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Cos’è la tassonomia VERDE dell’UE?

Si tratta di un sistema di classificazione verde, che traduce gli obiettivi climatici e ambientali dell’UE in criteri per specifiche attività economiche a scopo di investimento. Riconosce come verdi, o “ambientalmente sostenibili”, le attività economiche che danno un contributo sostanziale ad almeno uno degli obiettivi climatici e ambientali dell’UE, mentre allo stesso tempo non danneggiando significativamente nessuno di questi obiettivi e rispettando le salvaguardie sociali minime. Gli atti delegati sulla tassonomia stabiliranno e manterranno criteri chiari per le attività per definire cosa significa dare un contributo sostanziale e cosa significa non fare danni significativi.

È uno strumento di trasparenza che introdurrà obblighi di divulgazione obbligatoria per alcune aziende e investitori, richiedendo loro di rivelare la loro quota di attività allineate alla tassonomia. Questa divulgazione della proporzione di attività allineate alla tassonomia consentirà il confronto tra aziende e portafogli di investimento. Inoltre, può guidare gli operatori di mercato nelle loro decisioni di investimento.

L’adozione del 2 febbraio

La Commissione europea classifica gli investimenti in nuove centrali a gas e nucleari come rispettosi del clima, sebbene subordinati a certe condizioni. Secondo la Commissione Europea, infatti, “gli investimenti privati nel settore del gas e del nucleare possono svolgere un ruolo nella transizione energetica”: è quanto si legge nella nota ufficiale, attraverso la quale l’esecutivo comunitario, in data 2 febbraio 2022, ha presentato la sua proposta definitiva di regolamento delegato sulla tassonomia per gli investimenti sostenibili.

In questo modo, Bruxelles ribadisce, confermandolo, l’orientamento di includere anche l’energia nucleare e ed il gas metano tra gli investimenti verdi, come già espresso nella contestata bozza in circolazione da circa un mese; rispetto alla versione precedente, il documento definitivo (Atto delegato complementare “Clima” della tassonomia e relativi allegati) presenta solo aggiustamenti marginali:

  • previsione di tempi più rapidi per rendere i nuovi impianti a gas compatibili con i combustibili low carbon;
  • norme più stringenti sulla trasparenza dei prodotti finanziari legati a gas e nucleare.

Energia nucleare

Il regolamento proposto dalla Commissione EU, prevede che saranno sempre ammesse come investimenti sostenibili per incentivare la ricerca e l’innovazione, le nuove tecnologie per il nucleare a ciclo del combustibile chiuso (nucleare di IV generazione), ancora in fase di studio. Le nuove centrali realizzate “con le migliori tecnologie esistenti disponibili” (la cosiddetta generazione III+), saranno invece considerate investimenti utili alla transizione se otterranno il permesso di costruzione entro il 2045. Le modifiche e gli ammodernamenti degli impianti nucleari esistenti ai fini del prolungamento della vita, infine, saranno riconosciuti fino al 2040 (data di approvazione da parte dell’autorità competente).

Circa la pressante e, finora irrisolta questione del SCORIE NUCLEARI, gli SM in cui i progetti ammissibili saranno proposti, dovranno avere impianti di smaltimento dei rifiuti a bassa attività già operativi e un piano dettagliato per rendere operativa, entro il 2050, una soluzione per le scorie ad alta radioattività.

Gas (Metano)

Anche il gas, pur essendo una fonte di origine chiaramente fossile, viene ammesso tra gli investimenti verdi, tanto per la produzione di energia elettrica, quanto per la c.d. cogenerazione ad alto rendimento e per teleriscaldamento e tele-raffrescamento, seppur con alcuni limitati “paletti per quanto riguarda il permesso di costruzione di nuove centrali a gas entro il 2030, ovvero:

  1. nel caso in cui le fonti rinnovabili presenti “non siano disponibili su scala sufficiente”, gli impianti a gas ad uso termico, dovranno garantire emissioni dirette inferiori a 270 gCO2e/kWh o, per l’attività di produzione di energia elettrica, una media su 20 anni non superiore a 550 kg CO2e/kW (dopo il 2030 il limite scenderà a 100 gCO2e/kWh);
  2. per i nuovi progetti, inoltre, è prevista la conformità ad una serie di condizioni cumulative: sostituire un impianto che utilizza combustibili fossili solidi o liquidi (carbone o olio combustibile); essere pronte per essere alimentate a gas rinnovabili o a basse emissioni entro il 2035.

