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Fridays For Future è tornata a essere protagonista nelle piazze lo scorso 25 marzo con lo sciopero globale per il clima. Dopo due anni di pandemia i giovani ambientalisti organizzano diversi eventi e preparano una data per un altro sciopero globale a settembre. Laura Vallaro, attivista 21enne di Fridays For Future Italia, parla con noi delle prossime mosse del movimento e dell’attenzione dedicata al tema ambientale negli ultimi due anni.

Come state lavorando per i prossimi scioperi?

Non abbiamo ancora una data degli scioperi globali ma sarà sicuramente dopo l’estate in tutto il mondo. Stiamo organizzando un raduno europeo di Fridays che sarà ospitato a Torino e che due anni fa aveva riunito grandi città per ospitare questo meeting. Torino ha un posto centrale in Europa e un gruppo di FFF molto attivo inoltre è una delle città più inquinate d’Europa, quindi è anche simbolico da questo punto di vista. Il 15 maggio ci sarà l’Assemblea nazionale del collettivo di fabbrica GNK a cui parteciperemo e perché si tratta di un percorso di convergenza e unione delle lotte che abbiamo fatto insieme in questi mesi e che coinvolge noi giovani attivisti dell’ambiente e lavoratori come loro che chiedono di essere lasciati in casa con la scusa della difesa dell’ambiente, ma di rivedere tutti i settori lavorativi senza dignità di lavoratori e lavoratrici. Infine ci stiamo muovendo sulla tassonomia europea in questo momento e organizzeremo delle azioni anche a livello di maggior coordinamento con attivisti di altri Paesi, per far sì che non venga provato per come lo è, perché l’uso di gas che è un combustibile fossile.

Quanto è urgente trovare delle misure di contenimento?

L’urgenza è sempre la stessa soprattutto per l’aumento delle missioni. E’ uscito da poco il nuovo rapporto IPCC sui cambiamenti climatici che ci dice anche qual è lo spiraglio di tempo nel quale dobbiamo agire. Se guardiamo a quello che è necessario fare quindi, parlando dall’Italia, le emissioni magari stanno diminuendo ma molto lentamente rispetto a quello che servirebbe. Il problema in questo momento è che i politici non trattano il cambiamento climatico come una minaccia esistenziale e quindi questo fa sì che le persone e la società in generale non percepiscano e comprendano come mai è necessario cambiare e fare in fretta.

Per quello che riguarda i singoli, cos’è che possono fare nel loro piccolo?

Ci si può attivare per fare pressione sui politici locali o nelle scuole per chiedere che vengano fermati i progetti che sono dannosi per l’ambiente e per il clima e che vengano avviati tutti quelli che ci aiutano a ridurre le emissioni e anche a migliorare altri aspetti. Queste azioni possono avere effetti positivi anche su altri aspetti della nostra vita nel combattere la crisi climatica ma abbiamo visto che con gli scioperi l’attenzione mondiale sulla crisi climatica è cambiata e per quanto non sia ancora sufficiente siamo a buon punto. Come spesso accade sono gli studenti a mettersi in gioco e ad avere il coraggio di dire le cose come stanno. In questi giorni, abbiamo scritto alla Sace per il mega oleodotto EACOP in Africa e stiamo invitando anche le persone a informarsi a riguardo ed attivarsi. Ci sono i progetti legati ai combustibili fossili che i governi stanno provando a portare avanti nonostante abbiano promesso di ridurre le emissioni di gas serra e noi studenti abbiamo il compito e la possibilità di amplificare queste battaglie.

L’ambiente ha un maggiore spazio nelle scuole?

Sì, decisamente e forse è anche un contesto in cui le cose stanno cambiando molto più velocemente però devo dire che c’è stato un cambiamento nella consapevolezza delle persone, anche nell’interesse di approfondire questi e altri aspetti della crisi climatica e ambientale. C’è il rischio che questo venga gestito da grandi compagnie che hanno interessi nel rallentare i cambiamenti: un po’ di mesi fa hanno visto come i progetti e i percorsi di educazione ambientale erano proposti da Eni che produce combustibili fossili ed è molto legata a questa crisi e sicuramente a interessi nel far passare informazioni piuttosto che altre- il c.d. greenwashing. È importante fare attenzione che l’informazione non sia veicolata da compagnie che hanno interessi in questo ambito ed è qualcosa che noi siamo chiamati a fare nelle nostre scuole e università: dobbiamo controllare e chiedere che venga ampliato il tempo dedicato al cambiamento climatico.

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Classe 1995, nel 2018 ha conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Napoli “Federico II". Subito dopo si è iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario che ha terminato a pieni voti nel 2020 discutendo una tesi sugli impatti dei cambiamenti climatici sulle regioni euromediterranee. È stato speaker radiofonico presso RadioPRIMARETE. Ha scritto sulla rivista di IsAg e su OpinioJuris, dove si è occupato principalmente di Nordafrica, Africa Subsahariana e green politics. Ha preso parte a diversi progetti indipendenti come RockWebzine, Scenari Urbani e Blasting News con brevi collaborazioni. Dopo il conseguimento con massimi voti della laurea magistrale in Scienze Politiche ha conseguito il Master in Marketing, Comunicazione & Made in Italy. Attualmente è studente della VI Edizione del Master in Giornalismo della LUMSA di Roma. È stato coordinatore del podcast “La Geopolitica in Tasca” su OpinioJuris-Law&Politics. È stagista presso “Il Messagero” da marzo 2021.

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