snowden

Chi ha visto il film documentario “Citizenfour” del 2014 o il film omonimo “Snowden” del 2016 sa che questi film (di cui si consiglia la visione) sono tratti da storia vera. Anzi, peggio ancora, quei fatti sono realmente accaduti e nel primo film citato il protagonista è sé stesso in carne ed ossa, che chiede a giornalisti dei maggiori giornali americani di filmarlo come sorta di garanzia. Garanzia contro cosa? La finalità del cosiddetto “whistleblower”, ossia di colui che denuncia nonostante i propri interessi in gioco, è di mostrare la realtà delle cose sacrificando la propria tranquillità, e negando la propria collusione e omertà. Nel caso specifico, Edward Snowden sapeva bene che sarebbe stato di lì a poco catturato dagli Stati Uniti e processato per tradimento e pubblicazione di segreti di Stato, senza possibilità di avere un processo pubblico, unica garanzia per il principio di giusto processo. Ecco a voi l’incudine.

La storia

I documenti forniti da Snowden hanno mostrato varie operazioni in atto da parte delle diverse agenzie Statunitensi per la sorveglianza globale (PRISM): il controllo della corrispondenza in rete (eMail), l’accesso non autorizzato alle conversazioni personali su varie piattaforme (Microsoft, Yahoo!, Facebook, Google, Apple, Dropbox), la copia dei file su computer e telefoni di privati cittadini provenienti da ogni parte del globo. Tra le persone intercettate da CIA ed Agenzia di Sicurezza Nazionale (NSA) Americana vi era anche la Cancelliera Tedesca Angela Merkel, che ha comparato tali operazioni a quelle della Stasi nella Germania dell’Est prima della caduta del muro di Berlino. Lo spionaggio globale non si ferma alle informazioni personali, ma riguarda anche il furto di tecnologie coperte da brevetto e proprietà intellettuale nel caso in cui vengano riconosciute necessarie per gli interessi nazionali americani.

Questi documenti sono stati pubblicati attraverso i maggiori giornali di tutti il mondo, tra cui L’espresso, Le Monde, Der Spiegel, The New York Times, The Guardian, The Washington Post, NBC ed altri. Dopo essersi incontrato con i giornalisti ed avergli fornito i documenti ad Hong Kong, Snowden ha preso un aereo che lo avrebbe portato in Ecuador dopo uno scalo a Mosca, dal quale non è però potuto ripartire a causa dell’annullamento del suo passaporto da parte degli Stati Uniti. Ad aiutarlo nell’organizzazione del viaggio e nella ricerca di un paese da cui non essere estradato c’è Wikileaks, il cui fondatore Julian Assange, sulla cui storia abbiamo pubblicato un articolo in passato, e che rischia oggi di essere estradato in base alla stessa legge che condannerebbe Snowden (Espionage Act).

La reazione internazionale

Del resto, Snowden aveva chiesto a vari paesi europei asilo politico, tra cui anche all’Italia: nel 2013, l’allora Ministro degli Esteri Emma Bonino ha dichiarato che mancano le “condizioni giuridiche e politiche”, visto che sulla richiesta per l’asilo politico “la normativa prevede che la domanda debba essere presentata alla frontiera o sul suolo” del paese e visto che era in gioco “un rapporto di fiducia tra alleati”. Tra i pochi sostenitori di Snowden vi sono il Parlamento Europeo, che il 29 Ottobre 2015 ha riconosciuto il suo ruolo di “informatore e difensore internazionale dei diritti umani”, ed Eleonora Evi, che ha sottoscritto insieme ad altri eurodeputati una lettera a Trump per la grazia presidenziale, poi non pervenuta. Eleonora Evi ed Angelo Bonelli si sono già più volte espressi a favore della libertà di parola: “Noi di Europa Verde ribadiamo con forza che la detenzione e il procedimento penale nei confronti di Julian Assange sono un pericoloso precedente per i giornalisti e per il diritto alla libertà di espressione, che ha richiesto secoli di lotte e rivendicazioni”.

Infine, a Snowden, che vive al momento a Mosca, è stato richiesto un commento circa la guerra in Ucraina, a cui ha risposto con un tweet: “Non sto appeso al soffitto sopra un barile di acido con una corda che si brucia sempre più veloce a ogni tweet che faccio, ipocriti sciacalli. È solo che non sono più così sicuro che condividere ciò che penso su questo particolare argomento possa essere ancora utile, perché avevo fatto una previsione sbagliata”. La risposta abrasiva denuncia essenzialmente la novità giornalistica odierna di richiedere a persone residenti in Russia di prendere una posizione netta contro Putin, pena l’ostracismo ed il giudizio dell’opinione pubblica occidentale. Ecco a voi il martello.

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