Ciò che è certo, è che la definizione attuale, renderebbe molto difficile etichettare come sostenibili nuove centrali a gas in Italia che, infatti, aveva chiesto limiti più flessibili per il gas.

Cosa succede ora?

La proposta di Regolamento delegato sulla Tassonomia Verde dell’EU che è stata presentata dalla Commissione europea, dalla Commissione dovrà ora essere passata al vaglio ed alla discussione dall’Europarlamento e dal Consiglio Europeo i quali, entro quattro mesi (estendibili, su richiesta, per eventuali altri due) possono sollevare eventuali obiezioni o revocare la delega alla Commissione. Il Consiglio EU, a sua volta, potrà opporsi solo a fronte di una maggioranza qualificata rafforzata (almeno 20 Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione Ue), mentre il Parlamento europeo anche a maggioranza semplice (353 deputati su un totale di 705). In questo senso, non è ancora detta l’ultima, definitiva, parola, in merito a questa fondamentale e delicata questione.

I primi commenti, molto critici e preoccupati

La definizione della nuova Tassonomia Verde dell’EU – il cui scopo principale è di finanziare investimenti privati verso le energie verdi, al fine di rendere l’UE neutrale per il clima entro il 2050 –  aveva già scatenato massicce e forti critiche in precedenza; ora, che essa indirizzerà miliardi di Euro anche verso queste due fonti energetiche, che tutto sono tranne che sostenibili, solleva molte preoccupazioni e critiche nel mondo ambientalista, ma anche in quello della politica e dell’associazionismo civico di molti Paesi europei, soprattutto (ma non solamente) per il rischio che il denaro, urgentemente necessario per l’espansione dell’energia eolica o solare, possa confluire nelle centrali nucleari e a gas.

Fin dallo scorso anno, ReCommon[1] aveva già espresso ripetutamente la preoccupazione che soprattutto le lobby del gas fossile la potessero spuntare, riacquistando così una nuova certificata verginità verde per il loro business as usual inquinante, ritenendo quasi retorico evidenziare come la la certificazione verde della pericolosa e fallimentare tecnologia nucleare sia, in realtà, quasi un ossimoro. Antonio Tricarico, Campaigner finanza pubblica e multinazionali e Fundraising and programs manager di ReCommon, nel ricordare che nelle scorse settimane si è parlato molto –  finalmente anche sulla stampa italiana – di tassonomia europea in via di approvazione, non si astiene dall’affermare che “Essendo la tassonomia una classificazione sistematica di tutte le categorie, è difficile non chiamare quella del gas fossile una vera e propria “frode verde”, tanto più se verrà definitivamente legalizzata a breve con il marchio/etichetta europeo”, visto che spetterà al Parlamento e al Consiglio europei decidere se prendere o lasciare, senza possibilità di modifica. Anche ReCommon, come quasi tutte le altre organizzazioni ambientaliste, ritiene che il rischio greenwashing sia molto elevato, proprio a causa dell’Unione Europea che, di fatto, sta certificando come pulite e non climalteranti, interventi che pochissimo, o nulla, lo sono.

Ma, da un punto di vista pratico, concreto, che significherà e che effetti avrà la Tassonomia Verde EU per la transizione energetica, che sta iniziando? E poi, chi ne beneficerà realmente, e quanto? E quanto? ReCommon cita un caso di specie in Italia, relativo alla costruzione di nuove centrali a gas fossile, per rimpiazzare quelle a carbone, che chiuderanno i battenti entro il 2025, così come previsto dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN). Infischiandosene allegramente delle motivate e circostanziate critiche di comitati locali e società civile organizzata, che chiedono la chiusura definitiva delle centrali fossili e la bonifica delle zone di sacrificio di cui è disseminata l’Italia (Brindisi, Civitavecchia, Fusina, La Spezia, tanto per menzionarne alcune) il governo italiano sta via via autorizzando tutti i nuovi progetti. E, a febbraio, addirittura deciderà anche quali progetti premiare con i sussidi del cosiddetto capacity market, “perché ritenuti fondamentali per la sicurezza della rete elettrica nazionale” scrive ancora Tricarico.

