Gli immortali: Angelo Motta

Un’edicola particolare

Camminando nel riparto XVIII dell’area di ponente del Cimitero Monumentale di Milano è probabile imbattersi nell’edicola della famiglia Motta, facilmente riconoscibile perché la sua forma rimanda a quella di un panettone gigante e forse per il “re dei panettoni” non poteva essere diversamente. In realtà la forma dell’edicola firmata Melchiorre Bega rimanda anche ad un’antica tipologia di edificio preistorico dell’età del bronzo, il cosiddetto tholos miceneo, arricchito da sei statue in bronzo realizzate dal grande scultore lombardo Giacomo Manzù e che rappresentano rispettivamente: Cristo Flagellato, Sant’Ambrogio, San Carlo, l’Addolorata, il giudizio di Salomone ed infine David.

La storia di Angelo Motta

Angelo Motta nacque nel 1890 a Gessate in provincia di Milano e dopo un lungo e precoce apprendistato come pasticcere aprì il suo primo forno milanese nel 1919 in via Chiusa. Fu allora che egli riprese l’antica tradizione della lievitazione naturale del panettone, ne modificò la forma inaugurando la nuova tradizione del panettone alto a cupola di battistero e ne rivoluzionò l’impasto rendendolo più soffice e più ricco di uvetta. Il successo arrise subito al giovane pasticcere e continuò ad arridergli ininterrottamente negli anni successivi, culminando nell’apertura dello stabilimento in viale Corsica sul finire del 1930. Basti pensare che alla sua morte avvenuta nel 1957 la produzione nel ventennio dal 1937 al 1957 risulterà aumentata di ben sette volte. A partire dagli anni 50 altri incredibili successi furono raggiunti grazie alla diversificazione della produzione in altri settori e ad intuizioni rivelatesi vincenti, si va dal primo gelato su stecco di produzione industriale alla prima merendina, per arrivare alla creazione del tartufone, un panettone farcito. Tutti prodotti che diventeranno un vero e proprio mito generazione dopo generazione, rappresentando al meglio momenti di spensieratezza e di festa.

L’origine del panettone

Tutto però partì dal panettone e dalla sua successiva produzione su scala industriale. Le origini del panettone sono tuttavia molto più antiche e sono avvolte da un’aura di leggenda. La più antica attestazione di un dolce di Natale prodotto con burro, uvette e spezie, è stata rinvenuta in un registro delle spese del Collegio Borromeo di Pavia e risale al 1599. L’origine del panettone pare essere però ancora più antica e fa riferimento addirittura ad un cuoco al servizio del potente Ludovico il Moro che, avendo improvvidamente carbonizzato un dolce preparato per un sontuoso ed importante pranzo di Natale servito presso la corte sforzesca, fu soccorso nella disperazione da un suo sguattero di nome Toni, il quale propose di servire un dolce da lui realizzato per altro uso in mattinata con quanto rimasto in dispensa, vale a dire un po’ di farina, burro, uova, della scorza di cedro e qualche uvetta. Il cuoco, non avendo altra scelta, acconsentì e osservò tremante la scena da dietro una tenda. Ebbene il dolce riscosse un incredibile successo e quando il duca chiese al cuoco come si chiamasse quella prelibatezza pare che egli rispose: “ L’è ‘l pan del Toni “. Il pane di Toni o panettone da allora ha continuato a mietere successi. A Milano poi vi è una singolare tradizione che prevede di conservare una porzione del panettone mangiato a Natale, per poi mangiarlo raffermo ed a digiuno il giorno della festa di San Biagio, vale a dire il 3 Febbraio. Ciò proteggerebbe dai raffreddori e dai malanni alla gola, da cui il detto milanese: “ San Biass el benediss la gola e el nas “, cosa che spiega anche l’abitudine di liquidare i panettoni invenduti del periodo natalizio proprio in questa data come panettoni di San Biagio.

Un successo quello di Angelo Motta che non alterò mai la sua personalità. Lui, figlio di un cocchiere e di una lavandaia, era e rimase sempre un uomo semplice, bonario, popolare, dedito instancabilmente al lavoro. Quando nel dopoguerra sarà affiancato da un amministratore delegato non smetterà comunque di andare in giro per l’Italia ispezionando insegne e negozi, senza guardarsi in giro. Andava a letto alle nove di sera, pronto a ripartire con i suoi alle sette del mattino. Pare fosse proibito fumare davanti o accanto a lui, in un periodo in cui le sigarette si sprecavano, nonché nominare lo storico rivale Alemagna. Morì il 26 Dicembre 1957, il giorno dopo aver gustato probabilmente il suo ultimo panettone, stroncato da un infarto. La città lo pianse sinceramente commossa, con lui se ne andava una brava persona, nonché uno dei personaggi più popolari ed amati di Milano.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui