emissioni

Tra luglio e settembre 2021, circa 881 milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2) e altri gas a effetto serra sono stati emessi.

Il ritorno dell’inquinamento era già stato certificato dal satellite europeo Copernicus. Le emissioni di gas ad effetto serra (GHG) dell’economia dell’Unione europea – come certifca EUROSTAT, l’Ufficio di statistica dell’EU –  nel 3° trimestre del 2021, infatti, sono state pari a 881 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti (CO2-eq), leggermente al di sotto dei livelli pre-pandemia (891 milioni di tonnellate nel terzo trimestre del 2019).

Sulla base delle stime trimestrali delle emissioni nel periodo luglio-settembre 2021, derivanti per dalla forte riprese delle attività economiche e produttive nell’Unione Europea, è stato registrato un aumento medio di quasi il 6 % annuo (precisamente del 5,7 %), mentre nel terzo trimestre del 2020 erano calate del 6,4 % rispetto al terzo trimestre dell’anno precedente. “Questo aumento, è in gran parte dovuto all’effetto della ripresa economica dopo il forte calo dell’attività nello stesso trimestre del 2020, a causa della crisi del Covid-19, oggi ancora persistente“, ha espresso il portavoce di Eurostat, evidenziando come questo andamento è stato in gran parte dovuto all’effetto della ripresa economica dopo il forte calo dell’attività nello stesso trimestre del 2020 a causa della crisi del COVID-19.

Due parole sulle metodologie e le fonti dei dati utilizzati da EUROSTAT

Le stime trimestrali di Eurostat, si basano sia sui dati sub-annuali di attività, che sui conti annuali delle emissioni atmosferiche effettuati dall’Agenzia Europea dell’ambiente (EEA-European Environment Agency ), attraverso specifiche metodiche descritte in un’apposita nota metodologica dei conti trimestrali delle emissioni di gas a effetto serra elaborate da Eurostat. In particolare, i dati sulle emissioni vengono predisposti ed ordinati sulla base dell’attività economica e produttiva che le ha generate, utilizzando il sistema di classificazione statistica delle attività economiche nella Comunità Europea (NACE), ossia la Nomenclature statistique des activités économiques dans la Communauté européenne (Nomenclatura statistica delle attività economiche nella Comunità Europea), una classificazione a quattro cifre, che indica il quadro per la raccolta e la presentazione di un’ampia gamma di dati statistici in base all’attività economica nei settori delle statistiche economiche [1] (ad esempio produzione, occupazione e i conti nazionali) e in altri settori statistici sviluppati nell’ambito del Sistema statistico europeo. L’inventario delle emissioni dell’UE, si basa sulle relazioni annuali di inventario degli Stati membri ed è preparato e controllato dall’Agenzia europea dell’ambiente per conto della Commissione e presentato all’UNFCCC ogni primavera: i dati qui, presentati sono stime di Eurostat per tutti gli Stati Membri europei, ad eccezione dei Paesi Bassi e della Svezia che forniscono direttamente le proprie stime. I calcoli delle emissioni atmosferiche considerate da Eurostat, comprendono anche le famiglie, in quanto consumatori (valutazione delle emissioni di gas a effetto serra classificate dai prodotti finali richiesti dalle famiglie): le loro emissioni, infatti,  vengono contabilizzate ogni volta che il consumo delle famiglie è direttamente responsabile delle pressioni ambientali come, ad esempio, le emissioni prodotte da un’autovettura privata sono contabilizzate tra le famiglie o dalle amministrazioni pubbliche o che sono investite o esportate), mentre le autovetture di proprietà di imprese di trasporto (come i taxi, le auto di servizio, ecc.) sono contabilizzate nel settore del trasporto e dello stoccaggio.

L’aspetto, forse, più importante di questi dati di Eurostat è che permettono ai vari governi, istituzioni, decision-makers, ecc. di disporre di un’analisi economico-ambientale complessiva, ad integrazione dei rispettivi conti nazionali. I dati ottenuti dai conti delle emissioni atmosferiche, infatti, possono successivamente confluire nel processo decisionale politico, alla base di politiche mirate sia al proseguimento della crescita economica che allo sviluppo sostenibile, a cominciare dal Green New Deal della EU.

Emissioni negli Stati membri dell’UE

Come si evince dal grafico e dalla tabella 1 seguenti, le emissioni sono aumentate in tutti gli Stati Membri dell’EU – con i maggiori aumenti delle emissioni[2] registrati in Bulgaria (+ 22,7 %), Lettonia (+ 16,2 %) e Grecia (+ 13,1 %) – ad eccezione di soli tre Stati Membri, in cui le emissioni di gas climalteranti sono effettivamente diminuite, nello stesso periodo di tempo considerato: Slovenia (-2,6 % rispetto allo stesso trimestre del 2020), Lussemburgo (-2,3 %) e Paesi Bassi (-1,6 %).

