emergenza: quella dell’innalzamento dei livelli del mare.

Un recente rapporto realizzato da NOAA, NASA, Environmental Protection Agency, U.S. Geological Survey, Federal Emergency Management Agency, Army Corps of Engineers, avverte che entro il 2050 il livello del mare lungo le coste degli Stati Uniti potrebbe salire in media da 25 a 30 centimetri. Lo stesso aumento registrato negli ultimi cento anni.

Qui, potete trovare una mappa interattiva che mostra all’interno degli USA le conseguenze migratorie dell’innalzamento dei mari.

Non solo USA

Anche il Regno Unito per la prima volta ha superato la soglia dei 40°, e nel 2020 sono morte più di 2500 persone a causa delle ondate di calore.

Per una panoramica più completa, occorre però dire che i paesi occidentali tutto sommato non sono certo tra i più colpiti. Secondo il dipartimento meteorologico dell’India, quest’anno i giorni con temperature maggiori di 40°C, sono stati 203: quasi 2/3 dell’anno. Nel 2021, erano appena 36.

Il caldo estremo, che non scende sotto i 35°C nemmeno di notte nelle grandi città, e che arriva a picchi di oltre 50°C, tra le altre cose rovina i raccolti: grano e mango sono le prime vittime di temperature altissime e continuative in India e Pakistan.

E dove non è il caldo, sono le piogge torrenziali che danno il colpo di grazia ai raccolti.

Gli effetti sul cibo

Anche per questo ad Aprile 2022 abbiamo iniziato a parlare di crisi del grano: l’India ne ha bloccato l’esportazione, causando un’impennata dei prezzi di circa il 6% in tutti i mercati globali. Un quarto dei raccolti mondiali è a rischio se l’agricoltura non si adatta ai cambiamenti climatici, ma forse non può. Almeno, non del tutto.

Un team di ricercatori della Boston University, dell’Università Ca’ Foscari Venezia e della Fondazione CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) ha osservato la capacità di adattamento degli agricoltori negli Stati Uniti ai cambiamenti climatici, definendola “limitata anche nel lungo periodo”.

Cosa possiamo aspettarci dunque per i tropici, dove vive il 40% della popolazione mondiale e dove si prevede un aumento delle temperature estreme maggiore che nelle principali regioni coltivate degli Stati Uniti?

Cosa fare?

Per questo non possiamo più permetterci di aspettare e rimandare, davanti a problemi con sempre un’urgenza “maggiore”. Dobbiamo agire adesso, prima dei 6 anni e 337 giorni che mancano all’aumento degli 1,5 gradi medi globali.

E votare alle prossime elezioni politiche potrebbe essere un buon inizio per cambiare le cose.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui