lobby fossile

La lobby del fossile all’attacco

Qualche giorno fa, abbiamo esultato insieme a voi per il voto del parlamento europeo che rigettava l’emendamento delle lobby del fossile e dell’industria automobilistica, e confermava il blocco dal 2035 delle vendite di auto a motore endotermico (benzina, diesel e gpl).

È importante però considerare anche quante insidie ci fossero dietro quel voto, in modo anche da capire come procedere in futuro per portare avanti la tesi ecologica ed evitare gli ostacoli posti da coloro che hanno in mente solamente il profitto e lo sfruttamento delle risorse di questo pianeta. Pare cospirazione, ed invece la parola chiave è “Lobbismo”.

Dietro all’emendamento del Ppe, ossia del gruppo più numeroso e più vecchio del Parlamento Europeo, c’era infatti quella ben oliata lobby formata da una rete di conoscenze che permettono alle aziende di suggerire agli orecchi dei politici.

In questo caso, però, invece che di semplice mormorio, un articolo de Il Fatto Quotidiano parla addirittura di “tsunami di lobbying”, spiegando che all’interno della cosiddetta “maggioranza Ursula” (riferito alla Von der Leyen, odierno Presidente della Commissione Europea) si siano opposti i gruppi Socialisti, Verdi e Sinistra votando insieme ai Conservatori per avvallare l’emendamento di greenwashing, spaccandosi essenzialmente dal gruppo di “governo” in un modo simile all’evento di qualche settimana fa accaduto in Consiglio Comunale a Milano.

50 appuntamenti con i gruppi industriali

Nei mesi prima del voto, il partito del relatore tedesco Liese ha avuto ben oltre cinquanta appuntamenti con i grandi gruppi industriali, tra cui i produttori d’acciaio che rappresentano l’ArcelorMittal, la Confindustria Tedesca, la ThyssenKrupp, la lobby Europea del petrolio (tra i cui membri figurano ENI, Shell e Total), l’associazione delle industrie chimiche tedesche, e così via.

Il Fatto Quotidiano continua poi riportando che, stando alle richieste di tutti questi appartenenti a ben determinate lobby, non solo non si arriverebbe allo stop della vendita in tempi stretti, ma addirittura non si arriverebbe nemmeno ad un dimezzamento delle emissioni in generale come richiesto dal “Fit for 55” entro il 2030. Invece, se le richieste di tali gruppi di potere venissero soddisfatte, si calcolerebbe un aumento delle emissioni del 30%.

Tra le altre richieste, compaiono quelle riferite alle tasse sull’inquinamento ed all’ETS, il sistema di crediti europeo per “l’acquisto” del diritto ad inquinare da parte delle industrie (importo che viene poi utilizzato dall’Europa per finanziare progetti per ri-catturare l’anidride carbonica emessa a seconda dell’ammontare acquistato).

Tali tentativi di intromettersi tra le richieste dei cittadini nei confronti dei propri politici non fanno di certo onore a tali aziende e tali settori, soprattutto in virtù del, tante volte menzionato, lauto anticipo che le riforme europee offrono appunto per dare la possibilità di adattarsi a nuove regole di mercato.

Già con tali riforme, la trasformazione dell’industria e della manifattura procede lentamente rispetto alle sfide climatiche future, che richiederebbero cambiamenti molto più repentini di produzione di energia e di riduzione delle emissioni.

Ma i due co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli ed Eleonora Evi, spiegano che una parte della politica, alla fine, fa il gioco di lobby ben precise:

“Continuano a dire, che lo stop al motore endotermico causerà un disastro. Eppure si tratta degli stessi partiti che hanno consentito aiuti di stato ad aziende che hanno poi delocalizzato, lasciando nella disperazione migliaia di lavoratrici e lavoratori. Come ecologisti, siamo stanchi di sentir dire a persone come il Ministro Giorgetti che la conversione sarà dolorosa. I 56 mila decessi che, secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, sono causati ogni anno dallo smog non sono forse dolorosi? Ormai è evidente: si delinea uno spartiacque per le prossime elezioni. Da una parte, l’esercito dei fossili, dall’altra un sostegno incondizionato alla giustizia climatica e sociale, che passano indubbiamente per l’innovazione”.

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