vegetariana

Secondo quanto riportato recentemente da Adnkronos per il 10% degli Italiani l’alimentazione vegetariana o vegana è l’aspetto quotidiano più rilevante per agire in modo più sostenibile. Effettivamente le evidenze scientifiche multidisciplinari degli ultimi tre decenni hanno sempre più messo in luce quanto l’alimentazione vegetariana sia una modalità di nutrizione caratterizzata da significativi effetti protettivi sia per la salute umana sia per la tutela ambientale in senso lato. L’attuale popolazione di adulti vegetariani in Italia si stima sia attorno al 8% della popolazione totale, con un trend in crescita (secondo il rapporto Eurispes del 2021).

Un’alimentazione vantaggiosa per la salute

Per quanto riguarda l’effetto favorevole dell’alimentazione vegetale circa la tutela della salute possiamo citare i principali quattro studi epidemiologici internazionali condotti sui Vegetariani : l’Oxford Vegetarian Study (1999), lo studio EPIC ( European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition , 1995-2000), l’ EPIC-Oxford study ( 1993-1999) e l’Adventist Health Studies (1958, 1974-1988, 2002 ad oggi). Tutti questi studi hanno reclutato prevalentemente adulti ed hanno dimostrato l’azione protettiva dell’alimentazione vegetariana nei confronti delle seguenti gravi ed invalidanti patologie degenerative, ad eccezione di ciò che riguarda l’Osteoporosi per la quale attualmente il consenso non è univoco: Cardiopatia ischemica, Obesità, Diabete Mellito, Ipertensione arteriosa, Osteoporosi, Neoplasie. Da tutto ciò emerge chiaramente quanto l’alimentazione vegetariana offra grandi vantaggi in termini di tutela della salute. Tali effetti benefici in termini di prevenzione delle più comuni malattie invalidanti hanno sicuramente in grande impatto individuale nel ridurre la sofferenza ed il dolore del singolo paziente ed il lutto dei suoi familiari, ma non vanno trascurati anche i costi sociali che tali malattie, prevalentemente determinate da stili di vita non salutari, implicano. Infatti, possiamo stimare che in rapporto ad un Fondo Sanitario Nazionale pari a 114 miliardi di euro nel 2021 ben 74 miliardi di euro vengono spesi in Italia per affrontare le più importanti malattie degenerative (in particolare per il Diabete 12 miliardi euro/anno, per le Malattie cardiovascolari 26 miliardi euro/anno e per i Tumori 36 miliardi euro/anno). Tutto ciò pone dei seri interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine di tale massiccia esposizione economica per simili patologie, che potrebbero essere più razionalmente e più economicamente affrontate sul piano della prevenzione primaria tramite una modalità salutare di alimentazione.

E per l’ambiente

Per quanto riguarda gli effetti vantaggiosi dell’alimentazione a base vegetale sulla tutela dell’Ambiente è da sottolineare, purtroppo, il fatto che  partire dal secondo dopoguerra ad oggi si è assistito ad un diffondersi sempre più esteso dai Paesi occidentali al resto del mondo del modello di alimentazione onnivora in cui sono assolutamente prevalenti i cibi di origine animale. E’ stato possibile ottenere tutto ciò realizzando un’industrializzazione zootecnica intensiva che tramite l’allevamento, condotto in modo brutale e senza alcun riguardo per il benessere animale, e l’uccisione annua di più di 60 miliardi di capi di bestiame è stata in grado di fornire cibo per 7,5 miliardi di persone, ma, poiché è un processo basato su una logica quantitativa e non qualitativa, presenta molte criticità a livello ambientale. Infatti i più recenti studi ecologici correlano strettamente gli allevamenti intensivi del bestiame a varie categorie di danno: sulla salute umana, sulla qualità degli ecosistemi e sulle risorse del pianeta.

E’ già stato precedentemente illustrato quanto sia scarsamente salutare la dieta onnivora per la nostra specie, tuttavia l’impatto ambientale di tale dieta comprende anche lo spreco di risorse primarie e l’emissione di inquinanti che va a danneggiare pesantemente l’ecosistema globale. Si calcola che per produrre solo 5 Kg di carne bovina serva la stessa quantità di acqua consumata da una famiglia media in un anno  e che le calorie di combustibile fossile spese per produrre 1 caloria di proteine dal grano sono pari a 2,2 contro un valore medio di 25 per i cibi d’origine animale.

