oceani

Il 28 Marzo è partita da Genova la bozza di principi della Dichiarazione Diritti degli Oceani: nel 2023 dovrebbe venir presentata all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di ottenere il sostegno dei paesi membri. Se la bozza venisse accettata, la Dichiarazione verrebbe scritta ed implementata con il contributo collettivo di tutti i paesi del mondo.

L’origine della proposta

L’idea si inserisce nel ciclo di incontri del Genova Process, organizzati da The Ocean Race  in collaborazione con il Comune.

Al primo incontro Genovese, parte di una serie di 12 Summit, hanno partecipato 25 esperti di diritto internazionale, politica, diplomazia e scienze oceaniche. Il loro compito è stato quello di analizzare i risultati del “The Ocean Race Summit – Seychelles” tenutosi lo scorso 21 Marzo. All’incontro, sono stati affrontati temi quali la mancanza di governance e protezione dei nostri mari e l’impatto del cambiamento climatico.

I commenti

Michelle Bender, giurista e direttrice delle campagne sull’oceano dell’Earth Law Center (ONG Statunitense che lavora per il riconoscimento dei diritti della natura), ha commentato l’evento ricordando che esistono già leggi sui diritti della natura, ma hanno un punto di vista legato all’uomo e ai suoi bisogni.

“La natura è un’entità legale e deve avere voce. Obiettivo di tutti noi deve essere quello della conservazione e tutela dell’Ambiente marino e vogliamo che sia stabilito un diritto e che ci sia una presa di responsabilità a livello globale”.

Bender nello specifico si riferisce all’UNCLOS (United Nations Convention on the Law of the Sea): ovvero, il risultato di 14 anni di trattative e lavori internazionali che hanno coinvolto oltre 150 paesi, fino alla firma della convenzione durante la conferenza delle Nazioni Unite svoltasi a Montego Bay (Giamaica) nel 1982, e successivamente ratificata in Italia con la legge 2 dicembre 1994 n.689.

La convenzione, che è il principale quadro giuridico internazionale relativo alla protezione del mare ed alla regolamentazione dei suoi usi (quali la navigazione e lo sfruttamento delle risorse marine) risultava ratificata al 2014 da 166 stati e comprendeva 320 articoli e nove allegati.

Conclusioni

Per concludere, la regolamentazione effettivamente quindi già esiste, anche se sicuramente porre la natura al centro in senso fisico, di soggetto giuridico, ne farebbe cambiare prospettiva. Il problema principale è che forse un cambio di prospettiva non basta, con i tempi corti che ci ritroviamo per aver inquinato per decenni.

Servirebbe che la legge in materia di tutela ambientale fosse fatta rispettare, partendo dallo stato ed arrivando ai privati. L’augurio è che con l’entrata in costituzione della tutela ambientale e con questa prima bozza di principi si possa finalmente arrivare ad una messa in atto reale delle leggi vigenti.

Sarebbe un grande aiuto per i nostri mari, per il nostro territorio e per il nostro mondo.

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