La posizione di Europa Verde – Verdi

“Una pagina buia della UE perché è stata pesantemente condizionata dalle lobby e dal diktat governo francese”, così ha commentato Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde. “L’Europa, in quest’occasione, ha dimostrato di non voler ascoltare la scienza ma le pressioni politiche e delle lobby. In gioco ci sono gli ingentissimi finanziamenti europei su cui l’industria nucleare francese fortemente indebitata vuole mettere le mani. Questo accade anche grazie al governo italiano e al Ministro Cingolani, del quale torniamo a chiedere con forza le dimissioni, perché non ha curato gli interessi dell’Italia: con questa decisione della Commissione, infatti, le risorse del Green Deal serviranno a finanziare il nucleare francese anziché le rinnovabili italiane ed europee,” prosegue.

Anche Eleonora Evi ha commentato aspramente la decisione: “Classificare come investimenti sostenibili quelli nel settore del gas e del nucleare significa di fatto ridicolizzare il Green Deal con una vergognosa operazione di greenwashing e mettere in serio pericolo la credibilità dell’Unione europea come mercato leader per la finanza sostenibile, inviando un segnale sbagliato e confuso agli investitori e consentendo nuovi investimenti in fonti fossili fino al 2030, con conseguenze devastanti sugli obiettivi degli Accordi di Parigi e nonostante IEA e IPCC ribadiscano la necessità di smettere di investire in fonti fossili.” Europarlamentare, Eleonora Evi ha ribadito che “ora più che mai la nostra posizione resta ferma e al Parlamento Ue daremo battaglia, abbiamo fino a un massimo di 6 mesi di tempo per bocciare questo atto delegato e ribadire che il mercato deve essere orientato verso investimenti a prova di futuro, come le fonti rinnovabili e l’economia circolare, perché la nostra idea di Europa ha nella sostenibilità e nella lotta alla crisi climatica i suoi sigilli identitari.”

Il caso Germania

Il Ministro della protezione del clima Robert Habeck e la Ministra dell’ambiente Steffi Lemke (entrambi Verdi) rifiutano decisamente l’attuale forma della Commissione europea e lo hanno sottolineato in una dichiarazione congiunta: “Riteniamo che l’atto legale nella sua forma attuale, sia un grave errore che potrebbe danneggiare gravemente la tassonomia nel suo complesso e mettere in pericolo i nostri obiettivi climatici”. Preannunciando che il governo tedesco discuterà prossimamente come affrontare la decisione della Commissione EU, il Ministro Habeck ha ribadito che già nel gennaio scorso, insieme alla Ministra Lemke, avevano chiesto apertamente che la Germania respingesse l’atto giuridico della Commissione EU, qualora esso fosse rimasto invariato nei punti essenziali: “Non vediamo i cambiamenti che sono necessari per noi, così come abbiamo ripetutamente chiarito che consideriamo sbagliata l’inclusione del nucleare nella tassonomia, proprio perché esso vanifica il buon concetto della tassonomia e va contro i suoi stessi obiettivi”, afferma Habek.

I Verdi tedeschi reagiscono con massicce e forti critiche, arrivando a parlare di greenwashing e di follia, e sollecitano vivamente l’opposizione da parte del Governo federale, come emerge dalle parole di Ricarda Lang, la neo eletta co-portavoce dei  BÜNDNIS 90/DIE GRÜNEN (Verdi tedeschi), evidenziando l’importanza di esaminare le prospettive di successo di una sfida legale nei confronti della decisione della EU, unendosi alle probabili cause sollevate anche da molti stati membri dell’UE: “la tassonomia, come marchio ecologico, ne risulterebbe fortemente svalutata dalla decisione dell’UE. Invece di prevenire il greenwashing, la Commissione europea sta così trasformando la tassonomia stessa in uno strumento di greenwashing” ha affermato la Lang.

Ancora più incisivo e diretto il parere del portavoce federale della Gioventù Verde, Timon Dzienus: “Ci aspettiamo che tutte le leve siano tirate per fermare ancora questo volgare specchietto per le allodole”, invitando il Governo tedesco a votare contro i piani della Commissione UE, continuando – nel frattempo –  a cercare di organizzare una maggioranza all’interno del Consiglio e del Parlamento europeo, asserendo che “Se la folle etichetta verde per l’energia nucleare e il gas non può più essere fermata con mezzi politici, ci aspettiamo che il governo federale intraprenda un’azione legale contro i piani della Commissione”.

