Grand Tour. Sogno d'Italia

Grand Tour: un viaggio attraverso la cultura

Con il termine Grand Tour ci si riferisce al viaggio d’istruzione e formazione che principalmente i giovani rampolli delle élites europee, ma in seguito anche russi e americani, erano soliti condurre nel nostro paese al fine di trarre slancio per la propria formazione. Si trattava anche di statisti, uomini di chiesa, artisti, letterati e musicisti, che percepivano il nostro paese come una terra unica nel suo splendore mediterraneo, così lontano dal rigore climatico dei freddi paesi del nord Europa. Ma soprattutto l’Italia, ancora in formazione dal punto di vista politico, rappresentava nell’immaginario del tempo, votato ad una convinta riscoperta dell’età classica, la culla della cultura e dei valori fondanti dell’intero Occidente. Qui quella cultura si poteva toccare con mano, da Roma a Firenze, da Venezia a Napoli, fino ad arrivare in Sicilia. Allora come oggi il nostro Paese era una sorta di museo a cielo aperto, ricco di opere d’arte e di monumenti, ma anche di una natura ancora incontaminata e dalla bellezza prorompente. Una natura che rivelava talvolta anche la sua potenziale forza distruttiva, come quella del Vesuvio che aveva sepolto le città di Pompei ed Ercolano con la celebre eruzione del 79 d.C. e che gli scavi avviati nel 1738 stavano riportando alla luce. Non riemergevano solo sculture e monumenti, ma anche una dimensione del quotidiano mai vista prima, che alimentava la fantasia e l’immaginazione di tanti studiosi.

La mostra

Di recente le Gallerie d’Italia di piazza della Scala a Milano hanno dedicato al Grand Tour, cominciato nel Seicento e protrattosi per tutto il Settecento e buona parte dell’Ottocento, un’interessantissima mostra nella suggestiva cornice della ex banca commerciale italiana, raccogliendo quadri e sculture a riguardo, ma anche manufatti e qualche arredo di incomparabile bellezza. Si tratta a ben vedere del mito dell’Italia nel mondo, consolidatosi grazie ad artisti di varia estrazione che hanno esplorato luoghi e monumenti, ma anche incontrato e immortalato gente comune sull’onda lunga di una tendenza che parte con il Neoclassicismo e continua poi con il Romanticismo. I dipinti esposti spaziano dal ritratto dei protagonisti di questi viaggi, in qualche raro caso si tratta addirittura di autoritratti, a scene pittoresche, dalla riproduzione di monumenti antichi a fine di studio a paesaggi incontaminati. La passione per l’antico favorì un tipo particolare di vedute, i cosiddetti capricci, vale a dire paesaggi ideali dove venivano riuniti artificiosamente monumenti in realtà dislocati in luoghi distanti. Non avevano dunque una finalità documentaria, ma erano piuttosto una memoria simultanea dei monumenti più rappresentativi incontrati durante il viaggio in Italia. I capricci fecero la fortuna di artisti come Giovanni Paolo Panini o Hubert Robert. Più in generale il ritrattismo e il vedutismo, considerati fino ad allora dei generi pittorici minori, trovarono in questo periodo un rinnovato slancio, conquistandosi sul campo dignità e legittimazione. Il bel paese offriva in questo senso un ampio registro di bellezza naturale ed era in grado di soddisfare qualunque categoria estetica, lasciando che si contrapponessero due scuole di pensiero diverse, quella illuminista e dunque più scientifica nella rappresentazione dell’oggetto e quella romantica, che lasciava invece più spazio all’idealizzazione e al sentimento.

Le tappe del Grand Tour

La prima tappa del Grand Tour era generalmente Firenze, incantevole per il suo panorama, le collezioni di antichità dei Medici e i capolavori del Rinascimento esposti agli Uffizi. Da Firenze si proseguiva per Roma, la capitale dell’antichità e della cristianità. La meraviglia di fronte alle maestose rovine del Colosseo, gli archi trionfali e le colonne dei Fori Imperiali era scontata, ma una delle mete più amate e irrinunciabili era Tivoli, con le sue spettacolari cascate e la splendida villa Adriana. Era quindi la volta di Napoli e del suo circondario, ricco di luoghi magici come l’antro della Sibilla a Cuma, il lago d’Averno e la tomba di Virgilio, oggetto di uno struggente quadro notturno opera di Joseph Wright of Derby. Se Pompei e Ercolano aprivano uno squarcio sulla vita quotidiana dei Romani, i templi di Paestum aprivano un altro fronte, le grandiosi testimonianze della Magna Grecia. Queste talvolta conducevano i viaggiatori più determinati verso la terra del mito, quale era considerata la Sicilia, con le celebri rovine di Taormina, Siracusa o Agrigento. Qui la natura si fondeva con la storia in maniera ancora più semplice e spontanea. L’ultima tappa era quasi sempre Venezia, con le sue mirabili feste che celebravano i fasti dell’antica repubblica marinara. Nella città lagunare ritratti e vedute erano appannaggio quasi esclusivamente di bravissimi artisti locali, quali Marieschi, Bernardo Bellotto, ma soprattutto lo zio di quest’ultimo, il celeberrimo Canaletto, uno dei primi a dipingere in maniera seriale a scopo di lucro. L’Italia, un vero e proprio concerto di bellezze dunque. Val la pena allora di ricordare le parole di Madame de Stael: “Chi non ha mai sentito il canto italiano non sa cosa sia la musica. Le voci in Italia hanno una morbidezza e una dolcezza che ricordano sia il profumo dei fiori che la purezza del cielo”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui