agrivoltaico

Per essere considerato agrivoltaico, un impianto deve soddisfare due condizioni, secondo le linee guida pubblicate dal MiTe:

  • adottare soluzioni integrative innovative con montaggio dei moduli elevati da terra in modo da non compromettere la continuità delle attività di coltivazione agricola e pastorale;
  • realizzare sistemi di monitoraggio per verificarne l’impatto:
    • risparmio idrico;
    • produttività agricola per diverse tipologie di colture;
    • continuità delle attività delle aziende agricole interessate;
    • recupero della fertilità del suolo;
    • resilienza ai cambiamenti climatici.

Riassumendo: uno strumento innovativo che permette alle imprese agricole di produrre energia consentendo le normali attività per la produzione agricola ed una riduzione dei costi (quelli energetici rappresentano circa il 20% dei costi totali di una azienda del settore).

Caratteristiche e requisiti dell’agrivoltaico

Ci sono colture più o meno adatte ad integrarsi con l’installazione di pannelli fotovoltaici (principalmente per il fabbisogno di luce delle stesse) ad esempio:

  • inadatte: frumento, farro, mais, alberi da frutto, girasole;
  • poco adatte: cavolfiore, barbabietola da zucchero, barbabietola rossa;
  • adatte: segale, orzo, avena, cavolo verde, colza, piselli, asparago, carota, ravanello, porro, sedano, finocchio;
  • mediamente adatte: cipolle, fagioli, cetrioli, zucchine;
  • molto adatte: patata, luppolo, spinaci, insalata, fave.

Alcuni requisiti riguardano la superficie destinata all’attività agricola (almeno il 70% di quanto utilizzato per l’agrivoltaico) e le altezze da terra:

  • 1,3 metri nel caso di attività zootecnica (altezza minima per consentire il passaggio con continuità dei capi di bestiame);
  • 2,1 metri nel caso di attività colturale (altezza minima per consentire l’utilizzo di macchinari funzionali alla coltivazione).

Energia prodotta

Secondo Franco Asuni e Domenico Burrai, Chief business development e Responsabile iniziative Green di White Energy Group, società di Verona di servizi energetici specializzata in consulenza, utilizzando poco più di 37.000 ettari di terreno (che rappresentano lo 0,2% dei terreni agricoli disponibili e l’1,4% della superficie agricola utilizzabile persa negli anni 2000) si possono realizzare impianti per la produzione di 25 GW; inoltre i pannelli fotovoltaici proteggono le colture dagli eventi atmosferici estremi e diminuiscono il fabbisogno idrico delle colture con abbattimenti ulteriori dei costi per le attività agricole

Gli impianti più avanzati potranno accedere agli incentivi PNRR, più di un miliardo di euro, installando poco più di 1 GW e producendo circa 1.300 GWh annui di energia.

Parco Agrisolare

Il decreto “Parco AGRISOLARE” porterà all’installazione di oltre 430 MW di impianti fotovoltaici sulle coperture degli edifici agricoli e zootecnici, senza consumo di suolo, e la produzione sarà destinata anche alla vendita in rete (non solo autoproduzione necessaria alle attività agricole); sono previsti fondi del PNRR per 1,5 miliardi in 5 anni.

Vi è un tetto massimo di spesa per ogni progetto (750.000 Euro) e per ogni beneficiario (1 milione di Euro) ed i finanziamenti in conto capitale sono previsti su una percentuale delle spese effettivamente sostenute che varia, a seconda delle Regioni, dal 40% al 50% (per le Regioni meno sviluppate); fra gli interventi finanziabili ci sono:

  • impianti fotovoltaici sui tetti di fabbricati (inclusi agriturismi);
  • sistemi di accumulo e di colonnine di ricarica elettrica;
  • interventi di rimozione e smaltimento dell’amianto;
  • isolamento termico dei tetti;
  • sistemi di aerazione.

Conclusioni

Il fotovoltaico in agricoltura è un sistema che permette di creare valore addizionale (principalmente come abbattimento di costi) rispettando l’utilizzo dei terreni agricoli; il consumo di suolo, rispettando le linee guida, è minimo e virtuoso.

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