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E’ uscito il nuovo episodio di GreenCast, il pocast di Europa Verde-Verdi!

La guerra con l’Ucraina, io credo, sarà ricordata ai posteri come un’inutile, sanguinosa carneficina la cui dinamica non può prescindere dall’attuale sistema economico. Una delle contraddizioni più forti e più evidenti vede un’emergenza umanitaria da un lato e i legami (come quello energetico, il famoso gas russo) che non possiamo recidere tutt’un botto dall’altro. La sensazione è quella di sentirsi in trappola; un sentimento che riprende il punto tematizzato da George Monbiot in questo celebre Ted Talk in tempi non sospetti riguardante il sistema in senso ampio: ci sentiamo intrappolatə in un modello economico al collasso ma si fatica a scegliere e seguire una narrazione che ce ne farà uscire con stile.

L’essere umano ha sempre avuto bisogno di seguire narrazioni per prefigurarsi la propria evoluzione. Forse stavolta fatichiamo perché la narrazione che occorrerebbe – e alla quale occorrerebbe arrivare gradualmente (cosa che non stiamo facendo) per evitare grossi scompigli e ulteriori danni – ridimensiona talmente tanto le precedenti (e quelle ufficiali ancora in corso) da venire, istintivamente, rifiutata da molte persone.

Perfino il Covid avrebbe potuto essere evitato se si fosse dato maggiore attenzione agli scienziati che mettevano in guardia da almeno due decenni contro i rischi dello spillover, che poi vanno sotto il macro-insieme che include i rischi legati alla perdita della biodiversità.

Il nuovo episodio di GreenCast

E quindi, il gas russo. Per parlare seriamente di un argomento così complesso, nella quarta puntata di Greencast – un podcast tutto verde abbiamo chiamato in causa dei tecnici, degli esperti. Il nostro fine è fare chiarezza, dato che la chiarezza sembra spesso latitare nella copertura mediatica di questa grande tragedia e delle sue conseguenze a livello economico.  Ai nostri microfoni, sentirete Paolo Bergamaschi, consigliere politico al Parlamento Europeo ed esperto di Ucraina, e Luca Mercalli, climatologo di fama internazionale nonché presidente del comitato scientifico di Europa Verde che davvero non ha bisogno di ulteriori presentazioni.

Paolo Bergamaschi ci fornirà i punti di riferimento per orientarsi nella complicata questione geopolitica: l’interesse di alcune repubbliche-cuscinetto fra la Russia e l’Europa per l’area politica ed economica europea, il fastidio della Federazione Russa per questo interesse, i complicati negoziati ucraini con l’Unione Europea, l’Unione Economica Euroasiatica come ideale gestione putiniana di ricompattamento dell’ex area sovietica – di cui però l’Ucraina era la potenza economica quindi è dura da mandare giù che quella stessa Ucraina guardi più a Occidente che a Mosca. Eppure, nel 2013 quando Bergamaschi arriva a Kiev trova studenti che manifestavano al grido “Europa, Europa”: era la stessa opinione pubblica a guardare a ovest.

L’Ucraina è anche ricca di giacimenti di gas di scisto.
Ecco il punto: il passato e il presente di questa guerra.

Luca Mercalli invece ci parla del margine di manovra del presente energetico italiano verso il futuro: dipendiamo fortemente dal combustibile fossile importato, di cui andrebbe anche diminuito l’utilizzo per rispettare gli accordi – i poveri, bistrattati accordi – sul clima. Le rinnovabili non ci mancano, questo lo sappiamo. Abbiamo preferito renderci meno resilienti e meno indipendenti in virtù di un combustibile fossile a prezzo più basso. Come spesso accade, si è guardato al vantaggio presente e non a quello futuro – per questo, ci sale il panico di restare senza energia vista la situazione attuale. Ma Mercalli ci racconta anche altro, e lo sentirete meglio dalla sua stessa voce: c’è molto, ci sarebbe molto da fare per affidarsi in maniera intelligente alle risorse rinnovabili. Voglio farvi un piccolo spoiler – solo uno – in questo senso: Mercalli sostiene che sono le superfici già costruite la location migliore per il fotovoltaico. Voglio sottolinearlo perché mesi fa, su Facebook, ho visto un manifesto di cui non ricordo la provenienza ma ricordo bene le reazioni da “minuto d’odio” orwelliano di chi commentava, sottolineando (con l’arroganza che quel social estrae spesso dalle persone) come sia stupido coprire la superficie agricola con pannelli solari. Infatti, dovremmo fare in altra maniera. Questo però non sminuisce la potenzialità dell’energia solare.

Bene, vi lascio all’ascolto della puntata, che come avrete capito è particolarmente densa. Mi viene da parafrasare una celebre frase rivolta all’energia atomica di una persona che di energia se ne intendeva – Albert Einstein: la questione ucraina non ha creato un nuovo problema, ha meramente reso più urgente la necessità di risolverne uno già esistente.

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