verde pubblico
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La presenza di aree verdi e blu all’interno dei nostri centri urbani genera enormi benefici sulla qualità della vita. Parchi, foreste urbane, viali alberati, orti, coste e sponde di fiumi garantiscono spazi rigenerativi per la salute fisica e mentale, stimolano l’esercizio fisico e contribuiscono a mantenere basse le temperature delle città. Non tutti però hanno uguale accesso agli spazi verdi delle nostre città. Un’analisi condotta dell’Agenzia Europea dell’Ambiente dimostra quanto i benefici per la salute derivanti dalle aree verdi e blu nelle città risentano delle disuguaglianze socioeconomiche e demografiche.

Il verde pubblico fa bene a ogni età

La presenza di parchi incoraggia la partecipazione alle attività sociali, favorendo il benessere e la coesione sociale. L’educazione e il gioco basati sulla natura possono aiutare i bambini a sviluppare le loro capacità motorie. Al contrario, gli studi suggeriscono che i giovani e i bambini con un’esposizione relativamente bassa allo spazio verde hanno maggiori probabilità di avere una vista più scarsa, soffrire di obesità ed essere esposti a stress ossidativo. Non solo, anche gli anziani traggono benefici per la loro salute come l’ aumento dei livelli di attività fisica, che tra l’altro favorisce una migliore salute cardiovascolare e un minor rischio di mortalità correlata al caldo. Anche solo essere in grado di vedere uno spazio blu, come la costa, è stato collegato a un minor rischio di depressione. Secondo l’analisi dell’EEA, uno spazio verde che sia accessibile diventa un luogo utile alle interazioni sociali, capace anche di contrastare i rischi d’isolamento sociale tra gli anziani. A Berlino, Londra e Sheffield, è stato riscontrato che le aree verdi urbane supportano l’inclusione sociale anche dei gruppi svantaggiati, fungendo da spazi in cui migranti e richiedenti asilo possono connettersi con altre persone.

Il verde pubblico come strumento per abbattere le disuguaglianze socio-economiche delle città

Sono le persone di status socio-economico inferiore che traggono i maggiori benefici dallo spazio verde urbano rispetto ai gruppi più privilegiati. Diverse “buone pratiche” sperimentate in ​​Norvegia, nei Paesi Bassi o Barcellona hanno rivelato quanto i progetti di orti urbani hanno offerto opportunità d’integrazione sociale, accesso a cibo sano e apprendimento ambientale per i gruppi a basso reddito. La pandemia di COVID-19 ha anche dimostrato l’importanza sociale degli spazi verdi per rigenerarsi, in particolare per coloro che non hanno aree verdi private in casa.

Nonostante queste premesse, l’Agenzia Europea dell’Ambiente rileva che in tutta Europa i quartieri urbani a basso reddito hanno meno verde rispetto a quelli a reddito più elevato. Nelle città dell’Europa centrale e orientale, queste differenze sono conseguenza del mercato immobiliare. Le proprietà nelle aree con più verde tendono a essere più costose, favorendo il fenomeno di gentrificazione del quartiere. È stato inoltre riscontrato che le comunità con un’elevata percentuale di minoranze etniche hanno spesso meno accesso a spazi verdi e blu di alta qualità, rispetto a quelle con percentuali inferiori d’immigrati. In Italia, ad esempio, meno benefici legati dall’esposizione alla natura si riscontrano nelle aree di Torino caratterizzate da alta densità abitativa.

L’Organizzazione Mondale della Sanità, ricorda l’analisi, afferma che tutti debbano vivere entro 300 metri da uno spazio verde grande almeno 1 ettaro. Una valutazione basata sui dati del 2012 suggerisce che meno della metà della popolazione urbana europea vive secondo la soglia stabilita dall’OMS, con grandi differenze in tutta Europa. In generale, l’area di verde pubblico per abitante tende a essere maggiore nelle città dei paesi dell’Europa settentrionale rispetto alle città dei paesi dell’Europa meridionale e orientale.

Creare aree verdi funzionali attraverso una corretta progettazione e coinvolgimento dei cittadini

La progettazione dello spazio verde, compresa la fornitura dei vari impianti, la densità di piantumazione, l’ampiezza dei percorsi e la loro manutenzione, ne determina l’uso da parte di gruppi diversi. Lo spazio verde nei quartieri con uno status socio-economico inferiore è spesso di qualità inferiore rispetto a quello dei quartieri più ricchi, riducendo la motivazione delle persone a usarlo. Pertanto, chi vive in questi quartieri trae meno benefici dagli spazi verdi disponibili a livello locale. Inoltre, i gruppi vulnerabili, come i bambini con disabilità e gli anziani, in particolare quelli a mobilità ridotta, potrebbero non utilizzare lo spazio verde urbano per la mancanza di posti a sedere, servizi igienici o fontanelle. La sicurezza percepita è un altro fattore importante che influenza l’uso dello spazio verde. Anche il genere sembra influenzare l’utilizzo delle aree verdi. Alcuni studi svedesi suggeriscono che le donne, pur attribuendo più valore alle infrastrutture verdi rispetto agli uomini, si sentono meno sicure e questo impedisce loro di usarle.

La soluzione potrebbe stare nella partecipazione dei gruppi vulnerabili alla progettazione degli spazi verdi così da favorire la loro inclusione sociale, assicurando che siano presi in considerazione i bisogni specifici e favorire la loro fiducia e identificazione con il progetto. Gli spazi verdi possono diventare in questo modo una leva importante contro le disuguaglianze economiche e sociali e strumento chiave per la riqualificazione urbana e il miglioramento della qualità della vita delle nostre città.

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