Una piccola glaciazione

Tra il 1300 e il 1880 il nostro pianeta fu oggetto di un brusco abbassamento delle temperature, realizzatosi in particolare in tre momenti distinti e che è passato alla storia come piccola glaciazione. Le fasi più critiche si registrarono intorno alla metà del  XIV secolo, poi tra il 1570 e il 1710, infine tra il 1790 ed il 1880. Si tratto’ del più importante cambiamento climatico dalla fine dell’ultima “vera” era glaciale, più o meno 11000 anni fa, e colpì duro soprattutto nel nord Europa dove si registrò una temperatura mediamente inferiore di 2 gradi rispetto a quella che si sarebbe registrata nel Novecento. La piccola era glaciale viene oggi considerata come un evento Bond, vale a dire uno degli otto raffreddamenti del clima verificatisi ad intervalli regolari di circa 1500 anni a partire dalla fine dell’ultima glaciazione. Le ragioni hanno probabilmente a che fare con una periodica diminuzione dell’attività della nostra stella, coincidente con una riduzione del numero delle cosiddette macchie solari, a differenza delle glaciazioni vere e proprie dipendenti da variazioni periodiche dell’orbita del nostro pianeta e dell’inclinazione dell’asse terrestre.

I dicei disastri climatici

Marcus Rosenlund nel suo best seller I dieci disastri climatici che hanno cambiato il mondo mette in relazione la piccola glaciazione con una serie di eventi storici di primaria importanza. Tutto il mar Baltico si ghiaccio’ fino allo stretto di Danimarca e parecchi fiumi continentali si congelarono. I ghiacciai si espansero notevolmente provocando la distruzione di interi villaggi e la rovina di molti terreni coltivati. In Finlandia verso la fine del XVII secolo per diversi anni consecutivi i campi non produssero alcun raccolto, la carestia che ne seguì tra il 1695 e il 1697 cancello’ un terzo della popolazione, uccisa dalla fame e dal congelamento. In alcune aree di quel paese furono segnalati casi ripetuti di cannibalismo. Allo stesso modo il brusco abbassamento delle temperature creò nel 1845 le condizioni perché un fungo distruggesse in Irlanda per diversi anni consecutivi  le salvifiche coltivazioni di patate. Almeno un milione di irlandesi ne morirono, stritolati dalla fame. In una società europea prevalentemente agricola, che dipendeva quasi completamente dalla resa dei campi per la propria sopravvivenza, le carestie portarono con sé guerre e conflitti. Il Seicento, il secolo più freddo della piccola era glaciale, vanta un triste record per il numero tuttora ineguagliato di conflitti in Europa, conflitti dove tutto era permesso e la popolazione civile veniva messa a durissima prova.

Piccola Era Glaciale

Questa triste spirale innescata dal cambiamento climatico si era già messa in moto a partire dal Trecento. Non solo conflitti e disordini sociali, le carestie degli anni 1315/1317 furono accompagnate da un’altra terribile calamità, l’epidemia più mortale che abbia mai colpito l’umanità: la peste nera. Anche in questo caso la responsabilità indiretta risiedette nel freddo intenso e persistente di quegli anni, capace di ridurre sensibilmente anche la popolazione di ratti obbligando le pulci, che questi ospitano e che veicolano il batterio responsabile della malattia, a cercare nuovi ospiti: gli esseri umani. Tutto ciò, nonché il caos e l’anarchia che ne seguirono, finirono per scuotere pesantemente la fiducia nelle autorità religiose e nella loro presunta capacità di intercessione. Questo, in assenza di una cultura scientifica, finì per aprire le porte a nuove superstizioni e fanatismi, nella ricerca ossessiva di facili capri espiatori. Si cominciò a vedere ovunque streghe su cui puntare il dito, colpevoli per il freddo polare, i raccolti perduti, il bestiame ammalato e le terribili epidemie. È in questo periodo che i processi e i roghi alle presunte streghe raggiunsero il loro apice, non nel medioevo come si è portati a credere. Tra il XVI e il XVII secolo la caccia alle streghe in Europa costerà la vita a circa 35000 persone. Gli stessi scismi all’interno della chiesa cattolica romana sono coerenti con questa analisi e la situazione generale finì per creare le basi per ulteriori conflitti che ebbero, come detto, durante il Seicento la loro massima concentrazione e la fame come movens principale. In un solo anno, il 1648, si accesero rivolte in Russia e in Francia, scoppiarono guerre civili in Ucraina, Scozia e Inghilterra, mentre nell’impero ottomano il gran visir Ahmed Pasha venne strozzato e fatto letteralmente a pezzi da una folla inferocita. Allo stesso tempo la necessità di finanziare guerre sempre più dispendiose diede una spinta alla colonizzazione, alla ricerca di oro e ricchezze. Il flusso costante di oro dal Nuovo Mondo contribuì al passaggio rapido da un’economia di scambio a quella monetaria che conosciamo oggi con la nascita della Banca d’Inghilterra e della prima banconota moderna nel 1695.

Pane, pace, giustizia!

La riflessione di Rosenlund è semplice, il freddo e la pioggia della piccola era glaciale innescarono una imprevedibile successione di eventi drammatici, con relativamente pochi effetti collaterali positivi (le scoperte scientifiche ebbero un’accelerazione favorendo la successiva industrializzazione ). In una società agricola l’economia dipende direttamente dal clima e questo dovrebbe allertarci non poco. I recenti cambiamenti climatici aggrediranno principalmente, ma non solo, i paesi in via di sviluppo, proprio come nell’Europa del XVII secolo. È lecito aspettarsi, se non si interverrà rapidamente sulle cause di questa spirale perversa, questa volta innescata dalle stesse attività umane, una violenta e insostenibile pressione di masse affamate da sud verso nord, cioè nel senso opposto rispetto a quello della piccola glaciazione. Non è un caso che sia stato il prezzo crescente del pane a divenire il simbolo principale della primavera araba iniziata nel 2010. In Egitto, il maggiore importatore di grano al mondo, la folla esasperata urlava: “pane, pace, giustizia!”.

 

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