plastica

Liberare la natura dalla plastica è una sfida da cogliere collettivamente se vogliamo salvare la nostra salute e quella del Pianeta. I dati più recenti forniti dalla comunità scientifica sono sempre più allarmanti, soprattutto per le microplastiche alle quali siamo fortemente esposti più di quanto pensiamo: si stima che con l’esposizione cumulativa dall’aria, acqua, sale e frutti di mare, adulti e bambini potrebbero ingerire da dozzine a oltre 100mila microplastiche ogni giorno. La lotta alla plastica in natura ha bisogno di un impegno collettivo, meglio se guidato da chi ha la funzione di gestire direttamente la vita dei cittadini.

L’inquinamento invisibile delle microplastiche

La distribuzione e l’abbondanza di macro e microplastiche nel mondo sono così estese che molti scienziati le usano come indicatori chiave del periodo recente e contemporaneo definendo una nuova epoca storica: il Plasticene. Si pensa che ormai esista un vero e proprio “ciclo globale delle microplastiche”, al pari di quello del carbonio o di altri elementi terresti. Una “plastificazione” del Pianeta con le particelle di plastica che passano dalle strade e dagli oceani all’atmosfera attraverso i venti, per poi tornare ai suoli, ai fiumi, laghi e mari attraverso la pioggia e la neve. Una crescente letteratura scientifica riporta la presenza e gli impatti delle microplastiche sugli organismi, soprattutto in mare, che è ad oggi l’ambiente più impattato.

Il Mar Mediterraneo è una delle aree più colpite dall’inquinamento da plastica. Il nostro bacino, infatti, è un hotspot di concentrazione delle plastiche in mare. Secondo una recente analisi nel Mar Mediterraneo ogni anno finiscono 229mila tonnellate di plastiche, l’equivalente del contenuto di 500 container scaricati in acqua ogni giorno. Il nostro Mare purtroppo detiene anche un triste primato: nelle sue acque si trova la più alta concentrazione di microplastiche mai misurata nelle profondità di un ambiente marino: 1,9 milioni di frammenti per metro quadrato. Più della metà di questa plastica proviene da soli 3 Paesi: il 32% dall’Egitto, il 15% dall’Italia e 10% alla Turchia. Molte città che affacciano sulle coste del Mediterraneo hanno un ruolo chiave nella prevenzione della dispersione della plastica nel mare: le attività costiere e una gestione inefficiente dei rifiuti peggiorano ulteriormente nel periodo estivo a causa dell’aumento dei flussi turistici e delle relative attività ricreative, e sono infatti tra le principali fonti di immissione della plastica in mare. Basti notare che tra le prime 10 città più inquinanti del Mediterraneo ben 5 sono italiane (Roma- che detiene il primato assoluto-Milano, Torino, Palermo e Genova).

Nuovi studi dimostrano però la presenza delle microplastiche anche nell’uomo, sottolineando l’importanza e l’urgenza di ridurre l’esposizione umana a questo contaminante così pervasivo e capirne gli impatti sulla salute, prima che sia troppo tardi. Le microplastiche sono state infatti ritrovate nelle feci umane, di adulti e di bambini, provando così la nostra capacità di espellerle, ma il loro recente rinvenimento nelle aree profonde dei polmoni ne evidenzia invece la persistenza e il rischio di bioaccumulo. Le microplastiche sono state trovate anche nella placenta e nel sangue, suggerendo la loro capacità di passare le barriere tra tessuti e di diffondersi potenzialmente in tutto il corpo attraverso il sistema circolatorio. Tuttavia, i rischi e gli effetti ecotossicologici delle microplastiche sugli organismi, come anche le implicazioni ecologiche, non sono ancora del tutto chiari e la comprensione del loro impatto è di notevole complessità a causa delle diverse proprietà fisico-chimiche che rendono le microplastiche fattori di stress multiforme.

Il progetto WWF Plastic Smart Cities

Per cercare di arginare questo problema, in questi anni è nato il progetto globale del WWF Plastic Smart Cities, che mira a fare delle città dei centri di soluzione per implementare le migliori pratiche volte a prevenire, ridurre e gestire la plastica sempre più come risorsa e non come rifiuto.

In Italia il WWF sta collaborando con Venezia, prima città italiana a far parte dei Plastic Smart Cities: il progetto ha portato alla definizione di un piano d’azione, in via di approvazione, sviluppato dal Comune di Venezia con le partecipate Gruppo Veritas (la principale multiutility del Veneto) e Gruppo AVM (Azienda Veneziana della Mobilità) ed il supporto del WWF, che include attività mirate a contrastare la dispersione di plastica in natura. Ogni anno, nell’intera Città metropolitana di Venezia, Veritas raccoglie 24.000 tonnellate di plastica (6.000 tonnellate nel solo territorio comunale di Venezia). Due terzi di queste 24.000 tonnellate sono bottiglie di plastica, che messe insieme occuperebbero un volume in grado di riempire due stadi di San Siro.

Il Comune di Venezia con questo progetto è quindi entrato a far parte delle città virtuose del Mediterraneo, in rete con altre 5 città costiere – Dubrovnik e Trogir (Croazia), Smirne e Çesme (Turchia), Tangeri (Marocco). Il progetto culminerà in un evento pubblico nel quale il Comune di Venezia presenterà le attività compiute finora e gli impegni presi nella lotta contro l’inquinamento da plastica. Si discuterà su come diminuire l’utilizzo di imballaggi monouso e non necessari, promuovere l’utilizzo dell’acqua potabile da rete idrica, e il miglioramento della quantità e qualità della raccolta differenziata, così come il coinvolgimento di settori economici e dei cittadini.

Gli Ecotips

Cuciniamo nella plastica, indossiamo plastica, ci laviamo e trucchiamo con la plastica e dormiamo su materassi di plastica: possiamo cambiare tutto questo con alcuni semplici accorgimenti e contribuire a ridurre il consumo e l’immissione di altra plastica in natura. Come migliorare la situazione nel nostro quotidiano? Per rispondere a questa domanda, il WWF ha elaborato gli ecotips, un elenco di suggerimenti che variano da come scegliere i contenitori per il microonde ai prodotti per la pulizia della casa.

Prendiamo ad esempio i cosmetici: non tutti sanno che i glitter del make-up sono microplastiche. Molti cosmetici cosiddetti leave-on (come fondotinta, eyeliner, mascara, rossetti, ombretti, deodoranti, lozioni per il corpo e smalti per unghie) li contengono per donare luminosità e una texture piacevole. Una volta rimossi finiscono nello scarico di lavandini e docce e da lì nell’ambiente, dove possono essere ingeriti dagli organismi acquatici oppure rimanere nell’ambiente per decenni.

La battaglia per contenere l’inquinamento da plastica sicuramente non deve basarsi però solo sul consumo: per questo è importante portare avanti un forte lavoro di advocacy sulla produzione, introducendo proposte cruciali come la plastic tax, o vietando imballaggi e prodotti monouso di plastica. Come può un materiale praticamente indistruttibile continuare ad essere concepito come usa e getta?

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