Ripartire dall'economia circolare per

Ripartire dall’economia circolare

Anche se tutti i 194 paesi firmatari dell’Accordo di Parigi del 2015 (COP21) mantenessero la promessa di ridurre le emissioni, è fortemente prevedibile che la temperatura terrestre, durante l’attuale secolo, crescerebbe di 3,2° C, ovvero ben oltre il limite max di 2° C previsto dall’Accordo stesso. Il riscaldamento globale, infatti, non mostra segni di rallentamento e la cruda realtà è che alcune città ed i paesi più vulnerabili di altri, saranno chiamati ad affrontare catastrofi ambientali, sociali e umanitarie di elevate dimensioni. E, per una crudele ironia della sorte, le nazioni più vulnerabili agli impatti del collasso climatico sono anche quelle a più basso reddito e che, soprattutto, contribuiscono molto meno delle altre, alle emissioni globali. E’ finito, ormai, il tempo delle piccole riforme ed è iniziato quello delle scelte coraggiose a radicali: per correggere la rotta dell’economia globale c’è bisogno di un coerente, serio e profondo cambio di marcia nel pensiero sistemico. E questo grande cambiamento si chiama (anche) economia circolare.

Non c’è giustizia ambientale, senza giustizia sociale. Distruttivo e istruttivo, come ha dimostrato essere anche la pandemia, la crisi climatica sarà la più grande minaccia di questo secolo per la salute globale. In un’epoca in cui si deve ricostruire meglio, l’economia circolare non è mai stata più rilevante.

Il report

Qualora venisse attuata ed ampliata a livello globale, infatti, l’economia circolare sarebbe in grado di colmare l’Emissions Gap, ovvero il divario esistente tra i livelli delle emissioni previsti per il 2030 e i livelli necessari per mantenere l’aumento delle temperature al di sotto dei 2° C, come previsto dall’Accordo di Parigi dl 2015 (COP 21). Quest’importante notizia, emerge dallo studio The Global Circularity Gap Report 2021, redatto dalla onlus Circle Economy, nell’ambito della c.d. Circularity Gap Reporting Initiative.

Questo report, infatti, dimostra che l’azione di combinare politiche che promuovono l’economia circolare con politiche per la mitigazione dei cambiamenti climatici, ci indirizza lungo un percorso che dovrebbe garantire un mondo caratterizzato da aumento delle temperature ben al di sotto della soglia limite di 2° C, entro il 2032, grazie all’adozione di 21 misure per il riciclo, il riuso e la riparazione dei prodotti, che condurrebbero ad un taglio di quasi 23 miliardi di tonnellate di emissioni di gas serra all’anno, permettendo, così, di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5° C rispetto ai livelli pre-industriali.

Adottando un piano d’azione che implementi strategie a supporto dell’economia circolare, possiamo spianare la strada a quelle trasformazioni sistemiche nei sistemi produttivi e distributivi, necessarie per correggere la rotta dell’economia globale, andando ben oltre i limiti delle politiche attuali e gli impegni nazionali per l’azione climatica. Gli attuali impegni assunti, di fatto, si limitano a coprire solamente il 15% del cammino, mentre l’economia circolare aiuta a percorrere il restante 85% del percorso di radicale trasformazione del modello di sviluppo.

Tuttavia l’attuale 8,6% di circolarità dell’economia mondiale è in calo, anziché aumentare, generando di conseguenza, un enorme valore Circularity Gap (91,4 %): il Circularity Gap Report 2020 (CGR) ha rivelato che nel 2020 l’economia globale era circolare per l’8,6%, mentre solo due anni prima lo era per il 9,1%!

Sempre secondo circle-economy.com, anche gli impegni di decarbonizzazione assunti dagli stati del mondo durante la recente Cop26 di Glasgow, hanno fortemente mancato l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 1,5° C (rispetto gradi dai livelli pre-industriali), proprio a causa dei suddetti 23 miliardi di tonnellate circa di emissioni annue di gas serra in eccesso. La notizia positiva – per contro – è che sarebbe sufficiente aumentare questa percentuale solamente di un ulteriore 7,7% (raddoppiando quasi l’attuale 8,6% di circolarità dell’economia, per colmare l’Emissions Gap). Eppure tutti gli indicatori evidenziano come il mondo sia tuttora incatenato a pratiche obsolete, basate sul modello lineare di estrazione di risorse-produzione-consumo-scarto (“take-make-dispose”), con le pratiche, i processi produttivi e i comportamenti insostenibili che essa comporta. Applicando strategie circolari, dove i flussi di materiali si incontrano con gli epicentri di emissioni di gas serra, possiamo mantenere il valore delle risorse e ridurne il consumo eccessivo, riducendo così anche i gas serra. Così facendo si riduce il Circularity Gap e, a sua volta, si chiude l’Emissions Gap.

