Non solo nucleare: Bonn è la

Cos’è il Trattato di non Proliferazione delle Energie Fossili?

Qualcuno si sarà mai domandato se la soluzione – o comunque una delle soluzioni – per uscire dalle fonti fossili (carbone, gas e petrolio), investendo tutto nelle energie rinnovabili, possa arrivare grazie ad un trattato di non proliferazione dei combustibili fossili? Certamente se lo sono chiesti gli organizzatori della campagna “fossilfueltreaty, l’iniziativa che ha preso piede negli Stati Uniti e che già conta tra i suoi sostenitori svariate decine di organizzazioni a livello internazionale.

Questo TRATTATO DI NON PROLIFERAZIONE DEI COMBUSTIBILI FOSSILI, esattamente in parallelo con il più famoso trattato di non proliferazione delle armi nucleari di 50 anni fa, si pone l’obiettivo di eliminare gradualmente i combustibili fossili e sostenere una transizione giusta, a livello internazionale, partendo dall’assunto che il cambiamento climatico, proprio come le armi nucleari, è indiscutibilmente, una grande minaccia a livello globale. Poiché, infatti, i combustibili fossili sono la causa principale dell’emergenza climatica (quasi l’80% di tutte le emissioni di anidride carbonica, dall’inizio della rivoluzione industriale, derivano carbone, petrolio e gas), è necessaria un’azione coraggiosa e immediata per affrontare quest’emergenza climatica, cooperando a livello internazionale per eliminare gradualmente la produzione di combustibili fossili e trovare soluzioni più sicure ed efficaci.

Il Trattato di Non Proliferazione dei Combustibili Fossili, prendendo come riferimento gli sforzi globali per fermare la proliferazione nucleare e vietare le sostanze chimiche che danneggiano l’ozono, le mine anti-uomo e altre minacce per l’umanità, prevede delle misure e delle azioni basate su tre pilastri: non proliferazione, disarmo globale e una transizione pacifica e giusta.

  1. NON PROLIFERAZIONE: porre gradualmente fine alla ricerca di nuove risorse e alla relativa apertura (proliferazione) di nuovi giacimenti di combustibili fossili, prevenendo l’espansione di carbone, petrolio e gas ponendo fine a tutti i nuovi sviluppi e produzioni

  2. DISARMO GLOBALE (Global disarmament): prevede l’eliminazione graduale delle attività esistenti di produzione, scorte esistenti e distribuzione di fonti fossili su scala globale, con relativi sussidi pubblici, in linea con il limite climatico globale di 1,5°C. Poiché gli attuali giacimenti di petrolio e gas e le miniere di carbone esistenti nel mondo contengono più carbonio di quanto sia necessario per superare il limite di riscaldamento di cui sopra, è necessario:

  • applicare, con urgenza, una nuova regolamentazione dell’offerta di combustibili fossili;

  • stabilire limiti all’estrazione;

  • eliminare i sussidi alla produzione (i c.d. SAD-SUSSIDI ABIENTALMENTE che, per es., sono costati al nostro Paese 34,6 miliardi di €, per il solo 2020!!!

  1. TRANSIZIONE GIUSTA (Peaceful transition) o PHASE-OUT EQUO: l’enorme portata della sfida climatica, rende indispensabile agire collettivamente e rapidamente per arrivare ad una transizione pacifica e giusta, elaborando un piano di diversificazione economica, che offra un mix di tecnologie e di energie rinnovabili e pulite insieme ad altre soluzioni affidabili a basse emissioni di carbonio tali da aiutare e coinvolgere i lavoratori, le comunità e i Paesi che dipendono dai combustibili fossili, a costruire mezzi di sussistenza sicuri e sani.

La Dichiarazione di Lofoten è stata redatta nell’agosto 2017, durante un incontro svoltosi appunto nell’arcipelago norvegese delle nelle isole Lofoten (situate a circa 200 km a sud del circolo polare artico) che ha riunito un gruppo di accademici, analisti e attivisti, convinti assertori della necessità urgente di limitare l’espansione delle industrie del petrolio e del gas, se si desidera davvero riuscire a raggiungere gli obiettivi climatici stabiliti con l’Accordo sul clima di Parigi (COP 2015). Il luogo scelto per la redazione di quest’importante trattato non è affatto casuale: l’industria petrolifera e del gas, infatti, sta attualmente spingendo con insistenza per riuscire ad aprire la possibilità aprire alle trivellazioni petrolifere le acque intorno a Lofoten, con i conseguenti e ovvii devastanti effetti sul clima, la comunità locale e la bellezza naturale di Lofoten! Fortunatamente, numerosi attivisti sono riusciti a bloccare questi assurdi piani per diversi anni.

