liberty

Verso la fine del XIX secolo in tutta Europa comincia a farsi strada un nuovo stile architettonico, definito impropriamente Liberty. Si tratta di uno stile nuovo che, dopo la stagione dell’eclettismo (una miscellanea degli stili precedenti), propone qualcosa di realmente nuovo e in contrapposizione con la tradizione classica.

Le caratteristiche

L’onda parte dal Belgio grazie all’opera di due architetti come Victor Horta e Henry Van de Velde,  ma poi si diffonde rapidamente in Francia, in Germania, in Austria, in Italia, assumendo nomi diversi: art nouveau, jugendstil, sezessionstil, arte nuova o stile floreale. Sì, perché una delle caratteristiche di questo nuovo stile è la proposizione ripetuta di decorazioni che rimandano ai fiori, agli alberi, alle foglie e più in generale alla natura. Non è l’unica caratteristica, le linee si fanno curve e sinuose, spariscono gli ordini classici, si registra un impiego massiccio del ferro battuto, abbondano figure femminili, anche in questo caso non stilizzate secondo un archetipo classico ma con una nuova ottica carica di prosperità, quasi di erotismo.

La definizione liberty che in seguito prende il sopravvento deriva invece dai magazzini londinesi di Arthur Liberty, specializzati in oggetti esotici per uso domestico, piuttosto elaborati e destinati alle élites. L’architettura floreale diventa rapidamente lo stile preferito dalla nuova borghesia industriale, in rapida ascesa e sempre più in contrapposizione con la nobiltà di un tempo. Questa contrapposizione appare molto evidente anche dal punto di vista urbanistico, spesso infatti i nuovi edifici in stile liberty si trovano subito all’esterno dei centri storici delle grandi città, dove la nobiltà di un tempo resta indissolubilmente legata alla tradizione barocca o neoclassica. Questo dato appare molto evidente a Milano, dove ad esempio il centro storico propriamente detto è praticamente privo di edifici liberty, che invece si ergono in tutta la loro bellezza subito fuori la cerchia interna.

Una rottura col passato

Ma la rottura con il passato, di cui l’architettura liberty è espressione, nasconde qualcosa di più profondo, che ha a che fare proprio con i nuovi scenari e le nuove realtà che la rapida industrializzazione sta producendo. La progressiva meccanizzazione dei processi produttivi, oltre che determinare un massiccio trasferimento di forza lavoro dalle campagne alle città, produce una crescente alienazione dei lavoratori, spesso in condizioni sanitarie ed economiche piuttosto precarie. Proprio a Milano questo disagio culmina nella tristemente famosa rivolta del pane del 1898, generata da un repentino e insostenibile aumento del costo di quest’ultimo bene. La rivolta viene repressa nel sangue e il generale Bava Beccaris, ottenuti dal re pieni poteri, arriva a impiegare il fuoco dei cannoni in maniera indiscriminata addirittura in città. Alla fine si contano un’ottantina di morti e quasi cinquecento feriti, parecchi dei quali astanti o passanti colpiti in maniera del tutto casuale. Il re Umberto I di Savoia premia Bava Beccaris per il servizio svolto, ma pagherà cara questa scelta, freddato anch’egli due anni dopo dall’anarchico Gaetano Bresci nei pressi della villa reale di Monza.

In questo contesto, come scrisse il filosofo francese Henri Bergson, serviva un supplemento di umanità e le architetture liberty sembrano esprimere bene questo anelito, ma guardando al futuro e non alla tradizione passata come nel caso dei preraffaelliti inglesi. Un futuro che resta carico di aspettative e appare nonostante tutto radioso, grazie alle innumerevoli scoperte e invenzioni che sembrano promettere un importante miglioramento delle condizioni di vita di ciascuno.

Pensateci un attimo, l’elettricità, le prime automobili, i primi aerei, il cinematografo dei fratelli Lumière, opere straordinarie come il traforo del Frejus, tutte cose decantate nel celebre ballo Excelsior di Luigi Manzotti, andato in scena per la prima volta alla Scala di Milano nel 1881, rimasto in cartellone per 103 serate consecutive e ripetuto a lungo nei teatri di mezza Europa, fino almeno allo scoppio della prima guerra mondiale, che di colpo spazza via le illusioni di un’intera generazione facendola precipitare nel buio più pesto. Per più di un decennio però sembra che il mondo debba esplodere, in senso virtuoso, trascinato dalla tecnologia e ispirato dalla retorica che ne deriva, un mondo che va sempre più veloce tra tram che sferragliano, automobili che rombano, cinematografi affollati, città sempre più illuminate e vive anche nelle ore notturne. Quella velocità decantata dai futuristi che, come si è detto, non è però per tutti e nasconde una realtà ben più complessa.

Il Liberty in Italia

Il liberty in Italia si diffonde in particolare a Torino, Palermo, Milano e Napoli. E’ soprattutto Torino a fare da apripista con l’esposizione internazionale delle arti moderne decorative del 1902. Dell’edizione milanese del 1906, svoltasi nell’attuale parco Sempione, resta come unica testimonianza l’acquario civico, mentre sono degne di menzione casa Galimberti, casa Guazzoni, casa Campanini e casa Castiglioni, con le irriverenti muse scolpite da Ernesto Bazzaro all’ingresso accanto al portale e poi trasferite in altra destinazione a causa dello scandalo suscitato. Tutto però a ben vedere testimonia una semplice verità e cioè che quando l’uomo viene disumanizzato troppo, alla sua umanità prima o poi torna, vuoi che si tratti di guardarsi dentro e di relazionarsi con i propri simili, vuoi che si tratti di rituffarsi nella natura e nei suoi ritmi e colori ancestrali.

1 commento

  1. Bravo Felice! Ho letto l’interessante articolo, che mi ha fatto mentalmente ripercorrere le vie di Milano, lungo le quali hai condotto il nostro gruppo, dispensando informazioni ed aneddoti sul Liberty, inquadrandolo dal punto di vista architettonico, stilistico, storico, sociale…
    Grazie.

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