mamma

Mia mamma ha un piccolo orto che, fino a l’anno scorso, ha dato buoni frutti e ortaggi enormi, cetrioli a non finire. Quest’anno i cetrioli non ci sono, secondo lei il caldo ha bruciato tutto. Dice che se dura così, dovrà smettere di fare l’orto perché l’alternativa è impiantare una serra nel poco spazio dietro casa e proteggere le piante.

Ecco partiamo da questa piccola osservazione – piccola ma non irrilevante perché la riduzione delle rese agricole è un guaio reale. Si prevede che verso la fine del secolo quel che adesso accade a mia mamma e al suo piccolo orto avverrà su larga scala.

Un sistema caotico

Quando stavo scrivendo la tesi di laurea, sono incappata in un libriccino breve ma intenso che si chiama Piccola lezione sul clima di Kerry Emmanuel. Un oggettino di vitale importanza, divulgativo al punto giusto e che dovrebbe essere letto nelle scuole – tanto se non ricordo male non supera le cinquanta pagine. Una frase mi è rimasta stampata in mente e ve la riporto:

Per comprendere le variazioni climatiche a lungo termine è infatti essenziale essere consapevoli dell’impossibilità di fare previsioni dettagliate, neppure in linea di massima, che vadano oltre qualche settimana. Ciò è dovuto al fatto che il sistema climatico, almeno su scale temporali brevi, è caotico. La proprietà fondamentale dei sistemi caotici è la tendenza delle piccole differenze a ingrandirsi rapidamente.

Quindi ci stupiamo che il clima sia cambiato con quindici anni di anticipo rispetto alle previsioni? Ohimè, purtroppo no.

Mentre scrivo, il Portogallo, la Spagna e soprattutto la Francia sono devastate da incendi come all’inizio del 2020 è stata l’Australia e ce ne siamo scordati tutti per via della pandemia. Ve la metto giù semplice: quando il legno è molto secco, prende fuoco facilmente e – no – spesso non è necessario che per appiccare un incendio arrivi il cattivone con l’accendino che spesso sottintende molti servizi del telegiornale. Era una condizione prevedibile, così come la siccità in Italia. Sono i cosiddetti rischi climatici. Sono anni che leggo saggi e report, che leggo di queste cose e non mi stupiscono.

L’infodemia

Mi stupisce molto invece come i mezzi di informazione mainstream non puntino a creare notizia seria e razionale su queste cose. Al contrario, interessa l’allarmismo. La pandemia ci ha insegnato che questo modo di comunicare è un’arma a doppio taglio e crea chi – giustamente – riconosce la manipolazione emotiva nel modo di porre la notizia, ma fa l’errore di buttare il bambino e l’acqua sporca diventando complottista. “Le parole sono importanti”, diceva il buon vecchio Nanni Moretti e questa confusione comunicativa crea neologismi fumosi come “pandemia climatica”. Che vuol dire? È forse il clima un morbo, un essere vivente che contagia? Un altro, “pandemia energetica”, altro morbo terribile proveniente dalla Russia. Sono espressioni che hanno senso solo a livello mediatico: questa cosa fa paura e la trattiamo come abbiamo trattato la pandemia per farvi paura. Da che mondo è mondo però la paura blocca, e nei pochi casi in cui rende più consapevoli lo fa deprimendo.

Riuscite a vedere il pericolo dietro tutto questo? Il pericolo di far immaginare al pubblico – che giustamente non legge i report come me – cose mistificanti. E se si immaginano cose mistificanti, si immagina un futuro falsato. Se il problema fosse percepito con la dovuta serietà, sarebbe trattato dai media al pari della crescita o della recessione.

