comunicazione tossica

C’è un tipo di comunicazione tossica – purtroppo diventata comune in Italia, soprattutto nella fascia sopra i 35 – che passa continuamente il messaggio che in questo paese è tutto storto, tutto corrotto, tutto morto e niente cambierà mai. Ho sentito discorsi di un paternalismo odioso provenire da persone adulte che si dicono a sinistra, ad esempio nei confronti degli scioperi dei Fridays for Future: “Dovete sapere, dovete capire, quando crescerete capirete che qua mai niente cambierà”.

Ma la comunicazione tossica è un morbo diffuso, non ce l’ha solo chi vuol fare il paparino non richiesto con i giovani e le giovani che giustamente protestano. Da sinistra ad esempio (e parlo della base) non ci si rende conto che oramai si tratta di un tipo di retorica che non solo non apre gli occhi a nessuno e come tutte le esagerazioni non è reale, ma che contribuisce alla tanto detestata stasi. In che modo? Beh, se in Italia non vale la pena fare niente – all’estero (sempre non ben definito) sì – allora ad esempio perché votare?

Disistimia 

E così dalla comunicazione tossica alla rinuncia ai propri poteri di cittadinə riconosciuti dalla democrazia il passo è breve. Ed è solo uno degli effetti nefasti di questo tipo di comunicazione –ohimè socialmente accettata. È tuttavia quello che ci interessa, dato che siamo sotto elezioni. In psichiatria si parla di disistimia quando una persona crede di essere incapace e si blocca – tanto quel che farà non sarà mai giusto.

Io non lo so quando è cominciata (con il PCI perennemente all’opposizione? Con Tangentopoli?) so che combatto come un Don Chisciotte impotente questo tipo di comunicazione da almeno undici anni. E dire all’altra persona: “Guarda, stai facendo della comunicazione tossica” serve a molto poco, io non lo faccio neanche più perché la gente reagisce male e alcune di queste reazioni mi risuonano ancora dentro. È perché uno ha l’illusione di far della critica sociale quando invece ripete solo un ritornello che passa di bar in bar e che, se continuerà a essere alimentato e spalleggiato, non porterà mai niente di buono.

Poltrone o numeri?

Prendete ad esempio l’enfasi sulle “poltrone”. Quante volte ce l’hanno detto ultimamente sui social: “volete solo le poltrone, pensate solo alle poltrone”. È una parola la cui diffusione di massa in questa accezione la collego al post-Tangentopoli, che tanti danni ha fatto, ai beni materiali e alla fiducia della gente. Analizziamo quindi il simbolo: la poltrona nel mondo occidentale vuol dire potere. Da Montecitorio allo scranno del re al Trono di Spade c’è sempre un luogo che conferisce autorità e potere a chi vi si siede.

“Vuoi le poltrone” quindi vuol dire “ti interessa solo il potere”, l’accezione è incredibilmente negativa. Proviamo però a cambiare parola e sostituiamo “poltrone” con “numeri”. Avere bisogno dei numeri sostanzialmente vuol dire cercare di avere molti candidati seduti sulle poltrone ma non per il potere fine a se stesso, bensì per convincere più persone possibile che la nostra visione del mondo li farà stare meglio in futuro, come noi crediamo. Il loro voto quindi sarà vitale per portare avanti le nostre battaglie nel loro interesse. La vedete la differenza? Noi cerchiamo i numeri, ma la retorica tossica li trasforma in poltrone: una parola cambia l’intero mondo. C’è anche chi, sui social, ci ha accusato di tradimento perché in contesti dove eravamo in minoranza non abbiamo difeso la causa ecologica – ma in democrazia funziona così! Cioè, da una parte “volete le poltrone” dall’altra “siete dei traditori perché non avete abbastanza poltrone per fare qualcosa”.

Li vedete i paradossi a cui porta la comunicazione negativa tossica?

Il potere delle parole

Le parole, carə miə, hanno una loro potenza evocativa e bisogna stare attenti a come le si usa perché modellano l’immaginario attraverso il quale filtriamo il mondo. La lotta alla comunicazione tossica per me equivale alla lotta contro un tumore maligno senza il quale lə sfortunatə che lo ospita vivrebbe meglio e vedrebbe con maggiore obbiettività le cose. Probabilmente agirebbe anche con più assennatezza. Questo non significa che bisogna dire sempre che va tutto bene – questa non è comunicazione positiva, è stupido. Lo preciso perché me lo sono sentito dire: “Ah però in Italia non è tutto rosa e fiori” – chi l’ha detto infatti? E la conversazione procede di esagerazione (tutto schifo) in esagerazione (tutto bello). Ecco prendete la destra ad esempio: anche loro (perché questo morbo non risparmia nessuno) hanno la loro buona dose di comunicazione tossica sull’Italia, ma la traducono in un dito puntato contro la sinistra a prescindere (l’avversario) e in un voler rendere Italy great again (il fine). È un messaggio molto questionabile ma non si può negare che sia propositivo, probabilmente è in questa spinta decisa verso un fumoso fine (e non nel “gli italiani sono tutti fascisti” – per cortesia!) che si annida il loro successo. Sareste stupiti nel constatare quanto il tossico “only in Britain!” (parente del nostro “ah, ma in Italia…”) si è tramutato in “Britain only” è ha portato dritto dritto a un fine definito – la Brexit.

E il nostro messaggio propositivo, il nostro fine in cui crediamo e vogliamo si realizzi, perché risulta sempre soffocato dalla negatività?

 Il nostro messaggio propositivo

Come ho detto in precedenza, l’Alleanza Europa Verde e Sinistra Italiana il 25 settembre c’è e non è vero come scrivono alcuni che nessun partito si sta occupando della crisi climatica e della crisi sociale. Noi sì. Abbiamo una direzione, un verso, una connotazione e abbiamo fatto una scelta di campo. Poi, aldilà delle utopie di ognuno, la politica si fa con i voti: il Partito degli Astenuti il 25 settembre asfalterebbe la coalizione di Centro Destra in un attimo. Sì, ma poi dovrebbe presentare un programma e condividere le idee e “fanno tutti schifo” non sposta niente, come non sposta niente il non-voto di protesta. Noi le idee le abbiamo, le 18 priorità ci sono, i candidati validi ci sono e ci saranno. Dovremo scontrarci con l’invasione dei banner con la faccia di Giorgia Meloni e con la televisione che fino a ieri ha detto – a una popolazione che dopo il 2009 ha un’infarinatura di economia neoliberista ma non di prospettive ecologiche – che le idee di Cingolani erano sensate. Lo faremo credendoci e cercando in ogni modo di passarlo davvero un messaggio propositivo che parta da persone su cui si può contare.

Quindi, per favore, iniziamo a questionarla un po’ questa comunicazione tossica.

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