Italiani spreconi a tavola: siamo

Lo spreco alimentare: un problema globale

Ogni anno milioni di tonnellate di cibo, spesso ancora commestibile, finiscono nella spazzatura. Si stima che quasi un terzo degli alimenti prodotti sia sprecato a causa delle cattive abitudini dei consumatori, ma anche durante i processi di produzione, lavorazione, conservazione e vendita degli alimenti la quantità di cibo perso è comunque notevole.

Un problema gravissimo se si considera che, secondo il report World Food and Agriculture – Statistical Yearbook 2021 redatto dalla FAO – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, nel 2020 erano quasi 770 milioni le persone che soffrivano la fame. Secondo i dati raccolti dalla FAO la maggior parte delle persone denutrite vive in Asia, mentre l’Africa ha il tasso di denutrizione più alto. Oltre alla denutrizione aumenta anche un’altra condizione collegata alle cattive abitudini alimentari: almeno il 30% degli adulti in Nord America, Europa ed Oceania sono obesi.

Le questioni legate al cibo sono diverse e hanno soluzioni complicate poiché investono quasi tutti i settori della catena alimentare, da quando il cibo nasce fin quando non arriva in tavola. Così dalla produzione alla lavorazione fino alla distribuzione degli alimenti, dalla sicurezza alimentare alla capacità produttiva di alcune Regioni del Mondo che, a causa degli effetti dei cambiamenti climatici o dei conflitti politici, non riescono a garantire cibo a sufficienza alla popolazione, tutti gli studi del caso concordano sulla necessità urgente di azioni concrete ed efficaci volte a contrastare lo spreco alimentare, proteggendo e sostenendo le aree ad alto rischio di denutrizione, che corrispondono alle aree più povere del Pianeta e, allo stesso tempo, combattendo lo spreco di cibo nei Paesi più sviluppati.

Il problema è dunque di portata globale e interessa tutti anche se in diverso modo.

La denuncia: Italia sprecona

In un periodo storico in cui la lotta allo spreco di cibo non è solo una questione etica ma anche un’azione strategica a causa del riscaldamento globale e delle conseguenze derivanti dal consumo eccessivo di risorse, di certo non è confortevole sapere che gli Italiani sono campioni di spreco. Con ben 270 tonnellate di cibo buttato, l’Italia ha il triste primato in Europa di Paese più sprecone, secondo i dati pubblicati dal Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione Europea. Nessuno peggio di noi, ma purtroppo non siamo soli: Spagna e Germania, quasi a pari merito, seguono il nostro cattivo esempio con un totale di 230 tonnellate di alimenti mandati al macero.

Secondo i dati pubblicati ad ottobre su EU Bioeconomy Monitoring System dashboards, in netta controtendenza rispetto a quanto si era affermato più volte, l’Italia perde lo scettro di Paese tra i più virtuosi a livello europeo. Come hanno chiarito gli scienziati del Centro di Ricerca, questo è il primo studio che ricopre un arco di 18 anni, dal 2000 al 2017, formulato utilizzando una metodologia coerente per mezzo della quale si è riusciti a confrontare le stime dei rifiuti alimentari di tutti gli altri Stati membri. Inoltre, nelle indagini precedenti il nostro Paese aveva sempre fornito dei dati incompleti riguardo lo spreco alimentare, poiché non tenevano conto della perdita di cibo durante la trasformazione degli alimenti, dei dati delle famiglie e dei servizi alimentari. Nel nuovo report del Centro di Ricerca invece è stato possibile raccogliere i numeri sullo spreco alimentare durante tutta la filiera, dalla produzione alla consumazione, analizzando inoltre diverse tipologie di alimenti.

Sono in principal modo cereali, pesce, frutta, carne, verdura, uova, patate, barbabietole da zucchero, prodotti lattiero – caseari, colture oleaginose i prodotti che gli Italiani buttano via. Lo spreco maggiore riguarda frutta e verdura, ma anche molte tonnellate di cerali, siamo poi al terzo posto per spreco di prodotti lattiero – caseari, mentre buttiamo via meno carne, per questo siamo in quarta posizione rispetto agli atri Sati membri, e patate per le quali occupiamo il sesto posto.

L’indagine identifica anche i diversi settori in cui avviene lo spreco e sottolinea come il 68% dei rifiuti alimentari sia prodotto dai consumatori finali, un 25% di cibo si perde durante il processo di produzione e un altro 25% durante le fasi di lavorazione, mentre sprechiamo poco durante le fasi della vendita e della distribuzione degli alimenti.

European Green Deal e Farm to Fork

Lo studio pone in risalto un nuovo metodo di misurazione che permette una maggiore efficacia nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità previsti dall’European Green Deal. Questo Patto Verde Europeo prevede una serie di iniziative e strategie proposte dalla Commissione Europea per raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050. Diversi sono i settori interessati dalle azioni strategiche previste del Patto tra i quali figura anche il cibo, oltre alla biodiversità, all’edilizia, ai trasporti all’energia. Cuore dell’European Green Deal è infatti la strategia Farm to Fork – for a fair, healthy and environmentally-friendly food system, che si propone appunto di controllare l’intera filiera del cibo, dalla fattoria alla tavola – per un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente. Correggere e diminuire lo spreco alimentare è fondamentale per la lotta al riscaldamento climatico, oltre che un impegno concreto per raggiungere l’ambizioso obiettivo Fame Zero. La metodologia utilizzata per l’indagine, dunque, non fornisce solo ad una mera informazione riguardo dati e numeri della produzione di rifiuti alimentari, ma permette un’accurata ricerca dei settori lungo la catena di approvvigionamento in cui lo spreco è maggiore, dalla produzione alla distribuzione fino al consumo di cibo. Un sistema che può fornire dati scientifici a supporto delle decisioni istituzionali per il contrasto dello spreco alimentare in tutta l’Unione Europea.

Ma la battaglia che possiamo e dobbiamo vincere è quella che ognuno di noi combatte, ogni giorno, nella propria quotidianità: acquistare cibi sostenibili, adottare abitudini alimentari sane, ridurre lo spreco, prediligere alimenti di stagione, con particolare attenzione al processo di produzione dei cibi è fondamentale, non solo per la nostra salute, ma anche per quella delle popolazioni che soffrono la fame e per le sorti dell’intero Pianeta.

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