Cingolani disse che la transizione ecologica sarebbe stato un “bagno di sangue” a livello economico. È una bella immagine, richiama la mattanza dei tonni, il macello, la guerra in trincea, tutte quelle cose che chi ascolta non vorrebbe mai vedere. Quindi, se mancano gli strumenti per capire se quest’immagine è una mistificazione, la reazione di chi ascolta è “No, allora non facciamola”. Ecco un’immagine di futuro falsata: la transizione ecologica suppone alcuni costi nel presente ma se non viene attuata il vero bagno di sangue sarà più avanti. Nonostante tutta la propaganda sullo scegliere materie scientifiche invece che umanistiche, Cingolani lo sa che le parole creano mondi, chi lavora con le parole e ha una buona cassa di risonanza è come un mago che può scegliere se mostrarti le cose come sono o ricamare con la sintassi un velo da porre fra chi ascolta e la realtà.

La crisi climatica che avanza

Insomma, manca l’acqua e i ghiacciai si sciolgono. Non meno di due anni fa ho scritto un racconto su questo tema. Un mio amico mezzo inglese mezzo italiano ha scritto su Facebook che a Edimburgo oggi c’è caldo quanto a Milano in giugno. Occorre una svolta radicale per quanto riguarda l’energia e Cingolani blocca le auto elettriche, sostiene il nucleare il cui funzionamento (questo forse a chi ascolta i servizi mainstream non è chiaro perché non viene sottolineato) dipende strettamente dall’acqua. Forse non si sta neanche comunicando abbastanza quanto l’acqua rischia di essere un bene raro in futuro. La transizione ecologica non sarebbe un bagno di sangue – affatto – se nel PNRR si fossero investiti più di 900 milioni di euro sulle reti idriche che hanno bisogno di manutenzione, fra le altre cose. O ci si mettesse davvero – come, con tutti i limiti operativi di una federazione, fa la Germania – a pensare a una transizione seria alle rinnovabili.

Chi vogliamo salvare? Il business as usual del presente o la sopravvivenza nel futuro? Quest’estate ci sta dando solo un assaggio di quello che verosimilmente accadrà.

Ma ve la faccio ancora più facile: poniamo che è agosto e vi si rompe il tetto di casa. Per rifarlo ci vogliono – quanto? – 7.000? 15.000 euro? Li avete, ma avevate pensato di comprarci una macchina per andare più velocemente al lavoro. Quella cifra probabilmente non la rivedrete facilmente. Ok, opzione 1: compro la macchina e que sera sera. Però poi l’inverno arriva, il freddo ti rende vulnerabile, ti piove dentro, dovrai spendere dei soldi che non hai, fare debito, vivere in ristrettezza. Opzione 2: riparo il tetto e continuo ad andare al lavoro con i mezzi nonostante ci metta più tempo. Quindi mi adatto a quelle che sarà certamente la situazione climatica futura dovuta al cambio delle stagioni. Il rischio climatico a cui si è esposti (l’inverno) viene così arginato dal tetto rendendomi meno vulnerabile.

Ecco, il nostro governo ha scelto l’opzione 1, noi riteniamo che per affrontare il futuro occorra necessariamente e ora la 2 perché i rischi sono in aumento. Il Machiavelli – che certa politica dovrebbe conoscere bene – diceva che il Principe virtuoso deve sì tener conto che la sfiga è sempre dietro l’angolo, ma per arginarla deve fare come si fa con i fiumi: appunto, costruire delle barriere protettive perché la fortuna colpisca fino a un certo punto. Metafora fluviale, non a caso. Nel capitolo XXV del Principe, Machiavelli notava anche che nella penisola italica i principi si appoggiassero in tutto sulla fortuna, sul futuro nelle mani della sorte, causando rovina. La penisola italica è per lui: “una campagna senza argini e senza alcun riparo”.

Ce lo devono dire dal Cinquecento, come fare a riparare il nostro tetto.

E nel caso ci si trovasse alle urne anticipatamente, come in anticipo sta arrivando il cambiamento climatico rispetto al 2050 stabilito dalle previsioni, bisogna davvero chiedersi se è il futuro con il tetto rotto che vogliamo.

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