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Arrestato il leader di Scientists Rebellion

Peter Kalmus, fisico della Nasa e studioso dei cambiamenti climatici e delle conseguenze che essi hanno sul nostro Pianeta in termini di perdita di biodiversità ed eventi metereologici estremi, ha più volte fatto sentire la sua voce al fine di persuadere i leader mondiali ad agire in fretta e con responsabilità per porre un freno alla crisi generata dall’emergenza climatica. Ma invano. I suoi appelli e quelli di oltre 1200 scienziati e tantissime associazioni, ong e attivisti sembrano cadere nel vuoto se si osserva con attenzione quello che accade quotidianamente sotto i nostri occhi in tema di protezione ambientale, tutela della biodiversità, degli ecosistemi e salvaguardia del nostro pianeta.

Dopo anni di attivismo, l’ultima protesta messa in atto dal leader di Scientists Rebellion, la rete di scienziati per il clima che invoca una rivoluzione climatica globale, ha avuto maggiore eco a causa del suo arresto. Durante la campagna internazionale di disobbedienza civile organizzata il 6 aprile scorso in diverse parti del mondo, Kalmus e altri tre scienziati hanno protestato incatenandosi ai cancelli della banca JP Morgan Chase a Los Angeles. Per chiedere lo stop all’uso dei combustibili fossili si è scelto di manifestare davanti alle sedi di gruppi finanziari e multinazionali che, perseverando con le loro politiche, non contribuiscono alla riduzione delle emissioni su scale globale. Da qui il fermo di Kalmus che ha dichiarato: “Sono stato arrestato mentre facevo un atto di disobbedienza civile in un disperato tentativo di difendere i miei figli e proteggere il Pianeta che amo.”

Proteste anche in Italia

Quello che Kalmus ha messo in pratica è un atto di disobbedienza climatica che lui stesso reputa necessaria al fine di poter convincere governi, enti, istituzioni e società ad agire per il clima.

Lo stesso Michele Giuli, promotore della campagna di Scientists Rebellion in Italia, ha dichiarato: “La disobbedienza civile è il modo per ripristinare il concetto di comunità, di responsabilità condivisa e di amore per ciò che conta di più. Per la prima volta nella storia, questo sta emergendo come un progetto collettivo nelle democrazie occidentali”. E il 6 aprile scorso anche da noi ci sono state delle piccole manifestazioni: a Marghera, davanti alla raffineria Eni un gruppo di scienziati si è incatenato ai cancelli, mentre a Torino le copie dell’ultimo rapporto dell’Ipcc sono state incollate alle vetrate della Regione Piemonte e a Roma quattro attivisti hanno provato ad incatenarsi ai cancelli dell’Università La Sapienza per provare a convincere il mondo accademico a prendere posizione in ambito di emergenza climatica. Anche questi ultimi attivisti sono stati denunciati per manifestazione non autorizzata.

Lo stesso Kalmus però ci ha tenuto a ricordare le parole del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, il quale ha detto che “gli attivisti climatici sono a volte descritti come pericolosi radicali, ma i veri radicali pericolosi sono i paesi che aumentano la produzione di combustibili fossili”.

L’appello di Scientists Rebellion

In una lettera aperta gli scienziati e attivisti di Scientists Rebellion denunciano le conseguenze della crisi climatica e la necessità che tutti si impegnino in una disobbedienza civile non violenta per accendere i riflettori sull’emergenza climatica e sulle conseguenze devastanti che il perdurare dei nostri stili di vita e di scelte politiche irresponsabili possono avere sul pianeta.

Dall’appello pubblico e aperto alla firma di altri scienziati e accademici si legge che: “A meno che le persone che sono nella posizione migliore per comprendere (l’emergenza climatica, ndr) non si comportino come se si trattasse di un’emergenza, non possiamo aspettarci che il pubblico lo faccia. Alcuni credono che apparire “allarmisti” sia dannoso, ma siamo terrorizzati da ciò che vediamo e crediamo sia vitale e giusto esprimere apertamente le nostre paure. Le dimensioni della popolazione di mammiferi, uccelli, pesci, anfibi e rettili hanno registrato un allarmante calo medio del 68% dal 1970, insieme a un apparente crollo delle popolazioni di impollinatori. A questo ritmo, gli ecosistemi di tutto il mondo crolleranno nel corso della vita delle generazioni attuali, con conseguenze catastrofiche per il genere umano.”

Dopo la denuncia dello stato attuale dell’emergenza gli scienziati di Scientists Rebellion suggeriscono alcune linee da adottare per ridurre l’impatto della crisi del clima, soprattutto sulle popolazioni più vulnerabile e invitano chiunque a mobilitarsi e agire per il raggiungimento di alcuni obiettivi fondamentali nella lotta al cambiamento climatico. Così continuano: “Essere informati è allarmarsi. Le azioni e i piani attuali sono del tutto inadeguati e anche questi obblighi non vengono rispettati. Il tasso di distruzione ambientale segue da vicino la crescita economica, che ci porta a estrarre più risorse dalla Terra di quante ne vengono rigenerate. I governi e le multinazionali mirano ad aumentare la crescita e i profitti, accelerando inevitabilmente la distruzione della vita sulla Terra.

– Raggiungere la decarbonizzazione a livello richiesto necessita una decrescita economica, almeno a breve termine. Ciò non richiede necessariamente una riduzione del tenore di vita. – Per una transizione giusta, il costo della decrescita deve essere pagato dai più ricchi, che hanno beneficiato enormemente dell’attuale ordine mondiale distruttivo, mentre altri ne hanno affrontato le conseguenze. – Una giusta transizione verso un sistema sostenibile richiede che la ricchezza dell’1% sia utilizzata per il bene comune. Il mezzo più efficace per ottenere un cambiamento sistemico nella storia moderna è attraverso la resistenza civile non violenta. Chiediamo agli accademici, agli scienziati e al pubblico di unirsi a noi nella disobbedienza civile per chiedere la decarbonizzazione e la decrescita di emergenza, facilitate dalla ridistribuzione della ricchezza.”La parola d’ordine è dunque agire, ad ogni livello, prima che sia troppo tardi. Nessuno si senta escluso, siamo tutti chiamati ad unire gli sforzi per invertire la rotta e provare a salvare la Terra.

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