dnsh

Ricordiamo che per beneficiare del piano Ue per uscire dalla crisi (NextGeneration) e quindi per fruire di prestiti e sovvenzioni per sostenere riforme e investimenti, occorre una specifica coerenza tra il piano di ripresa nazionale (in Italia, il Pnrr) e gli obiettivi del Green Deal europeo. In particolare, secondo le regole UE, va rispettato il principio di «non arrecare un danno significativo» («do no significant harm», Dnsh) all’ambiente, secondo un dettagliato sistema di classificazione (la tassonomia).

Gli obiettivi

La Commissione Ue ha chiarito il significato del Dnsh chiedendo che, per i sei obiettivi ambientali previsti dalla tassonomia verrà considerata danno significativo un’attività che provochi significative emissioni di gas serra o porti a un peggioramento degli effetti negativi del clima attuale e futuro sulle persone e la natura, arrecando un danno all’adattamento ai cambiamenti climatici. È anche da evitare ciò che arrechi un danno all’uso sostenibile e alla protezione delle acque e delle risorse marine, al buono stato o al buon potenziale ecologico di corpi idrici (comprese le acque di superficie e sotterranee) o al buono stato ecologico delle acque marine, così come ciò che arreca un danno all’economia circolare (compresi prevenzione e riciclaggio dei rifiuti), portando a inefficienze significative nell’uso dei materiali o nell’uso diretto o indiretto di risorse naturali.

Va evitato pure ciò che comporta un aumento significativo di produzione, incenerimento o smaltimento dei rifiuti o uno smaltimento dei rifiuti che nel lungo termine potrebbe causare un danno all’ambiente.

Allo stesso modo, occorre evitare danni a prevenzione e riduzione dell’inquinamento, cioè l’aumento significativo delle emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, nell’acqua o nel suolo. La Ragioneria generale dello Stato ha emanato una circolare (la n.32 del 3o dicembre 2021) come guida operativa valida per tutte le misure dei Pnrr, prevedendo che l’amministrazione titolare della misura effettui una auto-valutazione, che condiziona il disegno degli investimenti e delle riforme. La valutazione deve contenere specifiche indicazioni per mitigare il potenziale effetto sugli obiettivi ambientali a un livello sostenibile.

Gli obblighi

Diverso problema è il rispetto del diritto ambientale nazionale e comunitario, cioè degli obblighi più strettamente giuridici: i vincoli del diritto ambientale non esonerano dalla necessità di effettuare la valutazione Dnsh. Le similitudini si colgono considerando che, ai fini della valutazione Dnsh, vanno prese in considerazione le valutazioni d’impatto inerenti alle dimensioni ambientali o alla verifica di sostenibilità di una misura.

Inoltre, per la valutazione Dnsh vanno considerati sia gli effetti diretti sia quelli indiretti primari; vanno valutati il ciclo di vita dell’attività derivante dalla misura nonché le misure che promuovono una maggior elettrificazione (per esempio, nell’industria, nei trasporti e nell’edilizia) riguardo all’obiettivo ambientale di mitigazione dei cambiamenti climatici.

Tra le differenze, si ritiene che la valutazione Dnsh non elimini la necessità di considerare la cosiddetta opzione zero, cioè l’indagine (articolo 22, lettera d del Dlgs 152/2006) sull’ipotesi di non realizzare proprio l’intervento: come di recente sottolineato dal Consiglio di Stato (sentenza 2063 / 2022), l’opzione zero può anche essere assorbita da valutazioni sull’essenzialità dell’intervento (nel caso di ampliamento di un parcheggio per un aeroporto ritenuto strategico), mentre la valutazione Dnsh è sempre doverosa perché riguarda le modalità di attuazione dell’intervento.

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