Le 21 misure di economia circolare proposte da Circle Economy, in dettaglio, permetterebbero una riduzione nel consumo annuo di materie vergini, dalle attuali 101,4 Gt (Gigatonnellate o miliardi di tonnellate) a 79 Gt raddoppiando, in questo modo, il tasso di riciclo dall’8,6% dei materiali vergini al 17%, con un taglio netto annuale delle emissioni di gas serra di 22,8 miliardi di tonnellate (ossia 22,8 Gt). Alcuni esempi concreti:

  • la riduzione di 4,05 Gt di materiali nell’edilizia, taglierebbe le emissioni di 3,45 Gt;

  • la ristrutturazione degli edifici, farebbe risparmiare 5,28 Gt di materiali e 2,15 Gt di emissioni;

  • l’utilizzo di cibi stagionali e locali e altri metodi di produzione sostenibile di cibo, ridurrebbe il consumo di materiali di 3,4 Gt e le emissioni di 2,07 Gt;

  • l’impiego di metallo e plastiche riciclate, per produrre nuovi veicoli e con il riciclo dei veicoli a fine vita, farebbe risparmiare 3,3 Gt di materiali e 1,5 Gt di emissioni.

L’economia circolare ci insegna a fare di più con meno

Per alimentare il nostro stile di vita tipicamente “consumistico” necessitiamo di molte risorse, secondo il classico sistema produttivo lineare, ed il cui consumo produce emissioni di gas clima-alteranti. L’economia circolare, di contro, garantisce che con meno materiali in circolazione, e di conseguenza con meno emissioni, si possa raggiungere lo stesso rendimento, se non addirittura migliore. Grazie a strategie intelligenti e alla riduzione del consumo di materiali, infatti – come dimostra lo studio – l’economia circolare ha il potere di ridurre le emissioni globali di gas serra del 39% e di ridurre l’uso di risorse vergini del 28%, in particolare, attraverso le seguenti 3 MACRO-AZIONI:

COLMARE IL DIVARIO DI CIRCOLARITA’ ATTRAVERSO LA LEADERSHIP E L’AZIONE

1. Formare una coalizione per un’azione che sia al tempo stesso diversificata e inclusiva.

Riunendo una comunità diversificata di imprese, governi, ONG e accademici, per aumentarne la capacità e l’abilità, si accelera l’azione collettiva verso la circolarità, al servizio del miglioramento dei fabbisogni della società e della salute ecologica globale, consentendo di agire per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi prima che sia troppo tardi e di iniziare a costruire le infrastrutture e le alleanze necessarie per raccogliere, recuperare e condividere la conoscenza in materia di economia circolare a livello globale.

2. Integrare i piani nazionali per far leva sull’economia circolare negli impegni nazionali sul clima.

Le varie strategie circolari, adattate alle diverse categorie di paesi, possono riportare le nazioni su un percorso atto a mantenere l’aumento delle temperature ben al di sotto dei 2°C. L’integrazione di piani su misura può anche consentire un miglioramento della definizione degli obiettivi, della misurazione e del benchmarking per i paesi nel processo di revisione dei Contributi Determinati su Base Nazionale (NDCs), e garantire che ogni nazione sia in grado di allineare le questioni globali con il proprio contesto locale, i propri incentivi e i propri mandati. Questo potrà anche supportare i settori chiave che dovranno sostenere il cambiamento.

3. Creare un ambiente favorevole per facilitare la transizione all’economia circolare.

I responsabili politici possono affrontare le carenze del mercato e delle normative che inibiscono le condizioni necessarie per un’ampia diffusione delle iniziative legate all’economia circolare, tra cui l’abbandono di modelli finanziari che supportano i soli progetti lineari. Sarà necessario mobilitare un ingente capitale verso iniziative di economia circolare per poter sbloccare tutto il loro potenziale di “ricostruire meglio”.

 

Nell’immagine di sopra, sono riportati i 7 elementi chiave dell’economia circolare, che forniscono una guida pratica per una varietà di stakeholder, rappresentate dal c.d. DISRUPT FRAMEWORK, ossia una lista di modelli di business e di collaborazione nella catena di fornitura e nell’uso delle tecnologie digitali per supportare la circolarità. Nello specifico, si tratta di una lista completa di 80 strategie circolari concrete per i prodotti, di ampia portata: guida al design, decisioni riguardanti gli input, l’uso e il fine vita, selezione di input alternativi biobased per sostituire materiali più rari o ad alta intensità di emissioni, ma tradizionali.

2020-2021: gli anni della verità?

I lockdown forzati in tutto il mondo, a seguito della pandemia, non hanno solo contribuito un forte calo delle emissioni di gas clima-alteranti, ma hanno anche accelerato lo smantellamento degli assets legati all’industria dei combustibili fossili. Eppure, nonostante questo progresso sia stato involontario e probabilmente temporaneo, può insegnarci lezioni preziose da poter tradurre in cambiamenti strutturali, utili a far luce sui difetti del nostro sistema: un sistema lineare e non sostenibile, che si basa sullo sfruttamento delle risorse naturali e delle persone. Se è vero, dunque, che il prossimo sarà il decennio decisivo per il futuro dell’umanità sulla Terra, i prossimi saranno gli anni decisivi per potenziare gli sforzi diretti all’azione climatica e per definire obiettivi realistici per prevenire le conseguenze peggiori della crisi climatica in atto.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui