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Le crisi, come quella che stiamo vivendo, possono essere un’occasione di cambiamento. Per quanto la situazione in Ucraina stia rimettendo in discussione le nostre priorità, come è successo due anni fa con il COVID, purtroppo le emergenze più silenziose, come quella climatica, possono passare in sordina.

Ma le varie difficoltà che ci si stanno parando davanti sono in realtà intersecate fra loro, e alla base sono dovute alla crisi climatica: il COVID non è stato altro che un mancato rispetto dei limiti della biodiversità, e la guerra in Ucraina è espressione di interessi geopolitici legati all’uso di fonti di produzione energetica fossile.

E proprio per questo bisogna ricercare soluzioni comuni, che tengano conto di un approccio sistemico, e che puntino a risolvere più problematiche allo stesso tempo.

Per questo condividiamo la lettera scritta da Alessandro Tursi, presidente della FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta), ai sindaci italiani, per spronarli ad accogliere questa sfida per proporre un modello di mobilità diversa, meno dipendente dalle fonti fossili.

 La lettera di FIAB

Ai Sindaci dei Comuni italiani

Gentilissimo Sindaco,

in questi cupi giorni di guerra l’Italia e l’Unione Europea hanno fatto una chiara scelta di campo: l’isolamento economico dell’aggressore, strumento non-violento di grande efficacia.

Con l’inverno ormai alle spalle si prospettano alcuni mesi in cui avremo meno bisogno di energia, ma  già dal prossimo autunno la nostra dipendenza energetica si farà sentire, probabilmente con la penuria di combustibili, sicuramente con costi sempre più insostenibili. Purtroppo dipendiamo in gran parte dalle forniture energetiche della Russia.

Mentre il nostro Governo e l’Unione Europea stanno elaborando strategie energetiche di  emergenza, voi Sindaci avete la possibilità di fare molto da subito. L’azione più semplice, rapida e razionale è ridurre in modo deciso gli sprechi energetici, a cominciare dalla mobilità urbana, dove oggi la gran parte degli spostamenti avviene ancora con l’auto privata e per tragitti brevissimi, inferiori ai tre chilometri.

Durante la crisi petrolifera del 1973 le soluzioni alternative rimasero una parentesi quasi folcloristica mentre un solo paese, l’Olanda, colse quella crisi come occasione per cambiare radicalmente il modello di mobilità quotidiana, puntando strutturalmente sulla bicicletta. Nei decenni successivi il modello olandese è stato visto come una stravaganza o al massimo una amenità turistica. Negli ultimi anni invece il mondo ha cominciato a guardare sempre più a quel modello alternativo come alla soluzione più semplice e razionale ai crescenti problemi derivanti da una mobilità sbilanciata sull’auto privata: traffico, parcheggi sempre insufficienti, malattie da sedentarietà e da smog, costi umani e sociali per incidentalità, oltre alla dipendenza energetica e all’enorme problema globale della crisi climatica.

L’avvento biciclette a pedalata assistita consente ormai a tutti e a tutte le età di pedalare anche in presenza di dislivelli e di percorrere tragitti più lunghi, con consumi infinitesimali rispetto a qualsiasi auto, anche elettrica.

Di fronte a questa nuova crisi voi amministratori pubblici potete fare la differenza già nel breve termine e offrire finalmente  ai vostri cittadini la libertà di poter scegliere un modello di mobilità alternativa che già in tantissimi desiderano e che vorrebbero abbracciare, se solo le città diventassero più sicure e adatte alle persone.

A seguito della pandemia lo Stato vi ha messo a disposizione nuovi strumenti leggeri, rapidi e a bassissimo costo, già da tempo diffusi nel resto d’Europa, che dunque potete adottare da subito in modo diffuso e sistematico: corsie ciclabili, strade urbane ciclabili E bis, case avanzate, doppio senso ciclabile, strade scolastiche.

Occorre riservare gli scuolabus e relativo carburante a chi ne ha realmente bisogno, garantendo invece ai ragazzi che abitano meno lontano dalle scuole il diritto alla mobilità attiva tanto raccomandata dai pediatri, con servizi di pedibus e bicibus già dal prossimo settembre.

Nell’immediato potete realizzare e ampliare le “Zone 30”, per poi arrivare, come in altri paesi europei, ad adottare i 30 km/h come regola in città.

Avete dunque nelle vostre mani la responsabilità e il potere di una scelta che contribuisca alla sicurezza strategica del Paese e protegga le tasche dei singoli cittadini; che stringa il flusso di denaro che nutre gli autocrati delle fonti fossili, le loro armi e le loro guerre; una scelta  che coniuga salute e rigenerazione urbana, e una risposta concreta alla pressante richiesta delle giovani generazioni di contrastare la crisi climatica globale.

FIAB- Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, associazione non violenta per statuto che si batte per questo da oltre 30 anni per un mondo migliore, è al vostro fianco, anche attraverso le sue 200 realtà locali a voi vicine.

Buon lavoro

                                                                                                      Alessandro Tursi Presidente FIAB–Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta

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