amazon energia

Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti su Amazon che usciranno due volte la settimana. Qui il primo, il secondo, il terzo e il quarto.

In parallelo alle emissioni dovute alla flotta di autoarticolati, camioncini ed aeroplani per il trasporto dei propri prodotti, Amazon contribuisce ulteriormente al riscaldamento globale ed al cambiamento climatico con una rete di magazzini e depositi assetati di energia elettrica. Se ricordate le fantasticherie del futuro, non solo di Amazon ma anche dei futuristi novecenteschi, robot per strada e droni dovevano essere i fautori del trasporto di prodotti del futuro. Il problema continua però ad essere l’approvvigionamento di energia ed il suo esponenziale incremento anno dopo anno.

I dati

Se vi aspettavate numeri sui quali ragionare, vi lasceremo insoddisfatti. Ad oggi, infatti, Amazon non ha reso noto il proprio consumo energetico, ma si può comunque provare ad ipotizzare su dati collaterali. In dicembre 2020, Amazon ha dichiarato di aver 6,5 gigawatts di energia da fonti rinnovabili ed in un proprio report disponibile in data odierna sul loro sito, riportano che nel 2020 hanno raggiunto l’uso di energia da fonti rinnovabili per il 65% delle loro operazioni. A questo punto i calcoli sono alquanto semplici, se 6,5 gigawatts di energia corrispondono al 65% delle operazioni, l’intera fame di energia viene soddisfatta da all’incirca 10 gigawatts di energia, ossia 10 milioni di kilowatts. Per visualizzare tale quantità, basti sapere che una famiglia di quattro persone consuma all’anno all’incirca 2500 kilowatts: ebbene Amazon consuma l’equivalente di 4000 famiglie, ovverosia di 16000 persone, e tutto questo solo per la gestione degli ordini e delle proprie strutture per la consegna di pacchi.

Le necessità

Tale fame deriva, ad oggi, dalla gestione degli ordini (energia consumata dai server sui quali i clienti effettuano l’ordine e su quelli interni per la notifica dei passaggi per l’esaurimento dello stesso), dall’alimentazione dei dispositivi elettrici all’interno dei magazzini di Amazon dove vengono depositati i prodotti in attesa di essere venduti (luci, aerazione, sistemi di sicurezza, sistemi di gestione e controllo della prestazione del personale) e dei mezzi di trasporto già oggi a disposizione di Amazon (robot interni ai magazzini per l’esaurimento degli ordini e per lo spostamento dei prodotti, biciclette elettriche, etc…). Per il futuro, come già menzionato nell’articolo precedente, Amazon promette inoltre di includere una flotta di camioncini elettrici per la consegna degli ordini. Ironicamente, nel 2021, anno di entrata in gioco di 1500 di questi camioncini, Amazon ha ordinato 11 ulteriori aerei per la consegna dei prodotti.

Se da una parte lodiamo gli sforzi di Amazon nelle proprie campagne di riduzione delle emissioni e del potenziale di minore emissione per l’affidamento delle consegne ad un solo vettore, allo stesso tempo è necessario chiedere trasparenza all’azienda sui suoi consumi e sulle scelte della stessa. Se infatti il camioncino elettrico possa sembrare una buona alternativa a quello a carburante fossile, non necessariamente lo è se per esempio sarebbe possibile l’inclusione di biciclette, a pedalata assistita o completamente elettriche, sicuramente più adatte ai centri urbani molto popolati. Ma ciò non sarà possibile fino a quando non vi sarà trasparenza da parte dell’amministrazione della azienda.

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