Crisi energetica

La soluzione per la crisi energetica

La transizione ecologica non è una passeggiata e il peso dell’inerzia sullo sviluppo delle rinnovabili degli ultimi 15 anni si fa sentire, anche rispetto alla crisi energetica.

Gli interventi di mitigazione degli effetti dell’aumento dei prezzi di gas ed elettricità così come sono stati concepiti dal Governo rischiano di essere solamente una toppa che limita temporaneamente i rincari sulle bollette energetiche ma che non risolve il problema di un parco produttivo troppo dipendente dalle costose fonti fossili, in particolare dal costosissimo gas naturale.

È proprio intorno al rincaro dei prezzi del gas naturale europei che si sta consumando una delle crisi più profonde del mercato energetico europeo degli ultimi 50 anni che ha visto protagonisti gli americani (primi esportatori di gas naturale liquefatto al mondo ansiosi di allargare il perimetro della Nato all’Ucraina), i russi impazienti di attivare il Nord Stream 2 (il nuovo gasdotto che porterà il gas in Germania senza passare dall’Ucraina) e gli europei alle prese con un mix di eventi sfortunati che hanno portato i prezzi del gas e dell’energia a livelli mai registrati in precedenza (temperature basse ad inizio stagione, stoccaggi vuoti, calo del vento nel nord europa che ha ridotto lka produzione di eolico,domanda comunque sostenuta dalla ripresa economica in atto).

La crisi delle aziende energetiche?

La crisi energetica è anche la crisi delle aziende energetiche? Assolutamente no. Le aziende che sono andate in crisi sono prevalentemente quelle medio-piccole e non sono certo le grandi aziende dello Stato (Enel ed ENI) o le pseudo municipalizzate (A2A) per le quali si prospettano ancora utili record, tanto da spingere Draghi a chiedere loro (dovrebbe imporlo) un contributo (finalmente) con un non ben delineato taglio degli extra-profitti. Il Governo spagnolo già alle prime avvisaglie di crisi lo scorso settembre ha attivato un prelievo agli extra profitti alle imprese che producono energia. Una mossa andrebbe chiesta anche all’Autorità per l’Energia (ARERA) che sembra un vaso di coccio tra le Utility e il Governo.

Tralasciando gli effetti nefasti sulla concorrenza dovuti alla perdita di numerosi operatori del mercato, il PNRR purtroppo sembra remare nella stessa direzione: mettere a disposizione fondi alle società partecipate dallo Stato che, in realtà, non ne hanno bisogno e che accedendovi in via (quasi) esclusiva rischiano di minare ulteriormente le fragili basi della concorrenza consolidando la propria posizione dominante.

Una politica energetica europea

Dalla crisi energetica se ne esce tutti insieme con una politica energetica europea e nazionale mirata alla decarbonizzazione (basata sulle fonti rinnovabili), digitale e distribuita (diffusa, cioè che ciascun cittadino fa la sua parte).

L’incertezza di Cingolani in materia energetica quando salta di palo in frasca tra rinnovabile e nucleare, tra auto elettrica e auto tradizionale di certo non aiuta la transizio

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