mappe

“Le 10 mappe che spiegano il mondo” di Tim Marshall è un libro illuminante, scritto da chi ha scelto di vivere in mezzo alle conseguenze delle scelte geopolitiche per raccontarne gli effetti nel bene e nel male. L’autore è consapevole che la natura possa essere più potente dell’uomo, implicando che anche dando il massimo, difficilmente si otterranno i risultati attesi se si parte da una posizione svantaggiata. Ma non si rassegna al puro determinismo e invita gli uomini a riflettere sulle loro diversità causate spesso dalla geografia e mantenute in vita dalla sete di potere.

La maggior parte delle persone sulla Terra vivono in luoghi dove la natura non è stata molto generosa e questo dovrebbe essere un dato di fatto non soggetto a interpretazioni propagandistiche.

L’importanza della fauna e della posizione

Se mai vi foste domandati perché i popoli africani hanno impiegato molto più tempo degli occidentali a creare nazioni democratiche, e molti di loro sono ancora lontani dal farlo, molto probabilmente non vi sarete mai risposti accusando in primis gli animali africani che non sono addomesticabili e le terre che spesso non sono coltivabili.

Se gli africani avessero potuto allevare giraffe e cavalcare rinoceronti, i soldati europei difficilmente avrebbero avuto la meglio. Ma né le giraffe né i rinoceronti hanno permesso che ciò accadesse. E i popoli africani hanno dovuto adattarsi alla loro terra per sopravvivere, facendo i conti con un territorio che non offre porti naturali né fiumi navigabili ma in cui invece si trova il deserto più vasto del mondo. Quando gli europei arrivarono in Africa trovarono popoli che non conoscevano la scrittura, la carta e spesso neanche la ruota. Li chiamarono selvaggi e li divisero in stati i cui confini venivano tracciati sulla carta dai generali dei diversi stati, senza mai tener conto delle loro culture, religioni, etnie e iniziando così a seminare odio e guerra che perdura anche oggi in tantissime aree del continente africano.

Neppure nascere in America Latina dà un gran vantaggio. Il Messico cerca in ogni modo di diventare una potenza regionale ma deve pur sempre fare i conti con il deserto a nord, le montagne a est e ovest e la jungla a sud. Il Brasile punta ancora più in alto ma è ricoperto di jungla per due terzi e le sue zone interne spesso non sono percorribili, mentre il Cile e l’Argentina sono semplicemente troppo lontane dai centri nevralgici dell’economia mondiale.

Nascere nel Nord America invece è decisamente più favorevole. Dalle pianure costiere atlantiche fino agli Appalachi, il suolo è fertile con fiumi brevi ma navigabili. Dopo le Montagne Rocciose si trova il grande bacino del Mississippi con la sua grande rete di fiumi navigabili. A nord sono protetti dalla catena montuosa al confine con il Canada mentre a sud si trova il deserto al confine con il Messico.

Le conseguenze militari

Per gli americani, la consapevolezza del dono che la natura ha fatto agli Stati Uniti, ha portato ad un’altra consapevolezza: quella che la posizione è tutto. Con il costituirsi della NATO ogni grande potenza che avesse voluto esercitare la sua influenza in qualunque parte del mondo, sapeva che avrebbe dovuto fare i conti con gli Stati Uniti che possono intervenire militarmente quasi in ogni parte del globo grazie alle loro basi militari collocate nei vari paesi aderenti alla NATO. A partire dagli anni 60’, la sfida all’egemonia statunitense poteva arrivare solo da tre posti: un’Europa unita, la Cina e la Russia.

L’UE ad oggi spende così poco per gli armamenti che continua a dipendere dagli Stati Uniti soprattutto dopo i tagli alla difesa che si sono resi necessari dopo la crisi del 2008.

Per quanto riguarda la Cina, gli americani sanno bene che l’economia cinese raggiungerà nel giro di pochi decenni quella americana, pertanto è in Asia che si stanno concentrando i maggiori investimenti americani. E poi c’è la Russia, il paese più vasto al mondo che da sempre deve fare i conti con un territorio difficilmente gestibile, un trend demografico in calo ed una aspettativa di vita per il suo popolo che non arriva a 65 anni. Se la Russia vuole davvero rimanere una potenza, ha bisogno di porti utilizzabili tutto l’anno e di controllare sempre ciò che arriva da occidente perché proprio nella pianura europea, i russi hanno combattuto in media una guerra ogni 33 anni, dal 1812 ad oggi. L’Ucraina è lo stato cuscinetto di cui ha bisogno per proteggere le pianure nord-europee e non lo cederà né all’UE né alla NATO senza lottare. Che sia con le armi o con il gas, la sua geografia le impedisce di arrendersi. Sta certo iniziando a tessere enormi accordi commerciali con la Cina ma non fermerà facilmente la sua voglia di espansione ad occidente.

Il suo destino dipenderà anche dagli effetti del cambiamento climatico al Polo Nord. Il discioglimento del ghiaccio aprirà nuove rotte navali e tutti i paesi che vi si affacciano ne trarranno vantaggio e ne pagheranno le conseguenze.

Le domande sul futuro

Come cambieranno quindi gli equilibri geopolitici nei prossimi decenni? Cosa succederà in Medio Oriente alla fine dell’era del petrolio? E le due Coree si uniranno o continueranno ad essere divise dal 38° parallelo?

Riuscirà l’uomo a “superare la rapacità intrinseca nella nostra natura, e gestire il grande gioco a beneficio di tutti”? Difficile da dirsi. Tuttavia, sebbene “la geografia sia sempre stata una specie di prigione che definisce cosa è e può essere una nazione” l’uomo avrà sempre la possibilità di ripensare il concetto stesso di nazione e sarà l’unico responsabile del modo di distribuire la ricchezza per colmare le disuguaglianze nate puramente dal caso.

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui