Ecologia della felicità. Il libro che ci

Ecologia della felicità. Un saggio per imparare che la felicità non dipende da ciò che possediamo

Era stata una giornata lavorativa spossante ma vicino all’Hotel dove si teneva la nostra riunione c’era una libreria e farci un giro mi sembrava il modo migliore di investire la mia pausa. Avevo bisogno di qualcosa che mi tirasse su il morale quando i miei occhi si sono posati su “Ecologia della Felicità” di Stefano Bartolini. Mi è sembrato un segno del destino! Ho comprato il libro ed ho iniziato a leggerlo. Ma Ecologia della felicità non è solo un libro da leggere, è un libro da assimilare, da digerire e rielaborare.

In questo saggio Bartolini vuole prima di tutto ribaltare una volta per tutte la paura che dietro alla riconversione ecologica dell’economia ci siano soltanto sacrifici e perdite. E lo fa con dolcezza, rassicurando il lettore che l’unica cosa che deve temere è lo schema mentale a cui è ancorato, senza accorgersene, perché è quello che impedisce a tutti noi di essere davvero felici.

È comune pensare che la felicità dipenda dalla quantità di beni materiali che possediamo o che possiamo permetterci. Ci muoviamo freneticamente alla continua ricerca di maggiori ricchezze, di poteri più forti, di giovinezze più durature e non riusciamo più a vedere che la strada che percorriamo ogni giorno altro non è che una curva che tende asintoticamente alla felicità. Anche possedendo una quantità infinita di beni tenderemmo alla felicità senza mai raggiungerla.

La politica attiva come strumento di salvezza per le nostre società

Ma se cambiassimo strada? Se la felicità fosse invece dipendente da cose intangibili quali una buona vita sociale o dall’impegno politico? Se la smettessimo di criticare la politica e iniziassimo a pensare che la politica in primis è fatta da noi cittadini, dalle nostre idee e dalle nostre azioni?

È vero, non ci rimane molto tempo per decidere quale strada prendere. Non c’è più tempo per le chiacchiere al bar. Non c’è più tempo nemmeno per le critiche. Ma è ancora possibile rimediare.

Bartolini ci mostra come il potere decisionale dei cittadini possa salvare la nostra società. Di fronte ai pericoli della vita possiamo scegliere se incolpare gli altri e costruire castelli sempre più in alto per scappare dai guai, oppure rimanere tutti insieme in mezzo ai problemi e iniziare a collaborare, a condividere e ad aiutarci a vicenda fino a che tutti i problemi non siano stati risolti. In breve, come fare politica attiva tutti insieme sia la via di salvezza più sicura a cui possiamo aggrapparci.

Per fare questo però prima ancora di salvare il pianeta dobbiamo salvare proprio la politica.

Non possiamo più pensare che gli unici progetti politici attuabili siano o la globalizzazione con il suo “mondo di opportunità” o il nazionalismo ed il suo illusorio ideale che “la nazione salverà tutti”. Sono entrambi favole, irreali e inapplicabili al nostro mondo. Eppure spiccano ancora ma lo fanno “solo perché lo scenario circostante è quello di un deserto progettuale”.

Un nuovo progetto politico per la riconversione ecologica 

Chi può colmare quindi questo buco? Un partito ecologista? Può darsi. Ma per farlo deve cambiare anche lui, come dobbiamo cambiare tutti quanti.

Bartolini mette in guardia i movimenti ecologisti sul rischio che 50 anni di messaggi su catastrofi e futuri apocalittici spaventino le persone facendole rifugiare proprio in quei castelli che tanto gli ecologisti vorrebbero smantellare. L’ecologismo rischia di subire la sorte di un padre troppo severo che ha cercato di mettere in guardia i propri figli sui pericoli della vita e alla fine ha cresciuto solo angoscia e terrore perdendo chi voleva proteggere.

È il paradosso della paura: per non affrontare i problemi che ci spaventano finiamo per crearne sempre di più grandi. Ma dove finisce la speranza delle persone se a queste vengono esposti solo i drammi senza mai dare soluzioni? Senza una spiegazione chiara dei progetti di riconversione economica, senza i dettagli di come la loro vita cambierà in meglio, il popolo diventa sospettoso, perde la fiducia nella politica, nelle istituzioni, nella scienza e sfocia sempre più spesso nel nazionalismo sfrenato fino a che anche le nazioni cadono e si frammentano e allora siamo tutti contro tutti, castello contro castello.

È il momento che il messaggio “bisogna stare peggio ora per evitare che i nostri figli stiano peggio in futuro” sia ribaltato in “siamo sulla stessa barca delle future generazioni: meglio viviamo noi e meglio vivranno loro”.

La politica, quindi, deve prima di tutto rassicurare il popolo perché questo significa prendersi cura della felicità dei cittadini e questo è il motivo per cui è nata. Deve spiegare con dati reali e deve accertarsi che il popolo abbia i mezzi per comprendere ma soprattutto deve essere capace di disegnare un progetto alternativo che sia percepito migliore di quello attuale.

L’ecologismo può essere a capo di questa nuova politica, può tracciare un nuovo sentiero che finalmente porti tutti quanti in terre sicure, ma riuscirà in questa impresa solo se sarà capace di far comprendere che non abbiamo nulla da temere nel mondo che immagina per noi perché sarà un mondo disegnato per la felicità di tutti.

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