Tutankhamon

Era il 26 novembre 1922, più o meno cento anni fa, quando ebbe luogo il più famoso botta e risposta della storia dell’archeologia: “Vede qualcosa?” chiese lord Carnavor. “ Si, cose meravigliose..” rispose Howard Carter, passato alla storia come lo scopritore della tomba del faraone Tutankhamon nella celebre Valle dei Re in Egitto. I due si trovavano di fronte alla porta del sepolcro: “Anzitutto proprio di fronte a noi c’erano tre grandi giacigli dorati, con i fianchi a forma di animali mostruosi dal corpo curiosamente assottigliato, data la loro funzione, ma con le teste di un sorprendente realismo. Animali strani in ogni caso, ma come li vedemmo noi in quel momento, luccicanti nelle tenebre al chiarore della torcia elettrica, come sotto un riflettore, le loro ombre grottesche proiettate sulla parete, essi apparivano quasi terrificanti”.

Ancora oggi le parole di Howard Carter elettrizzano e sono cariche di fascino e di mistero. Carter e lord Carnavor si trovavano in realtà solo nell’anticamera del sepolcro e sarebbe passato più di un anno di maniacale catalogazione di ogni reperto prima che venisse aperta la camera funeraria vera e propria, contenente ben quattro sarcofagi, uno dentro l’altro, come una gigantesca matrioska. Il più esterno era ricavato da un unico blocco di quarzite gialla, ne seguivano altri due con decorazioni antropomorfe e ricoperti da una lamina d’oro che racchiudevano l’ultimo, quello più famoso, in oro massiccio, ulteriormente arricchito con pietre preziose, raffigurante il faraone che stringe lo scettro e il flagello e indossa il tipico copricapo regale con strisce d’oro e lapislazzuli.

Oggi sappiamo che Tutankhamon, nato Tutankhaton, era il figlio del faraone eretico Akhenaton e di sua sorella Tiye. Akhenaton aveva trasferito la capitale a  Tell el Amarna e aveva abbandonato il culto tebano di Amon in favore del culto di Aton. Alla sua morte il figlio, probabilmente sotto la pressione della potente casta dei sacerdoti, ripudiò l’eresia del padre e cambiò il suo nome da Tutankhaton a Tutankhamon. Sebbene la moglie di Akhenaton fosse Nefertiti, Akhenaton avrebbe concepito Tutankhamon come detto con la sorella Tiye, cosa che spiegherebbe la fragilità del corpo del ragazzo, in particolare una evidente deformità dell’arto inferiore, il cosiddetto piede equino. Nella tomba furono infatti trovati numerosi bastoni da passeggio, senza i quali presumibilmente il giovane faraone non era in grado di camminare.

Tutankhamon morì tra i 18 e i 20 anni di causa non certa, se infatti da una parte risulta una frattura traumatica dell’osso della gamba sinistra dall’altra la mummia mostra un’evidentissima puntura di zanzara sulla guancia sinistra e le analisi del DNA hanno dimostrato che aveva contratto la malaria. Una minuscola zanzara potrebbe dunque aver innescato uno degli eventi più famosi della storia, così come un’altra minuscola zanzara ha sicuramente innescato un altro mito, quello della maledizione che avrebbe portato rapidamente alla morte i profanatori della tomba del giovane faraone.

A metà degli anni Trenta se ne contavano già ventuno. In realtà l’unico a rimetterci le penne fu lord Carnavor, ricco appassionato di archeologia e finanziatore dell’impresa, morto nell’aprile del 1923, pochi mesi dopo l’ingresso nella tomba, a causa di una puntura capace di innescare prima un’infezione e poi una polmonite letale. Tuttavia l’idea della maledizione venne silentemente alimentata e si rivelò nel tempo un ottimo volano pubblicitario. In generale la scoperta della tomba di Tutankhamon fu gestita con un’ottica molto moderna, tesa a valorizzare (il valore della scoperta era comunque assoluto e indiscutibile) e a comunicare con grande enfasi ogni singolo passaggio della campagna di scavo.

D’altra parte Carter (morto nel 1939 a 64 anni di causa naturale) mise insieme con grande anticipo sui tempi e con grande intuizione una vera e propria equipe multidisciplinare, di cui facevano parte specialisti molto distanti tra loro. Si andava dal fotografo al chimico, dal medico al botanico. Il modo di lavorare nel corso delle indagini fu sempre molto accurato e Carter fu uno studioso molto meticoloso, sebbene egli ebbe grande intuito nel capire il peso e l’importanza della stampa e dell’informazione, nonché del traino mediatico di cui si può godere se una storia in ogni caso bellissima è arricchita di elementi che possano aumentarne l’appeal presso il grande pubblico, più interessato a un cercatore di tesori che a un archeologo stanco e impolverato. Per qualcuno fu l’inizio della perdita di innocenza dell’archeologia, con buona pace delle nostre due zanzare.

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