Le Università protagoniste della transizione verde

Università ed ecologia

Le Università possono assumere un ruolo di guida nella transizione verde per realizzare società più sostenibili; allineandosi agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sia diminuendo l’impatto ambientale creato dal proprio ecosistema che promuovendo ricerche sostenibili, associandosi alle comunità locali ed alle imprese.

L’Università della Calabria

Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Chimica e Tecnologie Chimiche dell’Università della Calabria ha depositato il brevetto di un’innovativa tecnologia che consente di ricavare tessuti dalle piante a impatto zero sull’ambiente e si basa su una reidratazione del vegetale con piccole quantità d’acqua, senza utilizzare sostanze chimiche.

Il professor Giuseppe Chidichimo, il docente che guida il gruppo di lavoro che ha depositato il brevetto, dal nome “Processo e impianto la estrazione di fibre cellulosiche da piante liberiane”, ricorda che il primo progetto sulla ginestra, la pianta oggetto dello studio, è partito nel 2005-2007 e, dopo alcune evoluzioni, ha portato ad un processo che utilizza solo acqua (e non più soda come nel primo prototipo) per la macerazione ed il tempo impiegato è ridotto (un giorno e mezzo al massimo in confronto ai 15-20 giorni iniziali).

Il processo è a impatto zero sull’ambiente: non vengono utilizzati reagenti chimici ma solo acqua a ricircolo che può essere riutilizzata o sparsa sugli stessi campi di ginestra perché non contiene sostanze inquinanti; secondo il professor Chidichimo, il processo potrebbe adattarsi anche all’estrazione delle fibre di altre piante come, per esempio, la canapa.

Inoltre la coltivazione della ginestra non richiede utilizzo di insetticidi ed anticrittogamici e, avendo radici molto lunghe e resistenti, cresce in zone anche piuttosto aride e aiuta a contrastare le frane.

L’ Università di Bologna

Al “Tech Share Day 2021”, un evento internazionale sulle innovazioni tecnologiche (l’edizione 2021 era dedicata alla sostenibilità ambientale), l’Università di Bologna ha presentato alcuni progetti nati da necessità contrapposte:

  • ridurre il più possibile l’utilizzo di plastica, per avere meno rifiuti da smaltire;
  • adottare packaging, in particolar modo quello alimentare, per contenere al massimo la diffusione del COVID-19.

I progetti presentati, capaci di garantire in modo sostenibile la conservazione dei prodotti e di provvedere alla sanificazione dei contenitori, sono i seguenti:

  • imballaggi attivi (arricchiti sulla superficie da una soluzione antimicrobica che rilascia molecole naturali in grado di rallentare il processo di maturazione dei prodotti) per prolungare la vita dei prodotti ortofrutticoli;
  • nuovi materiali (contenenti sostanze in grado di consumare l’ossigeno atmosferico e prevenire quindi i fenomeni di ossidazione) per prevenire l’ossidazione di alimenti, farmaci e cosmetici:
  • generatori di plasma che permettono di igienizzare contenitore e contenuto (testati con successo sia contro batteri che contro il coronavirus SARS-CoV-2).

L’Università degli Studi di Milano

Le azioni da promuovere all’interno degli istituti sono il risparmio delle risorse, il riciclo dei materiali, la fornitura di strumenti digitali per lavorare a distanza e l’incoraggiamento a una mobilità a basse emissioni di carbonio; l’Università degli Studi di Milano-Bicocca è partita con BASE (Bicocca Ambiente Sostenibilità Economia).

Il piano sostenibile dell’Ateneo, circa 35 mila persone, è ideato e gestito dalla struttura coordinata dal professor Matteo Colleoni con azioni gestionali-strutturali ed attività formative ed educative atte a modificare i comportamenti degli utenti.

Cambiamenti in atto

Tre esempi di Università Italiane che vogliono essere parte attiva del cambiamento in corso; anche grazie alle iniziative di queste ed altre istituzioni eccellenti è possibile raggiungere gli obiettivi minimi stabiliti dall’Unione Europea e salvare il Nostro Pianeta.

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