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Parisi e il Nobel: “Speriamo non si tratti di uno scherzo”

Il professor Giorgio Parisi (che sará ospite in questa diretta domani), dopo aver ricevuto nel febbraio del 2021 il prestigioso premio Wolf Prize per la Fisica aveva sentenziato: “Io sono un probabilista. Circa un quarto dei miei colleghi vincitori del Wolf Prize, poi hanno avuto il Nobel”. Per essere in ogni caso pronto, il 5 ottobre l’accademico ha tenuto vicino a sé il cellulare e quando ha visto che la chiamata veniva dall’estero, ha capito che si trattava di Stoccolma “speriamo non si tratti di uno scherzo” ha pensato. Ed invece era proprio l’annuncio dell’assegnazione del Premio Nobel per la Fisica “per la scoperta dell’interazione tra disordine e fluttuazioni nei sistemi fisici da scala atomica a scala planetaria.”.
In parole povere si tratta dei suoi studi sui sistemi complessi, lavoro iniziato più di quaranta anni fa “Ho cominciato a lavorarci durante le vacanze di Natale del 1978” – ha spiegato – “però che fossero sistemi complessi l’ho capito solo nel 1983”.

In difesa della laicità

È sempre stato un accademico “sui generis”, Giorgio Parisi, di certo non si è mai comportato da “barone” dell’Università, anzi ha sempre dimostrato il massimo rispetto per le nuove generazioni. Come quando nel novembre 2010, già definito dai suoi studenti un “quasi Nobel” poiché era stato insignito della medaglia Max Plank, decise di salire sui tetti occupati dai ricercatori precari dell’Universitá che protestavano contro la vituperata riforma Gelmini. Proprio lì svolse alcune lezioni affermando che quella riforma era sbagliata perché non aiutava i giovani: “un’accozzaglia di norme disparate che prevedono l’ingresso dei privati e del Ministero dell’Economia negli atenei”, affermò senza tanto girarci attorno. La sua proverbiale autonomia di pensiero si era fatta sentire anche nel 2008, quando fu tra i docenti che si opposero all’iniziativa di far intervenire Papa Benedetto XVI all’inaugurazione dell’anno accademico della Sapienza, in difesa della laicità delle istituzioni pubbliche. E, sempre sulla questione della laicità, in una lettera aperta all’Avvenire dell’ottobre scorso scrisse, da Premio Nobel per la Fisica, che era “fermamente convinto della separazione tra scienza e fede in quanto hanno scopi diversi” e aggiunse “sono sempre infastidito quando nelle interviste mi domandano delle mie opinioni religiose. Non mi pare che lo domandino mai a calciatori, cantanti, modelle, categorie per le quali ho il massimo rispetto.”

I numeri sono fuori controllo, sula pandemia non si può agire alla cieca

Durante la pandemia, da Presidente dell’Accademia dei Lincei, ha criticato duramente i numeri che venivano snocciolati dai politici, senza nessuna base scientifica. Lui, che di sistemi complessi è un esperto denunciava: “I numeri sono fuori controllo, non si può agire alla cieca: con un database nazionale si potrebbe fare un tracciamento più preciso dei contatti” e ancora, con una delle sue proverbiali metafore “A Marzo stavamo per essere investiti da un TIR che viaggiava a 130 chilometro orari. Oggi ci sta arrivando addosso a 60 chilometri orari: abbiamo il tempo di scansarci, ma se non lo faremo in tempo, ci ammazzerà lo stesso, anche se va più piano”. Dichiarazioni che sono state lo spunto per un appello di più di 100 accademici che hanno scritto al Presidente Mattarella. Ma a chi gli chiedeva cosa bisognasse fare, l’accademico rispondeva “Non è il mio mestiere, io mi occupo di numeri. E i numeri mi dicono che i nuovi contagi raddoppiano ogni settimana”. Già i numeri, racconta che “La matematica l’ho trovata dentro di me. Perché andavo allo scientifico, ma era una pessima scuola, in particolare per matematica e fisica”. E così andava in biblioteca e leggeva molti libri di divulgazione, finché non decise di iscriversi alla Sapienza e, sotto la guida di Nicola Cabibbo – il suo mentore al quale ha dedicato il premio Nobel – si laureò nel 1970 con una tesi sul bosone di Higgs. Recentemente, rispetto alla formazione, ha affermato che per far innamorare i giovani alla materia “La scienza va insegnata all’asilo, facendo tanti piccoli test, ad esempio con la sabbia, serve per impegnarsi a risolvere piccoli problemi pratici.”

In Italia il nucleare è da escludere

Non si è mai tirato indietro, smentendo l’idea che lo scienziato debba essere “neutrale” rispetto al contesto sociale e politico in cui vive. “Nella situazione attuale lo scienziato deve avere una posizione pubblica”, è il suo . In occasione dei referendum del 2011 sul nucleare spiegò “Io sono contrario all’ energia nucleare per vari motivi. Primo perché non è questa tecnica nuovissima che ci vogliono far credere. Ma è vecchia di 70 anni e sotto certi punti di vista è una tecnologia obsoleta che ha mostrato i suoi limiti. Molti di questi sono connessi con la necessità dell’approvvigionamento dell’uranio. Poi l’Italia spende ogni anno centinaia di milioni per gestire i pochissimi rifiuti delle centrali nucleari che aveva più di 20 anni fa. Sul nucleare io non ho assolutamente dubbi che bisogna dire No, perché bisogna sviluppare le tecnologie innovative, e adesso queste non sono certamente il nucleare ma le rinnovabili”.
Ma anche dopo aver vinto il Nobel della Fisica, in una intervista al Corriere non ha problemi a esporsi dichiarando che “In Italia il nucleare è da escludere a causa della densità di popolazione, perché se Chernobyl fosse stata in Val Padana avrebbe provocato milioni di morti”
“Per la quarta generazione degli impianti nucleari a fissione di cui si parla perché più sicuri, adesso esistono solo prototipi – avverte il premio Nobel nella stessa intervista – che devono dimostrare la loro qualità; tuttavia sono sempre da escludere dove vive la gente.”

