cassa integrazione

I cambiamenti climatici e in particolare l’aumento delle temperature si legano strettamente alle condizioni di milioni d’italiani costretti a lavorare in contesti climatici estremi, come le forti ondate di calore di questi giorni, che possono generare infortuni sul lavoro e peggiorare le condizioni di salute di tanti lavoratori. È per tale motivo che INPS e INAIL hanno pubblicato le linee guida per l’attivazione della Cassa Integrazione Ordinaria (CIGO) in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa a causa delle temperature elevate.

Le imprese potranno ora chiedere all’Inps il riconoscimento della CIGO quando il termometro supera i 35° centigradi. Ai fini dell’integrazione salariale, però, possono essere considerate idonee anche le temperature “percepite”, che notoriamente sono più elevate rispetto a quelle reali. Tra i lavori a rischio, Inps elenca alcune categorie come i lavori di stesura del manto stradale, quelli di rifacimento di facciate e tetti di costruzioni, le lavorazioni all’aperto che richiedono indumenti di protezione, ma anche tutte le fasi lavorative che, in generale, avvengono in luoghi non proteggibili dal sole o che comportino l’utilizzo di materiali o lo svolgimento di lavorazioni che non sopportano il forte calore.

Le patologie da calore sono destinate a crescere fra la popolazione

Le patologie da calore sono definite dall’Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro (INAIL) come condizioni cliniche correlate all’esposizione a elevate temperature ambientali e a ondate di calore e vi rientrano i crampi da calore, le dermatiti da sudore, gli squilibri idrominerali dovuti a perdite idriche causate da sudore e iperventilazione, le sincopi e il classico colpo di calore che accade quando il centro di termoregolazione dell’organismo è gravemente compromesso dall’esposizione al caldo e la temperatura corporea sale a livelli critici. Tra i fattori che, invece, possono favorire l’insorgenza di patologie da calore, rientrano il basso consumo di liquidi, l’eccessiva umidità, l’esposizione diretta al sole, l’attività fisica intensa, l’uso di abbigliamento pesante o un’alimentazione non adeguata.  Alcune patologie croniche aumentano il rischio di effetti avversi del caldo come le malattie della tiroide, l’obesità, patologie cardiovascolari, asma, diabete, malattie renali e anche l’uso di farmaci anticoagulanti e antitumorali.

Come funziona la Cassa Integrazione per il caldo

L’azienda, nella domanda di CIGO, insieme alla relazione tecnica da allegare alla domanda stessa, deve solo indicare le giornate di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa e specificare il tipo di lavorazione in atto nelle giornate medesime, mentre non è tenuta a produrre dichiarazioni che dimostrino l’entità della temperatura. L’INPS acquisirà direttamente i bollettini meteo e valuterà le richieste. Inoltre, indipendentemente dalle temperature rilevate nei bollettini, l’Inps riconosce la cassa integrazione ordinaria in tutti i casi in cui il responsabile della sicurezza dell’azienda dispone la sospensione delle lavorazioni poiché ritiene sussistano rischi o pericoli per la sicurezza e la salute dei lavoratori, compresi ora i casi in cui le sospensioni siano dovute a temperature eccessive.

“Con questo intervento di Inps e Inail” – scrive Fillea, il sindacato edili della Cgil – “ci auguriamo che venga anche superata la scarsa propensione delle aziende ad utilizzare questo strumento, dovuta in parte anche all’incertezza del riconoscimento dell’ammortizzatore da parte dell’Inps. Ora non ci sono più scuse” – prosegue il sindacato – “le informazioni a disposizione dei consulenti e delle imprese sono chiare e precise: il lavoro va fermato in presenza di temperature che superano i 35 gradi o percepite come tali, permettendo così di proteggere la salute e la vita dei lavoratori nei cantieri, nelle cave, nelle fabbriche”.   

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