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Esempio di Impatto ambientale di 1kg di carne e 1kg di pomodori

I prodotti chimici usati in agricoltura includono fertilizzanti, pesticidi ed erbicidi composti da molecole i cui effetti sulla salute umana sono poco conosciuti ed in grado di inserirsi nella filiera alimentare e così interagire con il nostro organismo con risultati ignoti ed anche possibilmente nocivi. Le deiezioni del bestiame contengono elevati livelli di fosforo ed azoto in grado di filtrare dal terreno nei corsi d’acqua danneggiando gli ecosistemi acquatici (si calcola che in Italia tali rifiuti presentino per l’ambiente un carico equivalente di ulteriori 137 milioni di persone). Sempre per sostenere l’allevamento del bestiame a partire dal 1960 si è realizzato un disboscamento intensivo accompagnato da deforestazione e desertificazione, ed è stato calcolato che ogni hamburger importato dall’America Centrale  abbia comportato il disboscamento e la trasformazione a pascolo di 6 mq di foresta pluviale (Rapporto Centro per la Ricerca Forestale Internazionale del 2003) col risultato che il 40% delle foreste pluviali è stato distrutto negli ultimi 40 anni con notevole riduzione ed impoverimento della biodiversità del nostro pianeta.

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Perdita della Biodiversità negli ultimi 40 anni (estratto dal rapporto 2012 del World Watch Found)

Attualmente molti studi ecologici indicano nell’effetto serra una delle cause più importanti nel surriscaldamento del pianeta. E’, pertanto, da segnalare che durante la digestione i bovini e gli ovini emettono anidride carbonica ma anche metano ed ossido d’azoto, gas rispettivamente 23 e 296 volte più impattanti rispetto alla CO2 in termini d’effetto serra. A tal proposito dallo studio ecologico di Weber e Matthews è emerso che carne, pesce, uova e latticini sono responsabili del 58% delle emissioni di gas serra per la produzione di cibo, pari a quasi il triplo di quelle derivanti da alimenti vegetali, tali risultati sono stati anche confermati dal uno studio italiano del 2007 in cui si è evidenziato che una dieta vegana, che utilizzi cibi da agricoltura biologica, presenta un impatto ambientale ben 8 volte inferiore rispetto ad una dieta onnivora.

L’impatto sociale

All’impatto sull’ambiente fin qui discusso è strettamente connesso anche l’impatto sociale, inteso come malnutrizione cronica nei Paesi del Sud del mondo, legato all’impiego ed alla distribuzione delle risorse nel processo produttivo del cibo richiesto dal modello di alimentazione onnivoro. Tale concetto è ben chiarito dall’espressione “food versus feed “ cioè cibo vegetale per l’Uomo contro mangimi per gli Animali, nel senso che l’allevamento intensivo sottrae terreni fertili, che sono peraltro una risorsa assolutamente limitata, per la produzione di mangime per gli animali a scapito dell’alimentazione vegetale diretta per gli esseri umani. Il modello onnivoro ha finora prodotto su 7,5 miliardi di persone 1 miliardo denutrito ed 1 miliardo in sovrappeso, al contrario si stima che  un modello alimentare vegetariano globalmente esteso potrebbe nutrire efficacemente 11 miliardi di persone prevenendo anche le malattie degenerative che attualmente affliggono i Paesi occidentali.

In conclusione la diffusione dell’ alimentazione plant-based  su vasta scala è un ineludibile punto di criticità per la realizzazione della prevenzione primaria delle più importanti patologie degenerative e per la diffusione di sistemi di produzione di cibo più eco-responsabili ed eco-sostenibili.

Letture Consigliate

  1. Hu B.F.; Willett W.C. Optimal Diets for Prevention of Coronary Heart Disease. JAMA Nov. 27; 288: 2569-2578; 2002
  2. Barnard, N.D.; Scialli, A.R.; Turner McGrievy, G.; Lanou, A.J.; Glass, J. The effects of a low-fat, plant based, dietary intervention on body weight, metabolism, and insulin sensitivity. Am J Med 118 (9 ): 991-7; 2005
  3. Sellmeyer, D.E.; Stone, K.L.; Sebastian, A.; Cummings, S.R. A high ratio of dietary animal to vegetable protein increases the rate of bone loss and the risk of fractures in postmenopausal women. Am J Clin Nutr 73 (1): 118-22 2001
  4. Master in Alimentazione e Dietetica Vegetariana 2015aa. Contenuti del Modulo: Nutrizione vegetariana in situazioni patologiche di grande prevalenza. Capitolo 7 Cancro; 7.10  Prevenzione del Cancro e Raccomandazioni WCRF/AIRC; 7.10.1. Prevenzione primaria; pg 411
  5. Weber, C.L.; Matthews, H.S. Food – Miles and the Relative Climate Impacts of Food Choices in the United States. Environmental Science and Tecnology 42 ( 10): 3508 -13, 2008
  6. Baroni, L.; Cenci, L.; Tettamanti, M.; Berati, M. Evaluating the enviromental impact of various dietary patterns combined with different food production system. Eur J Clin Nutr 61 (2): 279-86. 2007
  7. Campbell TC e Campbell TM. “ Una storia di proteine “ In :The China Study ( Macroedizioni ) Cesena 2013 pp37-42

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