Leonardo da Vinci dei giorni nostri

In realtà Giorgio Parisi è un Leonardo da Vinci dei giorni nostri. Nessuno pensi allo studioso chiuso in laboratorio o tra i suoi manoscritti ad elaborare teorie. Certo, c’è anche tanto di questo, ma l’accademico, ad esempio, ha coordinato lo studio internazionale che per la prima volta ha svelato i rebus delle acrobazie fatte all’unisono dagli storni. È rimasto diversi mesi col naso all’insù per rimirare quelle evoluzioni. Intere giornate passate a girare filmati per interpretare i movimenti degli uccelli alla luce di leggi fisiche. Ma il tutto realizzato sempre tenendo a presente la programmazione e il calcolo. Per questo studio sul volo geometrico dei gruppi di uccelli ha coinvolto sette centri di ricerca in cinque Paesi diversi: Francia, Olanda, Germania, Ungheria, Italia, tutti con il naso all’insù per scoprire che “ogni singolo storno non interagisce con tutti gli altri individui a una certa distanza. Ciascuno tiene sotto controllo un numero fisso di suoi simili, 7-8, indipendentemente da quanto sono lontani: segue insomma un singolo spezzone del volo collettivo.” Si tratta anche in questo caso di un elemento semplice, il singolo uccello, che interagisce e modifica un sistema complesso, lo storno.

Questa idea ritorna tra gli scienziati, il vice-rettore dell’Universitá di Torino, Alberto Rainoldi, in una intervista per il mio libro “Come Osate”, mi ha spiegato che anche le e i giovani attivisti per il clima agiscono seguendo il principio: singoli elementi semplici, Greta Thunberg o Vanessa Nakate, utilizzando i social media creano sistemi complessi come i grandi movimenti come i Fridays For Future o Extinction Rebellion che agiscono nella società.

Il PIL cattura la quantità ma non la qualità della crescita

Adesso il premio Nobel Parisi si sta spendendo per la questione ambientale, nel corso del suo intervento alla Camera, in occasione della PreCop26, ha affermato senza peli sulla lingua: “Permettetemi di aggiungere una considerazione di natura economica. Il prodotto interno lordo dei singoli paesi sta alla base delle decisioni politiche, e la missione dei governi sembra essere di aumentare il Pil il più possibile, obbiettivo che è in profondo contrasto con l’arresto del cambiamento climatico” ed è stato ancora più chiaro “Il prodotto nazionale lordo non è una buona misura dell’economia. Cattura la quantità ma non la qualità della crescita”. “Sono stati proposti – ha ricordato Parisi – molti indici diversi, tra cui l’indice di sviluppo umano e l’indice di benessere economico sostenibile”. Ma, ha osservato, “se il prodotto nazionale lordo rimarrà al centro dell’attenzione, il nostro futuro sarà triste. I politici, i giornalisti, gli economisti che pianificano il nostro futuro e monitorano i progressi che sono stati fatti, devono usare un indice che consideri altri aspetti oltre al prodotto nazionale lordo”

Occorre trovare il modo di consumare meno

Ma è facendo riferimento ai suoi studi matematici e statistici che è arrivato l’affondo: “Al G20 si è raggiunta un’intesa sul contenimento del riscaldamento globale entro 1,5 gradi, ma una cosa è dirle queste cose, un’altra è stabilire concretamente una serie di misure da affrontare, una road map; altrimenti fra cinque anni ci si ritrova per constatare l’impossibilità del risultato. Se non si realizza un piano dettagliato, e condiviso dalle nazioni, è difficile pensare che la promessa sia mantenuta” ha spiegato in una recente intervista evidenziando che “È chiaro che bisogna far ricorso a tante risorse. A cominciare dal risparmio. Costruiamo mega-città verso le quali si incolonnano ogni giorno code di automobili… è evidente che occorre trovare il modo di consumare meno aumentando i servizi pubblici. Le nostre case devono essere adattate ad una maggiore efficienza energetica e nelle aziende è necessario introdurre processi industriali meno dispendiosi in termini di energia. E ancora: bisogna convincere i cittadini, cominciando ad esempio ad accettare di più il car sharing per muoversi. C’è un enorme spreco nella fabbricazione di automobili: diminuirla aiuterà”.

E sulle cose da fare concretamente in Italia ha concluso: “Non vedo la gente che installa pannelli solari sui tetti. A Roma se facciamo una ricognizione, sui tetti vediamo più piscine che celle solari. È evidente che le amministrazioni comunali dovrebbero predisporre regole e sollecitare i condomini per attuare degli interventi, magari offrendo assistenza ai progetti senza onere alcuno.” Chissà se il nuovo Sindaco Gualtieri lo ha sentito…

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