Riforma Irpef: l'equità fiscale smarrita?

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Uno degli interventi principali della Legge Delega sulla riforma fiscale, è il riordino delle aliquote Irpef.

L’accordo trovato tra le forze di maggioranza ha previsto una riforma Irpef con 4 aliquote anziché le 5 che conoscevamo. Sparisce l’aliquota al 41%, ma non solo…

Vedremo una nuova Irpef a 4 aliquote, un nuovo sistema delle detrazioni che “dovrebbe” portare vantaggi a tutte le fasce di reddito.

Il prelievo fiscale da quando entrerà in vigore la riforma verrà applicato quindi secondo 4 fasce di reddito:

  • Aliquota al 23% per la fascia di reddito fino a 15 mila euro,
  • Aliquota al 25% (dall’attuale 27%) per la fascia di reddito 15-28mila euro
  • Aliquota al 35% (dall’attuale 38%) per la fascia di reddito 28-50mila
  • Sopra i 50mila euro di reddito si passa al 43% di aliquota.

Dopo una nostra attenta analisi giudichiamo questa proposta non adeguata rispetto agli obbiettivi redistributivi di reddito verso la fascia medio bassa dei lavoratori.

I benefici individuali sono concentrati sopra i 35 mila euro di reddito complessivo, dove ci sono solamente il 13,5 per cento dei contribuenti, che beneficiano per circa il 40 per cento dei 7 miliardi; molto più bassi, in termini assoluti, sono i guadagni individuali nella fascia 5-28 mila euro, dove si trova circa il 60 per cento dei contribuenti, che beneficiano per il rimanente 60 per cento della riduzione complessiva di gettito.

I guadagni raggiungono il massimo di 945 euro a 40 mila euro per i dipendenti single, 758 per un pensionato single e 810 per un autonomo single ad un reddito di 50 mila euro. Nella fascia 5-28 mila i benefici sono più contenuti, e raggiungono il massimo di 336 euro per i dipendenti e 240 euro per i pensionati a 15 mila euro di reddito e 176 euro per gli autonomi a 5.500 euro.

La questione più negativa è che viene di fatto escluso e non trarrà nessun beneficio il 20% delle famiglie in condizioni economiche non favorevoli che sono fuori dall’ambito di applicazione dell’IRPEF per il mancato raggiungimento dei livelli minimi di reddito (da lavoro o pensione) imponibile.

Dietro a questo progetto di riforma IRPEF probabilmente c’è un accordo politico imposto da tempo in sede di formazione del Governo da alcuni gruppi parlamentari dove si chiedeva in particolar modo che l’intervento dovesse avere come beneficiari principali i contribuenti con redditi medio-alti, in ottica “compensativa” per gli interventi sull’IRPEF dell’ultimo decennio di cui hanno tratto vantaggio maggiormente i titolari di redditi inferiori a 30.000 euro.

 Una soluzione alternativa

Partiamo dalla premessa che dall’introduzione dell’IRPEF risalente al 1973 ci sono state varie riforme che hanno modificato gli scaglioni e le percentuali dell’imposta. Il sistema attuale è stato introdotto dal 2007 (art. 1 comma 6 LEGGE 27 dicembre 2006, n.296) , da quel periodo per via dell’inflazione e dell’aumento del costo della vita, il potere di acquisto dei salari è diminuito costantemente fino a giorni nostri. Gli scaglioni erano studiati per le condizioni economiche dei lavoratori di quell’anno, quindi ad esempio è facilmente intuibile che euro 15.000 soglia oltre il quale si supera il primo scaglione oggi può essere considerata una soglia “minima” dalla maggior parte della classe media, al tempo probabilmente ricomprendeva invece una fascia molto più ampia di lavoratori.

Oggi forse il miglior intervento possibile per aiutare le categorie più deboli, non è tanto ridurre le percentuali delle fascia intermedie e accorpare la quarta e la quinta fascia ma ampliare lo scaglione della prima e della seconda fascia utilizzando gli 8 miliardi messi a disposizione, oppure in alternativa ridurre le percentuali di entrambe. Sicuramente ne trarranno benefici tutti i contribuenti anche quelli con i redditi più alti ma in questo modo però il maggior risparmio si concretizza sicuramente per chi ha redditi medio bassi.

Va poi riorganizzato in modo efficiente per favorire sempre i redditi medio bassi il sistema delle detrazioni e dei bonus; con un recente intervento normativo l’ex bonus Renzi è stato per ora prorogato per chi ha redditi fino a 15000 euro annui .Sopra questa soglia continuerà a essere erogato, in forma ridotta, fino a 28 mila euro di reddito annuo. In questo caso è dovuto se il totale delle altre detrazioni supera l’imposta lorda dovuta.

Il sistema di ampliamento degli scaglioni favorisce anche l’emersione del sommerso e non si creerebbe più cosi periodicamente la distorsione che porta chi fa straordinari a trovarsi in un fascia più alta e vedersi di fatto quasi azzerato il maggior stipendio derivante per via dell’aliquota maggiore.

Possono inoltre essere proposte nuove detrazioni con obbiettivi ecologisti o migliorate quelle già esistenti. Le detrazioni e bonus incidono molto sui comportamenti e sulle decisioni dei cittadini ed imprese quindi potrebbero essere usate ancora di più come strumento concreto per attuare la transizione ecologica.

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