Smog Europa
Smog Europa

L’avvocata generale della Corte di giustizia Ue, Juliane Kokott, ritiene che gli Stati membri possano essere ritenuti responsabili di danni alla salute causati dallo smog, quindi dall’inquinamento atmosferico eccessivo e che “una violazione dei valori limite fissati dal diritto dell’Unione per la protezione della qualità dell’aria può dar luogo a richieste di risarcimento”, dal momento che i valori limite dell’Ue e gli obblighi degli Stati membri di migliorare la qualità dell’aria sarebbero preordinati a proteggere la salute umana e a conferire diritti ai singoli.

Il pronunciamento dell’avvocata giunge nell’ambito della causa ‘C-61/21 ministre de la Transition écologique e premier ministre (Responsabilità dello Stato per l’inquinamento atmosferico)’, intentata da un abitante dell’agglomerato di Parigi che chiede allo Stato francese la somma di 21 milioni di euro a titolo di risarcimento danni, adducendo a motivazione che l’aumento dell’inquinamento atmosferico in tale agglomerato avrebbe compromesso la sua salute. Lo Stato francese sarebbe responsabile di tali danni in quanto non avrebbe garantito il rispetto dei valori limite applicabili in modo uniforme in tutta l’Ue.

Le conclusioni dell’avvocato generale non vincolano la Corte di giustizia perché il compito dell’avvocato generale consiste nel proporre alla Corte, in piena indipendenza, una soluzione giuridica nella causa per la quale è stato designato. I giudici della Corte cominceranno adesso a deliberare in questa causa.

Nel 2019, la Corte ha constatato che i valori limite per il biossido di azoto nell’agglomerato di Parigi erano stati superati da quando era stato imposto nel 2010 l’obbligo di rispettarli. Il Consiglio di Stato francese ha altresì constatato un continuato superamento di detti valori limite per Parigi fino al 2020, nonché un superamento dei valori limite per il PM10 (materiale particolato), per gli anni fino al 2018 e al 2019.

La Corte amministrativa d’appello di Versailles, investita della causa, ha rinviato alla Corte la questione se e, in caso affermativo, a quali condizioni, i singoli possono chiedere un risarcimento allo Stato per i danni alla salute causati dal mancato rispetto dei valori limite dell’Ue.

Nelle sue conclusioni odierne, l’avvocata generale della Corte di Giustizia Ue, Juliane Kokott, sostiene appunto che una violazione dei valori limite fissati dal diritto dell’Unione per la protezione della qualità dell’aria può dar luogo a richieste di risarcimento.

Sarebbero applicabili, secondo il parere di Kokott, le tre classiche condizioni della responsabilità dello Stato per i danni causati ai singoli da violazioni del diritto dell’Unione imputabili allo Stato. La prima condizione sarebbe soddisfatta poiché i valori limite per gli inquinanti nell’aria ambiente e gli obblighi di migliorare la qualità dell’aria stabiliti dalle direttive Ue hanno lo scopo di conferire diritti ai singoli. Infatti, l’obiettivo principale di tali norme, sufficientemente chiare, è la protezione della salute umana, anche nel caso dei danni per smog.

Secondo l’avvocata generale, la cerchia delle persone che potrebbero vedere accolta una richiesta di risarcimento dei danni non è sufficientemente ampia da riguardare la totalità degli abitanti i quali dovrebbero, per così dire, risarcirsi reciprocamente per mezzo delle imposte. Il superamento dei valori limite riguarderebbe soprattutto determinate categorie che vivono o lavorano in zone particolarmente inquinate da smog. Si tratterebbe spesso di persone con status socio-economico basso, particolarmente bisognose di tutela giudiziaria.

In secondo luogo, per quanto riguarda l’esistenza di una violazione qualificata delle norme relative alla protezione della qualità dell’aria ambiente, l’avvocata generale ritiene che essa riguardi qualsiasi periodo durante il quale i valori limite applicabili siano stati superati senza che sia stato predisposto un piano di miglioramento della qualità dell’aria ambiente non manifestamente carente. Tale verifica spetterebbe ai giudici nazionali.

Secondo l’avvocato generale, le reali difficoltà connesse all’esercizio di un diritto al risarcimento dei danni riguarderebbero la terza condizione, segnatamente, la dimostrazione di un nesso causale diretto tra la violazione qualificata delle norme in materia di qualità dell’aria e i danni concreti alla salute. Il soggetto leso dovrebbe in primo luogo dimostrare di avere soggiornato per un periodo sufficientemente lungo in un ambiente con smog, in cui i valori limite del diritto dell’Unione per la qualità dell’aria ambiente sono stati violati in misura rilevante. La durata di tale periodo sarebbe una questione medica che richiede una risposta scientifica. In secondo luogo, dovrebbe dimostrare un danno che possa essere collegato all’inquinamento atmosferico di cui trattasi. In terzo luogo, il soggetto leso dovrebbe dimostrare l’esistenza di un nesso di causalità diretto tra il menzionato soggiorno in un luogo in cui un valore limite per la qualità dell’aria ambiente è stato violato in maniera grave e il danno lamentato.

A tal scopo sarebbero necessarie perizie mediche periodiche. Infine, l’avvocata generale rileva che la dimostrazione di un nesso diretto tra una violazione qualificata dei valori limite e un danno per la salute non sarebbe di per sé sufficiente al riguardo. Al contrario, lo Stato membro potrebbe far valere a propria discolpa la dimostrazione che tali superamenti avrebbero avuto comunque luogo anche se avesse adottato in tempo utile piani per la qualità dell’aria conformi ai requisiti della direttiva.

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