petrolio

Il 20 aprile 2020 abbiamo assistito ad un evento storico: il prezzo del petrolio sceso nel reame dei prezzi negativi, precisamente a -37$. Tale situazione pareva un sogno per coloro che vorrebbero una vera e propria trasformazione ecologica, poiché significherebbe la non vantaggiosità economica nel commercio di tale prodotto. Se l’energia fosse facilmente producibile, economica e senza fastidiosi vincoli politici, chi vorrebbe commerciarla? Se per esempio dipendessimo dai raggi del sole (fotovoltaico), dal soffio del vento (eolico), dalla forza dell’acqua (idroelettrico) o dal calore della terra (geotermico) dovremmo semplicemente fare i conti con la ricerca di un equilibrio tra queste diverse fonti di energia a seconda della giornata e della stagione. Invece il prezzo del petrolio è stato velocemente corretto e tornato in questi giorni sopra i 100$ al barile. In che senso “corretto” e perché un tale repentino rialzo?

Le motivazioni

Il motivo dietro al prezzo negativo, solo teorico che ha portato semplicemente ad un rallentamento delle petroliere già in viaggio e stoccaggio del petrolio già arrivato, è frutto di due coincidenze: pandemia e lite tra produttori. La pandemia ha infatti bloccato la produzione di prodotti e servizi, e quindi ridotto il fabbisogno energetico di fabbriche ed uffici. I contratti già stipulati di approvvigionamento sono rimasti tali e così l’approvvigionamento, facendo sì che avessimo più petrolio di quello necessario. Simultaneamente, ricordiamo che era in corso una guerra di prezzi tra Russia ed Arabia Saudita, in cui entrambi non volevano accettare di tagliare la produzione. Il costo di estrazione del petrolio è, secondo alcune fonti, sui 30$ al barile per la prima ed appena 3$ per la seconda. Al fine di alzare i prezzi quindi i paesi produttori si uniscono in veri e propri oligopoli per decidere il numero di barili massimo da estrarre e gonfiare in tal modo il prezzo.

Una dipendenza internazionale…

Ad ogni modo, la nostra dipendenza energetica da blocchi oligopolistici non ci porta a soffrire solo dal punto di vista economico, ma anche da quello politico e morale. Infatti, la stragrande maggioranza dei membri OPEC+ sono paesi dell’Africa e del Medio Oriente, dove i diritti umani non sono in cima alla lista ed il potere perlopiù nelle mani di poche persone. A questi poi si aggiungono la Russia ed il Venezuela. Insomma, tale dipendenza dal petrolio ci ha portato in passato e tutt’oggi ad accettare esempi come l’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti, l’invasione dello Yemen da parte dell’Arabia Saudita, la guerra civile in Libia facilitata da Stati Uniti e Francia, senza parlare della corruzione dilagante in molti paesi dell’Africa.

…Che ci porta ad oggi

Infine, il picco d’ipocrisia Europea si è mostrato nel recente conflitto in Ucraina perpetrato dalla Russia, da cui dipendiamo in parte per il petrolio e quasi totalmente per il gas. Europa Verde spinge da tempo per una vera transizione energetica. L’autonomia energetica da fonti rinnovabili risolverebbe non solo i problemi climatici e gli altri legati all’emissione di anidride carbonica ed altre particelle inquinanti e cancerogene, ma anche le dipendenze politiche citate. Tra le varie campagne che si possono ricordare vi è la “diamoci un taglio #19×19” per il taglio dei sussidi alle fonti fossili, e “lo sciopero del gas” per mettere una toppa ad una politica cieca che continua a non far nulla per cambiare. Infatti, la recente decisione del governo Draghi conferma la nostra futura dipendenza da un altro carnefice di diritti umani (Stati Uniti) e riporta in auge le centrali elettriche a carbone, che secondo il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima sarebbero invece da dismettere entro la fine del 2025.

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