Per quanto riguarda l’Italia, il nostro Paese ha registrato un aumento di poco superiore al 3 % (il +3,2 % per la precisione) nel terzo trimestre 2021 rispetto al terzo trimestre 2020 (anno del 1° lockdown da pandemia da COVID-19, che aveva fatto registrare una significativa riduzione delle emissioni, pari a -4,8 %). In termini relativi, in ogni caso, il Belpaese ha raggiunto il “maro” risultato, di aver prodotto una quantità di emissioni di CO2 inferiore alle media europea (6 %), esattamente al pari delle altre principali economia dell’eurozona, come Francia e Germania.

Nonostante l’effetto della ripresa economica tra il terzo trimestre del 2020 e il 2021, la tendenza a lungo termine delle emissioni di gas serra dell’Ue mostra una costante riduzione verso gli obiettivi dell’UE“, ha precisato Eurostat in un’apposita nota.

Per quanto attiene ai settori economico-produttivi che hanno portato allo status di emissioni di gas clima-alteranti presentato fino ad ora, Eurostat ha specificato che, nel terzo trimestre del 2021, a riportare vicine ai livelli pre-COVID le quantità di CO2 emesse, sono stati, soprattutto, i seguenti settori economico-produttivi:

  • l’industria manifatturiera (23 % del totale),
  • l’approvvigionamento elettrico (21 %),
  • il trasporto e lo stoccaggio di risorse e prodotti (17 %)
  • i consumi delle famiglie e l’agricoltura (entrambi 14 %).
  • Le attività estrattive (9 %)

E quindi, l’Italia?

Secondo Francesco Gracceva, ricercatore dell’Enea, che coordina l‘Analisi trimestrale del sistema energetico italiano 2021: “A fine anno dovremmo aver recuperato oltre il 60% dei consumi di energia ‘persi’ nel 2020, mentre stimiamo un ritorno ai livelli pre-pandemia tra il 2022 e il 2023, stando alle attuali previsioni di crescita economica. Questo aumento delle emissioni insieme all’innalzamento degli obiettivi della EU al 2030, hanno comportato un nuovo sostanziale allontanamento dalla traiettoria di decarbonizzazione prevista”. Mentre il clima italiano si surriscalda a velocità più che doppia rispetto alla media globale, continuiamo a gettare benzina sul fuoco. La seconda Analisi trimestrale del sistema energetico italiano 2021, elaborata come sempre dall’Enea, non solo conferma che il crollo nelle emissioni di CO2 registrato nel 2020 è stato semplicemente un fenomeno temporaneo legato alla pandemia, ma mostra anche che il Paese è tornato a inquinare il clima come e più di prima.

Anche uno studio internazionale pubblicato, solo pochi mesi fa, da un team di scienziati del Global Carbon Project, aveva già previsto che “Le emissioni globali di carbonio nel 2021 dovrebbero rimbalzare vicino ai livelli pre-Covid e che le emissioni derivanti dall’uso di carbone e gas sono destinate a crescere più nel 2021 di quanto non siano diminuite nel 2020, mentre quelle derivanti dall’uso di petrolio rimangono al di sotto dei livelli del 2019”.  Pertanto, sostengono gli esperti, per raggiungere il c.d. net-zero entro il 2050, sarà assolutamente riuscire a ridurre, ogni anno, le emissioni, di una quantità paragonabile a quella osservata durante il periodo di pandemia da COVID-19.

Impresa assai difficile, purtroppo visti gli attuali trend, ma che non presenta altra alternativa, che di provarci con tutte le forze. Di tutti e tutte.

 

[1] L’ambito di applicazione della NACE, comprende la produzione da parte di tutte le imprese residenti nel paese, comprese quelle che gestiscono navi, aeromobili e altre attrezzature di trasporto in altri paesi e prevede i seguenti raggruppamenti di attività economiche:

  • agricoltura, silvicoltura e pesca — Sezione A della NACE Rev. 2;
  • attività estrattive — NACE Rev. 2, sezione B;
  • settore manifatturiero — Sezione C della NACE Rev. 2;
  • fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata — Sezione D della NACE Rev. 2;
  • approvvigionamento idrico; rete fognaria, gestione dei rifiuti — Sezione E della NACE Rev. 2;
  • costruzioni — Sezione F della NACE Rev. 2;
  • trasporto e magazzinaggio — Sezione H della NACE Rev. 2;
  • servizi (esclusi trasporto e magazzinaggio) — sezioni da G a U della NACE Rev. 2 meno H;
  • famiglie — famiglie in qualità di consumatori.

[2] Alcuni Stami Membri come, ad esempio Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Croazia, Ungheria, Polonia, hanno addirittura superato i livelli emittivi della fase pre-pandemica!!

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