eco-democrazia

Ebbene sì, il disastro sociale prodotto dal capitalismo comincia a fare notizia. Non si fa riferimento all’ennesimo incidente ambientale tra petroliere, in grado di distruggere interi ecosistemi, o agli effetti rimasti fino ad ora inosservati del consumismo esasperato, come le microplastiche  e le malattie respiratorie causate dall’inquinamento. Lo scorso 29 Aprile su “Il Sole 24 ore”, Enrica Chiappero-Martinetti riporta i limiti e le fragilità del modello capitalista: limitata capacità delle organizzazioni economico-finanziarie, sperequazione nella distribuzione delle risorse, le crescenti esternalità negative generate dalla produzione, consumo e scambio. Da tempo, Ecologica copre quotidianamente questo genere di notizie, dando spazio alle campagne politiche ed ambientaliste di Europa Verde (per esempio contro l’indicizzazione in borsa dell’acqua diventata realtà da quest’anno e che ha portato a proteste a Milano) e vagliando soluzioni come il concetto della decrescita felice.

Il disequilibrio economico ed il disastro ambientale hanno conseguenze dirette sui diritti politici e sociali di una popolazione. Gli effetti di tali instabilità, infatti, vengono avvertiti perlopiù da coloro che non hanno possibilità di far sentire la propria voce e che sono costretti a convivere con tali problemi ogni giorno, alle volte addirittura all’interno di ambienti malati. Affinché si possa ritrovare una stabilità, si deve innanzitutto partire dai limiti impostici non artificialmente, ma dai processi naturali del pianeta sul quale viviamo. A questo punto possiamo costruire un sistema sociale egalitario, in cui la vita ed i diritti di ogni persona vengono rispettati: questa è la base della eco-democrazia.

L’eco-democrazia come alternativa

La linfa di tale sistema è la partecipazione delle organizzazioni civili nell’attività promozione di iniziative su base popolare, dimodoché vi sia la possibilità per le piccole comunità di far sentire la propria voce ed acquisire forza grazie al consenso di altri con le medesime problematiche. Il cambiamento è in tal caso ad impulso diretto di coloro che vivranno sulla propria pelle gli effetti di tali scelte, mentre è oggi nelle mani di gruppi industriali in cui l’obiettivo della compagine societaria rispetta i principi capitalistici, ricercando il profitto invece che il progresso sociale ed il miglioramento delle condizioni di vita delle società in cui essi stessi vivono. I cittadini hanno sempre meno controllo non solo sulle regole da far applicare all’interno del proprio paese, ma anche sui processi decisionali dietro al godimento dei prodotti in commercio: la politica aziendale è diventata opaca ed insindacabile, a tal punto che il consumatore non è nella condizione di fare acquisti coscientemente senza imbattersi in scelte amorali quali il disastro ambientale, lo sfruttamento del lavoro, l’imperialismo economico, et cetera. Come il cambiamento climatico, nel modello capitalista anche lo sfibramento dei diritti è inevitabile. La necessità di passare al modello dell’eco-democrazia è inesorabile.

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