L'orto botanico di Brera

La storia

Quasi invisibile ai più, nascosto tra alti edifici e palazzi di grande prestigio, l’orto di Brera rappresenta una piccola oasi di verde e di pace in pieno centro di Milano, un luogo dove poter incontrare la vita vegetale ed implementare le proprie conoscenze botaniche. L’Hortus botanicus braidensis fu fondato nel 1774, durante la prima occupazione austriaca, per volontà dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria e contestualmente all’osservatorio astronomico. La decisione seguiva la soppressione della Compagnia di Gesù avvenuta nel 1773; i gesuiti infatti erano stati a lungo i padroni del complesso ristrutturato da Francesco Maria Richini e vi avevano installato un collegio. Si decise dunque di continuare la tradizione scolastica del luogo, aprendosi alle scienze che il secolo dei lumi aveva contribuito a rilanciare. L’orto, già dei Gesuiti, fu trasformato in un orto botanico sotto la direzione di Fulgenzio Witman e destinato agli studenti di botanica officinale. Witman era un monaco vallombrosano che aveva insegnato dal 1763 al 1773 a Pavia, dove vi aveva istituito la prima cattedra di Botanica. A Brera due anni più tardi, nel 1776, verrà fondata anche l’Accademia di belle arti, tuttora una delle istituzioni più rinomate della città. L’Accademia sarà affiancata dalla celebre Pinacoteca, che però si affermerà solo durante il successivo periodo napoleonico aprendosi al pubblico e grazie alle numerose opere prelevate dalle truppe francesi in tutta Italia. Diventerà il piccolo Louvre milanese.

L’orto oggi

L’orto di Brera nacque dunque con un indirizzo didattico e non ostensivo di specie rare ed esotiche, atte a favorire visite di diletto. Questo indirizzo appare ancora oggi evidente, sebbene durante il periodo napoleonico l’orto si sia maggiormente caratterizzato per gli aspetti decorativi. Seguirono poi lunghi periodi di abbandono, in particolare nel XX secolo. L’orto fu infine recuperato e restaurato dall’Università degli studi di Milano e nel 2001 fu riaperto al pubblico. Oggi è di fatto un museo universitario del Verde e rappresenta una preziosa testimonianza del modello di orto in voga nella seconda metà del Settecento. L’impianto infatti è ancora quello originario, voluto da Witman, ed ha dunque anche una valenza storica. I tre settori principali sono separati da due vasche ellittiche come un tempo ed i primi due settori sono occupati da aiuole in successione, caratterizzate da microclimi specifici, che accolgono specie medicinali, alimentari, tintorie e per altri usi. Il terzo settore è l’arboreto, noto perché ospita tante varietà di alberi tra cui due esemplari duecentenari di gingko biloba, un maschio ed una femmina, veri e propri patriarchi divenuti simbolo dell’intero orto. Vi sono poi esemplari di cedri, platani, aceri, magnolie ed un maestoso noce del Caucaso inserito nell’elenco degli alberi monumentali di Milano. Si tratta di un esemplare risalente alla metà del XIX secolo, alto 18 metri e con una circonferenza del tronco di circa 4. Il nome scientifico è Pterocarya fraxinifolia, si tratta di una specie evidentemente originaria dell’Asia occidentale, che fu introdotta in Francia nel 1784 dal botanico francese André Michaux ed in seguito negli altri paesi europei. Questo albero maestoso non si sviluppa particolarmente in altezza, anche se può arrivare fino ai trenta metri, ma è caratterizzato da una chioma molto espansa in orizzontale e di verde intenso. E’ noto che il suo legno leggero e resistente è molto apprezzato per la costruzione di mobili, tuttavia in Europa si è imposto nel tempo anche come pianta ornamentale ed è molto impiegato nei parchi. Il noce del Caucaso è molto sfruttato anche in erboristeria, in particolare le foglie ed i malli, le polpe che avvolgono le noci. Il mallo dell’albero di noce è da sempre conosciuto per le sue proprietà antisettiche, antiinfiammatorie, astringenti e depurative, ma il suo impiego diretto non è raccomandabile. Al contrario, grazie alle proprietà citate, l’utilizzo come decotto in campo erboristico è riservato sovente alle infiammazioni della pelle ed al contrasto alla eccessiva sudorazione. Il mallo viene poi impiegato largamente nell’industria dei liquori per produrre il famoso nocino, liquore tipico della tradizione modenese ma diffuso in tutta Italia.. Nella medicina popolare invece le foglie ed il mallo vengono utilizzati come rimedio per contrastare l’eccessiva produzione di muco intestinale e come rimedio per purificare il sangue.

Il noce di Brera fu piantato nel 1850, durante la seconda occupazione austriaca. Un periodo difficile per la città che si leccava ancora le ferite dopo il triste epilogo dei moti del 1848 e delle celebri cinque giornate di Milano. Il maresciallo Radetzky era rientrato a Milano, Carlo Alberto di Savoia sconfitto aveva abdicato. La repressione che ne era seguita era stata durissima, tra fucilazioni, sequestri e rastrellamenti. Nulla lasciava pensare che quell’albero avrebbe assistito solo pochi anni dopo alla realizzazione di quel sogno risorgimentale che aveva acceso gli animi di un’intera generazione.

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