E Bonn?

In occasione del VI° anniversario dell’adozione dell’accordo sul clima di Parigi (COP25), il Consiglio Comunale della città di Bonn (prima ed unica città, fino ad ora, in Germania, e in Europa, insieme a Barcellona) ha votato la mozione a favore dell’adesione della città al Trattato di Non Proliferazione dell’Energia Fossile, approvandola nell’ultima riunione della Commissione Ambiente, con i voti di Verdi, SPD, Sinistra e Volt, a conferma di una volontà di tutela del clima veramente ambiziosa, da parte di una città pioniera come Bonn.

Katja Dörner, la sindaca di Bonn, accogliendo con favore l’adesione della città, ha affermato: “Gli obiettivi dell’iniziativa globale coincidono con l’impegno della città di Bonn a raggiungere l’obiettivo di 1,5 gradi stabilito dagli Accordi di Parigi nella risoluzione sull’emergenza climatica e con il nostro obiettivo di essere neutrali rispetto al clima entro il 2035. Una cosa è chiara: l’unico modo per raggiungere la neutralità climatica è attraverso le energie rinnovabili e una graduale decarbonizzazione del nostro approvvigionamento energetico. La città di Bonn lo ha espresso con la sua risoluzione sulla protezione del clima e si è posta l’obiettivo di convertire successivamente il suo approvvigionamento alle energie rinnovabili entro il 2035”. Bonn si unisce, così, a decine di altre città nel mondo, che chiedono un trattato come quadro per la cooperazione internazionale per eliminare, con gradualità, carbone, gas e petrolio e garantire che il limite di 1,5° C possa essere davvero rispettato. La città canadese di Vancouver è stata la prima città al mondo ad aderire all’iniziativa un anno fa. Da allora il numero è salito a 25 città, tra cui Los Angeles, Barcellona, Sydney, Cambridge e Dhulikhel in Nepal. La

La delibera che chiedeva il sostegno della città all’iniziativa del Trattato di Non Proliferazione Fossile, presentata dall’ambasciatore onorario del Patto per il Clima dell’UE, Sven Harmeling, è stata co-sponsorizzata da sei organizzazioni e gruppi locali: Extinction Rebellion, Fridays For Future, Germanwatch, Moratorium-A565, Parents for Future e Psychologists/Psychotherapists for Future (Psy4F).

Sven Harmeling ritiene che “come capitale della diplomazia internazionale del clima con la sede del Segretariato della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (sigla in inglese UNFCCC), è importante per la credibilità di Bonn essere coerente nel suo impegno verso l’obiettivo di 1,5°C degli Accordi di Parigi, intraprendendo i passi necessari. L’adesione di Bonn all’iniziativa del Trattato di Non Proliferazione dei Combustibili Fossili come prima città tedesca è quindi un’aggiunta coerente alle precedenti risoluzioni e misure di Bonn sulla politica climatica, e deve ora essere tradotta in ulteriori azioni concrete”.

Gli fa eco Seble Samuel, responsabile per l’Iniziativa del Trattato di Non-Proliferazione dell’Energia Fossile: “Le città di tutto il mondo stanno lanciando insieme un mondo senza fossili, facendo pressione sui governi nazionali per tenere i combustibili fossili sotto terra. Come sede del Segretariato ONU per il Clima, l’appello di Bonn a porre fine all’era dei combustibili fossili dovrebbe trovare risposta in tutti i firmatari degli Accordi di Parigi. Segnala che la vera leadership climatica deve essere senza energie fossili”.

Possiamo scegliere oggi di sviluppare insieme nuovi modi di soddisfare i nostri bisogni, o perdere questa opportunità unica di assicurare un ambiente vitale, un’economia forte e un futuro sostenibile per tutti. Sempre più persone ora riconoscono che la cooperazione internazionale è l’unico modo per prevenire la proliferazione dei combustibili fossili e per eliminare gradualmente le scorte e le infrastrutture. E sappiamo che un più alto livello di cooperazione sarà necessario per accelerare la transizione giusta e pacifica verso alternative sicure e pulite e farla funzionare per tutti.

Proprio come cinquant’anni fa, quando un trattato internazionale disinnescò la minaccia delle armi nucleari, ora il mondo ha un urgente bisogno di un trattato di non proliferazione per i combustibili fossili.

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