Verso una mobilità dolce

Un’Europa verso la mobilità dolce

L’11 settembre 2020 è stata pubblicata la legge 120/2020 che ha convertito in legge il cosiddetto D.L. Semplificazioni. Nell’articolo 49 si leggono le “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle infrastrutture stradali e autostradali” ed in particolari aggiungono delle novità per quanto riguarda la “mobilità dolce”, nello specifico per quel che riguarda le strade urbane ciclabili.

Con quest’intervento si dà la possibilità alle amministrazioni locali di intervenire, in maniera snella, veloce e anche con poche risorse, su un tema che dovrà caratterizzare o addirittura impegnare in maniera prioritaria la gestione della transizione ecologica a livello locale, in modo da favorire sempre più l’utilizzo di mezzi alternativi all’automobile per muoversi in città.

La bicicletta, tra i mezzi di trasporto a emissioni zero, è sicuramente la soluzione più idonea per gestire questo passaggio. Molte città Europee si stanno attrezzando in tal senso, solo per citarne alcune: Berlino con il progetto “Berlin Autofrei”, libererà il centro intasato dalle automobili, creando vaste aree pedonali e piste ciclabili; Parigi tra il 2015 e il 2020 ha quintuplicato la lunghezza delle piste ciclabili e durante il primo lockdown, ha creato le cosiddette “coronapistes” provvisorie. Ora si appresta a trasformare gli Champs-Élysées e la zona intorno alla Tour Eiffel, in aree verdi prevalentemente pedonali e ciclabili; Lione ha un piano da 100 milioni per realizzare 400 Km di piste ciclabili interconnesse per tutta l’area metropolitana

La situazione in Italia

Come in Europa, dove gli esempi di progetti sulla mobilità dolce si moltiplicano, anche l’Italia comincia a “muovere le sue prime pedalate”. Grazie alle semplificazioni della legge 120 del 2020, ci sono, ad esempio, diversi progetti di bicipolitane, cioè “una rete di percorsi per mezzi a due ruote non motorizzati che supera il semplice concetto di piste ciclabili per formare un sistema di linee numerate e colorate come quella delle “metro” che si sviluppino per l’intera aerea urbana”. A Pesaro, dove è stata realizzata la prima bicipolitana d’Italia, un progetto partito nel 2010, prevedono nel 2023 di arrivare a 100 km di piste ciclabili. Sullo stesso concetto si stanno sviluppando diversi progetti, a Bologna, 1000 km di piste ciclabili, Firenze, Padova, Milano, Rimini, Siracusa, Genova, Torino. Il 2021 è stato un anno importante per la realizzazione delle prime infrastrutture e l’ANCI, per spiegare meglio l’opportunità alle amministrazioni locali ha realizzato un bel video che evidenzia tutte le novità che porta la legge 120/20.

Cos’è una strada urbana ciclabile?

Intanto la definizione di strada urbana ciclabile: “strada urbana ad unica carreggiata, con banchine pavimentate e marciapiedi, con limite di velocità non superiore a 30 km/h, definita da apposita segnaletica verticale ed orizzontale, con priorità per i velocipedi». Poi vengono definiti una serie di interventi possibili sulle strade urbane, che semplificano la realizzazione e la disciplina di infrastrutture che favoriscano la sicurezza, i diritti e il riconoscimento della bicicletta come veicolo del trasporto urbano.

Sono interventi, come dice il video “semplici ed economici, realizzati sulla carreggiata stradale, attraverso della segnaletica stradale”:

  • Corsie Ciclabili: parte della carreggiata stradale delimitata da una striscia continua o discontinua e dal simbolo della bicicletta. Un intervento semplice, utilizzato dove non è possibile realizzare una vera e propria infrastruttura ciclabile. Possono essere realizzate anche all’interno di corsie riservate a bus e taxi.

  • Doppio senso ciclabile: si può realizzare sulle strade a senso unico per tutti gli altri veicoli, sulla sinistra rispetto al senso di marcia

  • Case avanzate per le biciclette: spazi dedicati alle biciclette posti davanti alle linee di arresto degli altri veicoli in prossimità di impianti semaforici. I ciclisti sono in questo modo più visibili e sicuri, soprattutto nelle manovre di svolta

  • Zone scolastiche: comprende una o più strade in prossimità di istituti scolastici di qualsiasi grado. Possono essere fatte delle limitazioni alla circolazione e alla sosta dei veicoli, in orari prestabiliti, temporaneamente o in maniera definitiva, in modo da renderle aree pedonali.

Questi importanti, ma semplici provvedimenti, semplificano di molto la transizione verso una mobilità dolce, auspicabile in questo periodo di transizione e si spera riescano a contribuire, oltre che nei centri che già si stanno adoperando con progetti di mobilità alternativa, anche nelle località e amministrazioni meno ricettive e più resistenti al cambiamento.

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