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A causa della sua forte dipendenza dal petrolio, quello del settore aereo è tra i più grandi responsabili della crisi climatica, ed inoltre il settore europeo fruisce di numerosi benefici nel mercato delle emissioni dell’UE dalla quale ha ricevuto più di 30 miliardi di euro di fondi pubblici per la ripresa post-Covid. Nonostante questo però vi sono varie compagnie aeree che non si stanno impegnando a diminuire le proprie emissioni e per cominciare una vera transizione energetica.

Questo è emerso dal nuovo rapporto, commissionato da Greenpeace Central and Eastern Europe (CEE), intitolato Flying towards climate failure, tradotto “Volando verso il fallimento climatico”. Nel rapporto si evince come 7 delle principali compagnie aeree europee, Lufthansa, Air France-KLM, International Airlines Group (IAG), Ryanair, easyJet, SAS e TAP Air Portugal, non abbiano adottato misure adeguate al fine di ridurre le emissioni di gas serra in linea con l’Accordo di Parigi. Infatti solo nel 2019 queste compagnie europee sono state responsabili da sole di 170 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra, più delle emissioni annuali totali dei paesi scandinavi, Norvegia, Svezia, Danimarca e Finlandia, unite insieme. Queste inoltre, nonostante i benefici di cui godono da parte dell’UE, hanno ridotto il proprio tasso di occupazione infatti Greenpeace dichiara:

In media, le compagnie aeree europee hanno ridotto la propria forza lavoro del 14% tra il 2019 e il 2020.  Nessuno dei gruppi di compagnie aeree analizzati si è impegnato a mantenere i dipendenti, nonostante il sostegno finanziario pubblico. Le riduzioni non sono state accompagnate da un maggior impegno a favorire l’occupazione nel periodo post-Covid COVID né è stato facilitato il reinserimento dei dipendenti in cassa integrazione. Non è previsto che la forza lavoro riprenda crescere e e alcune compagnie aeree hanno persino annunciato un’ulteriore diminuzione del numero di dipendenti. I primi dati disponibili per il 2021 per alcune aziende mostrano che il personale è stato ridotto ancor di più.[2]

Greenwashing invece di reali misure

Invece di puntare su una reale transizione ecologica, queste compagnie preferiscono puntare sul greenwashing e su soluzioni false e inefficaci, come la compensazione di CO₂ o i cosiddetti “combustibili sostenibili per l’aviazione”, o irrealistiche in tempi brevi, come gli aerei elettrici, ma nessuna di loro punta davvero ad azzerare le proprie emissioni. Per quanto riguarda i combustibili sostenibili il caso di Air France-KLM dimostra come solamente lo 0,08% del combustibile utilizzato è sostenibile. Senza considerare che non tutto il SAF ha un impatto ambientale nullo, infatti questo spesso è prodotto a partire da semi oleosi e, in particolare, dall’olio di palma, e sappiamo il rischio di deforestazione collegato a queste coltivazioni. Se ne deduce quindi come i combustibili sostenibili rappresentino solo una soluzione falsa, poiché non sono in grado di rispondere ai bisogni del settore aeronautico. Infatti secondo l’International Energy Agency, nel 2040 il 19% dei combustibili usati dalle compagnie aeree sarà sostenibile, ma questo lascerà un impiego di combustibili fossili pari all’81%, e non è una soluzione accettabile per l’ambiente. Sul fronte del greenwashing le compagnie ingannano i propri passeggeri presentandosi come campionesse della sostenibilità. Per esempio Ryanair, con il suo slogan “la compagnia con le tariffe e le emissioni più basse d’Europa”. Oppure Iberia, che si è dipinta di verde sponsorizzando la COP25 di Madrid nel 2019. Una delle operazioni di greenwashing è quella di piantare alberi con l’obbiettivo di compensare le emissioni dei voli, tuttavia una recente inchiesta condotta da Greenpeace e The Guardian ha sollevato seri dubbi sulla capacità dei progetti di riforestazione di compensare tali emissioni come dichiarato invece dalle compagnie aeree. Federico Spadini, responsabile della campagna trasporti di Greenpeace Italia, ha dichiarato:

Con la sua forte dipendenza dal petrolio, il settore aereo è tra i grandi responsabili della crisi climatica, ed è anche tra quelli meno impegnati a ridurre le emissioni e a intraprendere una reale transizione energetica.  Con il loro greenwashing fatto di false soluzioni, le compagnie aeree europee continuano a mantenere il settore dei trasporti dipendente dai combustibili fossili e al tempo stesso cercano di nascondere al pubblico e ai passeggeri le loro emissioni sbalorditive, la mancanza di obiettivi climatici credibili e di soluzioni per ridurre gli impatti dei voli aerei.

Cosa fare?

Greenpeace spiega che le ompagnie aeree dovrebbero sviluppare dei piani realistici per la decarbonizzazione entro il 2040. Questo significherebbe anche ridurre il numero di voli, infatti la ONG calcola che un terzo delle 250 tratte a breve raggio più frequentate potrebbe essere rimpiazzato da collegamenti ferroviari, e inoltre il 30% dei viaggi di lavoro dovrebbe essere sostituito da meeting virtuali. In questo modo l’Europa risparmierebbe 8 milioni di tonnellate di carburante all’anno. All’Unione Europea invece viene chiesto di non concedere più benefici a un settore così inquinante e dipendente dal petrolio. Noi come singoli cittadini invece pensando alle vacanze estive potremmo rinunciare all’aereo optando per il treno, e inoltre dovremmo essere critici nei confronti di quelle pubblicità ingannevoli delle compagnie aeree che in realtà fanno solo greenwashing. A tal proposito Greenpeace, sostenuta da più di trenta organizzazioni internazionali, ha lanciato la petizione “Stop alla pubblicità delle aziende inquinanti”, che ha bisogno di raggiungere un milione di firme entro ottobre per portare la proposta di legge davanti alla Commissione europea.

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