Sette proposte per contrastare

Aria salubre: questione ambientale e sanitaria

Ridurre l’inquinamento atmosferico è una delle sfide del secolo, non solo per migliorare la salute del Pianeta ma anche per tutelare la salute dell’essere umano e delle altre specie viventi. A causa delle polveri sottili e di quelle grossolane e della loro particolare capacità di resistere a lungo nell’atmosfera, ogni anno, migliaia di persone si ammalano fino a perdere la vita. Vivere in un ambiente salubre è fondamentale per scongiurare diverse patologie, in particolare quelle respiratorie. La qualità dell’aria influisce anche sul nostro sistema immunitario e sulle risposte che il nostro corpo genera per difendersi da batteri e virus. Uno studio portato avanti durante l’esplosione della pandemia di Sar-Cov –2 ha permesso di comprendere la forte correlazione esistente tra l’esposizione cronica ad alti livelli di inquinamento atmosferico e l’aumento della sintomatologia da Covid-19.

Da questione ambientale, dunque, l’inquinamento diventa anche e soprattutto una questione sanitaria. Nelle zone in cui la concentrazione di PM 2,5 è di poco superiore ai livelli massimi consentiti c’è un aumento del 5,1% dei casi di Covid – 19, rispetto alle zone in cui i livelli del particolato fine sono nella norma.

L’aria malata

Il quadro che viene fuori dal nuovo rapporto di Legambiente è allarmante. L’aria è insalubre in moltissime città. Secondo i parametri stabiliti dall’OMS la media annuale della concentrazione di PM10 dovrebbe essere inferiore a 15 microgrammi per metro cubo (μg/mc), a 5 (μg/mc) per il PM2,5 e a 10 μg/mc per l’N02. Pochissime sono le città che riescono a rispettare i valori stabiliti dall’OMS per il PM10 e il biossido di azoto. Nessuna città rispetta invece il limite per il PM 2,5.

Solo due anni fa, nel novembre 2020, l’Italia era stata condannata con sentenza della Corte europea di giustizia per la procedura di infrazione relativa al livello di polveri sottili (PM10) registrate nel nostro Paese nel periodo che va dal 2008 al 2018 e, ad oggi, ha ancora tre procedure d’infrazione in corso per i tre agenti inquinanti. La situazione, anche se negli anni è lievemente migliorata, non può dirsi di certo positiva: sono circa 50mila le morti premature nell’anno in Italia e 400mila nei 41 Paesi europei presi in considerazione dalle indagini effettuate dall’Agenzia Europea per l’Ambiente.

Colmare le distanze per diventare cleancities

Se i valori suggeriti dall’OMS sembrano impossibili da rispettare, potrà tornare utile provarci e cominciare a trovare soluzioni che siano in grado di ridurre l’inquinamento atmosferico dal momento che è in corso di revisione la Direttiva europea sulla qualità dell’aria e la direzione intrapresa, anche nell’ottica dei programmi previsti dal Grean Deal, dal piano di azione Zero Pollution e dal pacchetto Fit for 55, è proprio quella di convergere sui parametri OMS, rivedendoli semmai al ribasso. Dunque non più solo valori consigliati, ma vincolanti anche livello normativo con conseguenze legali per gli Stati Membri.

Legambiente, nel suo rapporto, ha indicato quali sono le distanze da colmare per rendere le nostre città più salubri: per il PM10 le concentrazioni dovranno essere ridotte del 33% per poter rientrare nei limiti OMS, tenendo presente che su 102 città analizzate, solo 5 rispettano i parametri stabiliti; per il PM2,5, l’agente inquinante più pericoloso per la salute dell’uomo, la riduzione a livello nazionale deve raggiugere la percentuale del 61%, considerando anche che per i dati disponibili, su 102 città nessuna rispetta i parametri fissati; per il biossido di azoto, la riduzione è nell’ordine del 52% e, analogamente al PM10, le città che rispettano il limite sono solo 5 su 102.

Ripensare lo spazio urbano per ridurre l’inquinamento

Un approccio trasversale e integrato che possa mettere in campo azioni efficaci, incisive e durature che siano in grado di invertire la rotta e procedere spediti verso il miglioramento costante. Questo è, secondo Legambiente, il metodo da utilizzare per affrontare, con urgenza, il problema dell’inquinamento atmosferico. Lotta ai cambiamenti climatici, decarbonizzazione e transizione ecologica, insieme al settore agricolo e zootecnico, sono le questioni cruciali da affrontare con una “visione unitaria”. A livello urbano, le sfide da vincere riguardano la mobilità e il riscaldamento domestico, due settori che incidono fortemente sulla qualità dell’aria, soprattutto nelle grandi città.

A tal proposito Legambiente ha stilato una lista di sette proposte:

  1. ripensare lo spazio pubblico urbano disegnando città a misura d’uomo, in cui tutto ciò che serve è a 15 minuti da noi e può essere raggiungibile incentivando la ciclopedonalità o mediante l’utilizzo di micromobilità elettrica, ripensando interi quartieri “car free” e con velocità ridotta;

  2. aumentare il trasporto pubblico elettrico immettendo 15.000 nuovi autobus, nuove reti tranviarie per 150 Km, 500 nuovi treni, adeguando le reti esistenti e completando l’elettrificazione, anche nell’ottica di colmare il divario infrastrutturale tra le diverse aree del Paese;

  3. sharing mobility: incentivare la condivisione della mobilità elettrica e attiva, realizzare 5000 km di ciclovie e rendere l’80% delle strade condivide tra cicli e motocicli;

  4. stop alla vendita dei veicoli a combustione interna entro il 2030 eliminando immediatamente tutti gli incentivi all’acquisto di tali mezzi;

  5. adottare un grande piano di qualificazione energetica dell’edilizia pubblica, anche mediante bonus e incentivi, che possano aumentare l’utilizzo di sistemi alimentati da energie rinnovabili;

  6. rendere sostenibile l’home delivery utilizzando mezzi elettrici per la consegna delle merci nei centri storici;

  7. monitorare le pratiche agricole controllando le emissioni di ammoniaca e lo spargimento dei liquami e migliorare le condizioni degli allevamenti, riducendo quelli intensivi, anche a favore del benessere animale.

Azioni concrete ed efficaci, dunque, per cominciare ad invertire la rotta e ridurre la concentrazione di agenti inquinanti per la salute dell’essere umano e il benessere del Pianeta.

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