Secondo le dichiarazioni le dichiarazioni di Steffen Hebestreit, portavoce e capo dell’ufficio stampa e informazione del governo federale tedesco “Ora abbiamo quattro mesi per esaminare ciò che la Commissione sta effettivamente presentando ora, ed il governo federale aveva già spiegato esaurientemente la sua posizione su questo tema. A questo punto, la coalizione si inchinerà prima “a ciò che è stato effettivamente presentato da Bruxelles”. Il governo federale tedesco ha già espresso più volte il suo chiaro rifiuto della classificazione dell’energia nucleare come sostenibile, mentre considera giustificabile il sostegno alle centrali a gas come tecnologia di transizione.

L’unica voce politica tedesca “fuori dal coro” (assai stonata, per altro) è quella del vice capogruppo parlamentare di AfD Norbert Kleinwächter il quale, invitando il governo tedesco a fare una “inversione a U nella politica energetica tedesca”, ha espresso la sua gioia per la decisione della Commissione EU: “Con la cosiddetta tassonomia, cioè la classificazione degli investimenti finanziari nel nucleare e nel gas come rispettosi del clima, la Commissione UE si muove per la prima volta nella direzione indicata anche dal nostro partito”.

“Questo è greenwashing su grande scala: l’UE vuole classificare il nucleare e il gas come sostenibili. Le conseguenze di questa etichettatura fraudolenta sarebbero drammatiche: milioni di investimenti verrebbero ritirati dall’espansione delle energie rinnovabili. L’etichettatura del nucleare e del gas come sostenibili è un rifiuto della transizione energetica e deve essere impedito. Firmate ora il nostro appello urgente e fate capire che l’energia nucleare e il gas non hanno futuro!” Questo è quanto esprime il BUND-und für Umwelt und Naturschutz Deutschland e. V., una delle più grandi associazioni non governative per l’ambiente e la conservazione della natura della Germania, con sede a Berlino.

Gli attivisti dell’organizzazione ambientalista Avaaz, prendendo di mira Francia e Germania, durante un’azione di protesta a Bruxelles hanno inscenato un funerale simbolico del “Green Deal” “voluto” dal cancelliere tedesco Olaf Scholz (SPD) e dal presidente francese Emmanuel Macron in qualità di “becchini” della protezione del clima che scavano una fossa e pongono una lapide con  la scritta “RIP EU Green Deal“, con un manifestante con le sembianze del presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che regge un mazzo di fiori.

Anche per il WWF Germania, la proposta dell’UE ignora il fatto che “il gas fossile produce enormi emissioni e l’energia nucleare è una tecnologia rischiosa che produce scorie altamente radioattive, per il cui smaltimento non esiste ancora una soluzione sicura” arrivando a chiedere, formalmente, al Parlamento europeo e al Consiglio degli Stati membri di “respingere la proposta”.

Infine, anche Germanwatch – attraverso il proprio esperto Christoph Hoffmann – ha espresso il proprio disappunto sulla decisione della commissione EU definendola “una grave perdita di credibilità” e affermando che “A causa della necessità di un uso limitato e temporaneo del gas naturale, la Germania appare come un nobile cavaliere del combustibile. Tuttavia, la necessità temporanea di utilizzarlo nel settore dell’elettricità non giustifica in alcun modo la sua classificazione come sostenibile, tanto più che i criteri per l’inclusione del gas naturale, che la Germania sostiene anche come “tecnologia ponte”, sono stati “ulteriormente indeboliti dalla Commissione rispetto al progetto precedente”.

 

[1] ReCommon è un’associazione che lotta contro gli abusi di potere e il saccheggio dei territori per creare spazi di trasformazione nella società, in Italia, in Europa e nel mondo, basandosi sull’idea che le persone vengano prima del profitto, ma siamo testimoni di devastazione sociale, di continue violazioni di diritti umani e di disastri ambientali generati da una logica che sono frutto di una logica esattamente inversa. ReCommon funziona come un collettivo di 10 persone, un assetto orizzontale basato sul consenso, con parità di salario, perché la critica al potere va coniugata con un modello organizzativo coerente. Le campagne di ReCommon si sviluppano attorno a 7 assi tematici (Istituzioni e potere economico, Sistema fossile, Estrattivismo, Globalizzazione 2.0, Malaffare e impunità, Transizione ecologica giusta, Giustizia climatica ed il bacino di Chixoy in Guatemala.

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