economia circolare

La nona edizione dell’Ecoforum è conclusa. Nonostante i tanti recenti allarmi climatici, in campo di economia circolare i nuovi aggiornamenti fanno ben sperare per il futuro.

L’opinione degli Italiani

Primo fra tutti, il supporto da parte degli italiani nei confronti dell’economia circolare e per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è stato confermato dal 70% dei votanti al sondaggio. Tale risultato può essere collegabile sia all’aumento delle bollette sia ad un genuino interesse per l’ambiente e l’ecologia. In ogni caso secondo il 48% degli intervistati, i lavori collegati all’economia circolare, alle rinnovabili ed alla sostenibilità aumenteranno in futuro. Un buon momento per voltare pagina è oggi, visto che il 71% ritiene che la ripresa post-pandemia ed il PNRR possono svolgere il ruolo di spartiacque tra l’approccio inquinante utilizzato fino ad oggi e l’adeguamento dei nostri bisogni ai limiti del pianeta, in modo tale che la nostra società sia più resistente a shock futuri. Il sondaggio è stato presentato da Editoriale Nuova Ecologia e da Ipsos, con la partecipazione di Domenico De Masi.

E degli esperti

Oltre ai cittadini, sono le istituzioni e le società impegnate nell’ambito della sostenibilità a dare sostegno al progetto per un’economia circolare. Il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, ha infatti dichiarato che “‘L’economia circolare è un settore cruciale per il Paese, in grado di creare investimenti, occupazione, economia sul territorio, e generare importanti benefici all’ambiente. Per avvicinarsi all’obiettivo rifiuti zero a smaltimento servono mille nuove impianti di riciclo per rendere autosufficiente ogni provincia italiana, coinvolgendo nella fase autorizzativa i cittadini, le attività produttive e le istituzioni locali attraverso una fase di dibattito pubblico”.

Continua poi il vicepresidente del Kyoto Club, Francesco Ferrante, che segnala “‘È un Paese strano il nostro: con imprese eccellenti nell’economia circolare e scelte politiche in quel campo non all’altezza della sfida. Ad esempio, abbiamo il sistema di raccolta della frazione organica dei rifiuti più avanzato e facciamo invece ancora fatica a superare il Nimby e il Nimto che ostacola realizzazione dei biodigestori indispensabili per trattarlo e produrre biometano e compost. Potremmo e dovremmo emanare i decreti end of waste che consentirebbero il riutilizzo della materia e invece troppo spesso gli amministratori locali pensano di imboccare scorciatoie negative e ricorrere all’incenerimento sprecando risorse”.

I dati

In fatto di differenziazione dei rifiuti e riciclo degli stessi, i risultati variano da regione a regione, con alcune nettamente più attente di altre. Soprattutto, un elemento alle volte ignorato è la presenza di impurità all’interno della differenziata, dove per esempio la presenza di materiale non compostabile nell’organico rovina la qualità dello stesso e può essere un problema per il gestore dell’impianto di riciclo. Il materiale più presente tra le impurità riscontrate è la plastica, forse a causa della presenza spasmodica della stessa all’interno delle confezioni per il consumo immediato di cibi e che viene poi buttato insieme ai residui. Ad ogni modo, quando la raccolta avviene con il Porta a Porta (PAP) le impurità sono mediamente inferiori al 5% con percentuali che tendono a raddoppiare quando le modalità della raccolta sono miste (PAP e stradale) o solo stradali (rispettivamente 8,7% e 9,9%). Insomma, c’è ancora spazio per miglioramenti da parte di istituzioni e cittadini.

La speranza

Oltre che nell’impegno personale per differenziata ed altri progetti verdi, confidiamo che un tale supporto da parte degli italiani per l’economia circolare si traduca nelle prossime elezioni in sostegno per partiti politici come Europa Verde, che da tempo si batte per la realizzazione di questi obiettivi. Il superamento degli ostacoli posti dalla politica può essere ottenuto solamente con un cambiamento all’interno della politica stessa. Mentre alcuni partiti di sinistra continuano a promettere la transizione energetica per poi rimanere nell’inerzia e nell’immobilismo (greenwashing politico), ed altri spingono insieme alle destre per l’energia nucleare, Europa Verde ha inquadrato i progetti necessari per una vera e propria transizione. Manca ora solo l’occasione di dimostrarlo, augurandosi che anche l’Italia si unisca al cambiamento come stanno facendo in Germania con Die Grünen ed in Francia con NUPES.

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