TPAN

Una settimana dopo la prima riunione degli Stati parte del Trattato di Proibizione delle armi nucleari (TPAN[1]), il Guatemala è diventato il 62° Paese ad aderire a questo storico accordo. infatti Mario Búcaro, ministro degli Esteri del Guatemala, in compagnia degli ambasciatori di altri Paesi dell’America Centrale, (che hanno tutti già ratificato il TPAN), ha depositato lo strumento di ratifica del Paese presso la Segreteria Generale delle Nazioni Unite durante un evento tenutosi a New York il 13 giugno.

Grazie alla ratifica del Guatemala, avvenuta grazie all’approvazione del Congresso guatemalteco il 2 marzo 2022, l’America Centrale è diventata la prima regione ad aderire interamente al Trattato. Infatti i sette Paesi dell’America Centrale – Belize, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Panama – hanno sostenuto con forza il trattato già dal 2016, nel corso di una riunione del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite a Ginevra. In seguito alla ratifica del trattato, il governo del Guatemala ha dichiarato: «Un passo importante verso un mondo libero da armi nucleari. La sicurezza collettiva può essere raggiunta solo attraverso la proibizione e la totale eliminazione delle armi nucleari».

María Eugenia Villareal, accademica e attivista del Guatemala che rappresenta la Rete latinoamericana per la sicurezza umana (SEHLAC) nel gruppo direttivo internazionale dell’ICAN, nel congratularsi con il Guatemala e con tutti gli altri Stati dell’America centrale per questo storico traguardo, ha affermato: «Sono felicissima che l’America Centrale sia diventata la prima intera regione ad aderire al TPAN. Gli Stati di questa regione stanno aprendo la strada verso un mondo libero da armi nucleari. Bravi! Le armi nucleari sono una minaccia globale. Devono essere totalmente abolite».

La conferenza a Vienna

Nel frattempo in Austria, dal 21 al 23 giugno, a Vienna per iniziativa dell’International Campaign for the Abolition of Nuclear weapons (premio Nobel per la Pace 2017), assieme all’International Physicians for the Prevention of Nuclear War (premio Nobel per la Pace 1985), si terrà la conferenza dell’ONU sul trattato per l’abolizione delle armi nucleari. Il TPAN è in vigore dal 22 gennaio 2021, al termine dei 90 giorni previsti dopo la 50esima ratifica. L’Italia sarà l’unica dei quattro paesi dell’Unione Europea che ospita testate nucleari NATO sul proprio territorio a non partecipare, neanche come Stato osservatore, alla Prima Conferenza degli Stati Parti del Trattato per l’abolizione delle armi nucleari, e questo nonostante lo scorso 18 maggio 2022 la Risoluzione approvata dalla Commissione Esteri della Camera dei Deputati impegnava il Governo «a valutare la partecipazione dell’Italia come Paese osservatore alla Prima Riunione degli Stati Parti del Trattato di proibizione delle armi nucleari (TPNW)».

Germania, Olanda e Belgio hanno già dichiarato la loro presenza come Stati osservatori, insieme ad Australia e Norvegia, anche loro membri della Nato. Purtroppo il governo italiano sembra, che almeno nell’immediato futuro, non sarà interessato a ratificare il TPAN.

Che succede in Italia?

Infatti, il 17 giugno, è arrivato all’aeroporto militare di Ghedi, in provincia di Brescia, il primo cacciabombardiere F-35 che può trasportare testate nucleari. L’Aeronautica Militare l’ha destinato al gruppo dei “Diavoli Rossi” nell’ambito del 6° stormo. Non mancano le proteste di cittadini italiani, ai quali si è aggiunta anche l’Assemblea Generale dei vescovi italiani che ha ripreso e rilanciato nel suo messaggio finale l’appello di oltre 40 associazioni e movimenti cattolici per chiedere al governo italiano di ratificare il TPAN. Non mancano le proteste neanche tra i parlamentari, infatti il 20 giugno è arrivata a Vienna l’onorevole Laura Boldrini, prima firmataria della recente risoluzione sulle armi nucleari adottata dalla Commissione Esteri della Camera dei Deputati, per partecipare alla Conferenza internazionale dei Parlamentari. L’On. Boldrini ha dichiarato:

«Finché ci saranno armi nucleari non saremo mai al sicuro. Sono invece molto dispiaciuta che l’Italia non abbia firmato il Trattato e che – a differenza di altri paesi, inclusi alcuni membri della Nato come Germania e Norvegia – non partecipi neanche alla Conferenza in veste di paese osservatore, come sollecitato in una Risoluzione a mia prima firma approvata da tutta la maggioranza in Commissione Esteri. È comunque un segno di attenzione, se pure a mio avviso insufficiente, che l’Italia partecipi a un’iniziativa a latere, che riguarda gli impatti umanitari delle armi nucleari. Il mio impegno andrà avanti».

In Italia il Parlamento italiano finora si è rifiutato di ratificare il TPAN, nonostante l’impegno di associazioni come Wilpf Italia e Disarmisti esigenti, membri ICAN, impegnate da almeno 10 anni insieme nella campagna per la denuclearizzazione e per la ratifica del TPAN da parte del nostro paese, e nonostante la sottoscrizione del “Parliamentary Pledge” da parte di centinaia di parlamentari italiani, le 10.000 firme raccolte e la mozione della senatrice De Petris per presentare la richiesta di ratifica.

[1] Il trattato per la proibizione delle armi nucleari, o trattato per la proscrizione delle armi nucleari o trattato per la messa al bando delle armi nucleari, TPNW, è il primo trattato internazionale legalmente vincolante per la completa proibizione delle armi nucleari, rendendole illegali, in un percorso verso la loro completa eliminazione. È stato adottato da una conferenza delle Nazioni Unite il 7 luglio 2017, aperto alla firma a New York il 20 settembre 2017; entrata in vigore il 22 gennaio 2021, ovvero 90 giorni dopo la ratifica di almeno 50 stati.

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