donne

“Se si usasse mandare le bambine a scuola e insegnare con metodologia come si fa con i bambini, imparerebbero e capirebbero le difficoltà e le sottigliezze così bene come i maschi”. A scrivere è Christine de Pizan, italiana naturalizzata francese, che tra il 1404 e il 1405 diede alla luce Le livre de la cité des dames, tradotto La città delle dame, un’opera antesignana del movimento protofemminista nel quale si affermava con convinzione che l’esclusione delle donne dall’istruzione e il loro relativo isolamento erano la causa della supposta e risibile tesi che sosteneva una sorta di inferiorità biologica di queste ultime.

L’autrice

Cristina da Pizzano, il nome alla nascita di Christine, nacque a Venezia nel 1364 ed è riconosciuta in Europa come la prima scrittrice di professione oltre che la prima storica laica, ben quattro secoli prima della più celebre Madame de Stael. Il padre era originario di Pizzano, un borgo vicino Bologna presso la cui Università si era laureato in Medicina, orientandosi poi soprattutto alla pratica dell’astrologia, cosa che lo portò prima a Venezia e poi addirittura alla corte dell’allora re di Francia Carlo V, detto il saggio, dove di fatto Cristina ricevette la sua formazione, crescendo in un ambiente di corte stimolante e intellettualmente vivace.

Si sposò a quindici anni con l’uomo che il padre aveva scelto per lei, il notaio e segretario del re Etienne de Castel, a cui fu però molto legata e dal quale ebbe tre figli. Etienne morì durante un’epidemia dopo soli dieci anni di matrimonio e Christine lo rimpianse spesso nei suoi scritti e nelle sue poesie. Le cose andarono di male in peggio con la morte sia del padre che  del re di Francia, lasciandola di fatto senza alcuna protezione, in una situazione molto precaria dal punto di vista finanziario e con un carico familiare importante. Christine però dopo aver sperimentato una lunga fase depressiva trovò la forza di riorganizzare la propria vita compiendo una scelta molto coraggiosa per quei tempi, quella di non risposarsi e di non entrare in convento, cosa ritenuta sconveniente dopo la vedovanza e che la esponeva all’accusa di avidità e di lussuria. Divenne invece un’apprezzata calligrafa nonché una letterata di professione, lottando per quasi 14 anni con le più svariate preoccupazioni, sia finanziarie che legali, se non di salute: “Allora diventai un vero uomo, non è una favola, capace di condurre le navi”.

L’opera

Le livre de la cité des Dames è la sua opera più famosa e fu scritto in risposta ad alcune opere di Giovanni Boccaccio e Jean de Meung, intrise di misoginia: “Sembrano tutti parlare con la stessa bocca, tutti d’accordo nella medesima conclusione, che il comportamento delle donne è incline a ogni tipo di vizio”. Nella sua opera Cristina immaginò di racchiudere in una città ideale fortificata  le donne virtuose del passato, alcune delle quali rappresentavano un fulgido esempio del ruolo creativo e ad altissimo potenziale offerto nella società, come quello di Semiramide e Didone, fondatrici rispettivamente di Babilonia e di Cartagine, o delle poetesse Saffo, Proba, Novella, Ortensia e altre. Il libro ebbe una discreta diffusione avviando in quel lontano XV secolo la lunga querelle des femmes, ossia la riflessione e il dibattito sulla natura della donna e sulla relazione dei sessi, battendo forte in particolare sul tema dell’istruzione femminile: “una donna intelligente riesce a fare di tutto e anzi gli uomini ne sarebbero molto irritati se una donna ne sapesse più di loro”.

La città delle Dame trovò terreno fertile in particolare a Venezia, la città lagunare infatti anche a causa della sua conformazione, che rendeva meno netti i confini tra case e piazze e che metteva a stretto contatto lo spazio pubblico con quello domestico, aveva reso “visibile” la donna intrecciando la sua vita con il contesto urbano. Qui, più che altrove, le donne lavorarono e lottarono accanto agli uomini o difendendosi da essi con l’obiettivo di costruire una città a più voci, raggiungendo il riconoscimento sociale anche se non professionale per le donne dei ceti più elevati. A Venezia si diffusero circoli culturali e sociali guidati da donne e lo status femminile conobbe un lento ma progressivo avanzamento. La lezione di Christine de Pizan fu raccolta e elaborata nel capoluogo veneto in particolare da Moderata Fonte autrice del Merito delle donne: ove chiaramente si scuopre quanto siano elle più degne, e più perfette de gli huomini e da Lucrezia Marinelli con il suo la nobiltà e l’eccellenza delle donne e i difetti e i mancamenti degli uomini, dove si affermava di fatto, ribaltando un assioma, una sostanziale superiorità della donna sull’uomo.

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