Addio a Breiner: il bambino che

Assassinato a 14 anni mentre difendeva le terre del suo popolo

Il suo nome era Breiner David Cucuñame López, era un nativo della tribù colombiana dei Nasa e per difendere le terre del suo popolo dagli interessi dei narcotrafficanti e dalle incursioni dei gruppi armati che agitano il suo Paese, si era unito alla Guardia indigena studentesca: un gruppo disarmato che si batte per la difesa della regione sud-occidentale del Cauca. Era, perché Breiner è stato ucciso pochi giorni fa, mentre insieme a suo padre e ai suoi compagni stava facendo un giro di perlustrazione, a seguito di una segnalazione circa la presenza di un gruppo armato all’interno della riserva Nasa. Breiner era un attivista che si batteva per i diritti del suo popolo, per la tutela dell’ambiente, per la giustizia. Aveva solo 14 anni ed è il primo ambientalista ad essere stato assassinato nel 2022, a pochi giorni dall’inizio del 2022. Insieme a lui ha perso la vita anche un uomo che faceva parte della scorta di un leader Nasa, Guillermo Chicame, e due uomini sono rimasti feriti sotto i colpi di arma da fuoco.

Una lunga scia di sangue

L’episodio, che ha avuto una forte risonanza all’interno del Paese, si va ad aggiungere ad una lunga scia di sangue che da tempo coinvolge coloro i quali si battono in difesa dell’ambiente e che sembra trovare nella Colombia i suoi effetti peggiori, tanto da farle meritare, sulla base dei dati forniti da Global Witness, il triste primato di Paese più pericoloso al mondo per chi si occupa di difesa del Pianeta. Dei 227 attivisti assassinati nel corso del 2020, infatti, ben 65 vivevano nel Paese sudamericano: praticamente una su tre delle vittime.

Perché tanti ambientalisti uccisi in Colombia?

La situazione colombiana si presenta particolarmente problematica per via di un mix di interessi che vede coinvolti da un lato i cartelli del narcotraffico, dall’altro le bande armate figlie delle vecchie FARC (le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia): un gruppo paramilitare fondato nel 1964, che dopo decenni di attentati e incursioni, nel 2016 è giunto ad una pace con lo Stato colombiano. L’accordo, tuttavia, non è stato accolto da tutti i membri delle FARC, alcuni dei quali hanno scelto di proseguire sulla via della violenza, alleandosi spesso con i gruppi della droga.

A pagare il prezzo più alto di queste alleanze sono proprio gli indigeni, che spesso vivono in territori di interesse dei cartelli e dei guerriglieri. Il risultato è che ogni anno decine di uomini e di donne che lottano per la difesa delle proprie terre finiscono con l’essere assassinati, senza che lo Stato faccia nulla per proteggerli e, anzi, con uno Stato – come ci dice il report pubblicato lo scorso anno dall’associazione irlandese Frontline defenders – che non di rado decide persino di togliere la scorta destinata ad alcuni degli attivisti considerati maggiormente a rischio.

Breiner si batteva perché la sua gente potesse vivere pacificamente nelle proprie case, nel rispetto della natura; si batteva perché i trafficanti, interessati a garantirsi quei corridoi che li avrebbero collegati al Pacifico, agevolando l’esportazione di cocaina, restassero fuori da quelle terre. Al suo funerale, le autorità indigene presenti lo hanno definito un “custode della Terra Madre, un guardiano del territorio indigeno, un bambino protettore della vita e dei sogni Nasa”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui