Il gorilla a rischio estinzione

Quali sono le cause che hanno portato il gorilla al rischio estinzione?

Secondo il report dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), una organizzazione non governativa internazionale con sede a Gland in Svizzera, riconosciuta dall’Onu, tutte le specie esistenti di gorilla sono a rischio estinzione. Le due specie esistenti di gorilla sono: il gorilla occidentale (Gorilla gorilla), con le sue due sottospecie ovvero il gorilla occidentale di pianura (quello che più solitamente si può trovare negli zoo) e il gorilla di Cross River, e il gorilla orientale (Gorilla beringei), anch’esso con le rispettive due sottospecie conosciute come il gorilla orientale di pianura (Gorilla beringei graueri) e il gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei), che si caratterizza dagli altri gorilla per il suo pelo più lungo e più scuro.

La deforestazione ogni anno in Africa comporta l’abbattimento di circa 4 milioni di ettari di foreste (una superficie grande tre volte il Belgio), per lo sfruttamento sia forestale che sotterraneo delle risorse minerarie come: oro, diamanti, petrolio ed altri minerali richiesti nell’occidente. Poi dobbiamo aggiungere il problema del bracconaggio, questo colpisce il gorilla in particolare per ottenere la sua carne e venderla al commercio di “bushmeat”, la cosiddetta “carne di foresta”. Bisogna sapere infatti che la carne di gorilla, scimpanzé e altri animali selvatici è un alimento ricercatissimo nei mercati clandestini di molti Paesi e viene venduto a prezzi elevatissimi. Non bisogna inoltre sottovalutare gli scontri civili e militari, infatti l’IUCN, nel suo report del 2021 chiamato “Conflitti e Conservazione”, ha spiegato come il gorilla di montagna è fra le 200 specie animali che ancora oggi soffrono di più per tutto questo, e oltretutto ogni giorno rischiano la vita anche i ranger e gli abitanti delle comunità locali. Negli ultimi 20 anni nel Parco Nazionale di Virunga (situato nell’area dei vulcani Virunga, al confine tra la Repubblica Democratica del Congo, del Ruanda e dell’Uganda), la più antica area protetta africana con un secolo di storia, sono morti quasi 200 ranger. A questi problemi negli ultimi due anni si è aggiunta la pandemia da Covid19, che noi conosciamo molto bene. Questa infatti ha provocato l’interruzione del flusso turistico causando la perdita di un’importantissima fonte di reddito per le aree come Virunga, e conseguentemente le attività illegali sono purtroppo aumentate. Inoltre proprio nel corso della pandemia un bracconiere ha ucciso Rafiki, uno dei più carismatici silverback (maschi adulti) del Virunga. Tuttavia tutti i gorilla e non solo quelli di montagna sono considerati a rischio estinzione.

Piccoli miglioramenti in corso

La popolazione del gorilla occidentale è considerevolmente diminuita tanto da essere indicata come “Critically endangered”, cioè in pericolo critico, nella lista rossa IUCN. Questo avviene quando la popolazione di una specie diminuisce del 90% nell’arco di dieci anni, o quando il suo habitat si è ristretto sotto i 100 km quadrati, oppure quando il numero di animali riproduttivi è inferiore a 250. La sottospecie gorilla occidentale di pianura invece è quella a rischio di estinzione relativamente meno grave, mentre la sottospecie gorilla di Cross River è ormai ridotta a pochi esemplari (meno di 200) confinati in una ristretta area al confine tra Nigeria e Camerun. Anche il gorilla di montagna per un lungo periodo è stato inserito nella lista rossa IUCN, tuttavia la situazione oggi è leggermente migliorata. Questo perché la popolazione dei gorilla di montagna è tornata a crescere come dimostra una indagine condotta nel Parco Nazionale del Bwindi, in Uganda, e nella vicina Riserva Naturale di Sarambwe, nella Repubblica Democratica del Congo. L’indagine infatti spiega che «il numero di gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) è salito a 459 individui, rispetto ai 400 stimati nel 2011, nei 340 chilometri quadrati di foresta transfrontaliera protetta. L’area Bwindi- Sarambwe, infatti, è uno dei due luoghi del pianeta in cui si trova ancora la sottospecie e lì è stato registrato un aumento locale pari al 15%. Questa importante notizia, se unita ai risultati pubblicati dalla una precedente ’indagine Virunga Massif 2015/2016, porta il numero globale di gorilla di montagna a 1.063 individui e mostra come la protezione delle foreste sia direttamente collegata alla protezione e alla tutela delle specie che le abitano». La direttrice dell’International Gorilla Conservation Programme (Igcp), Anna Behm Masozera, ha spiegato: «lentamente, ma sempre di più, stiamo vedendo un futuro solido per i gorilla di montagna e dimostrando come gli sforzi di conservazione collaborativi a lungo termine possano avere effetti concreti sulle specie che sono sull’orlo dell’estinzione». Il Wwf inoltre aggiunse: «l’indagine ha indicato anche come le minacce legate alle attività umane illegali per i gorilla di montagna e altre specie selvatiche non siano diminuite nell’area Bwindi-Sarambwe dal 2011, nonostante gli sviluppi positivi nell’impegno comunitario, nelle iniziative di conservazione e nel turismo. Le squadre di ricerca, infatti, hanno trovato e distrutto ben 88 trappole nel corso delle loro attività di monitoraggio». Per effettuare l’indagine vennero formati, con il sostegno dei governi locali e delle comunità che vivono intorno alle aree protette, più di 75 tecnici, provenienti da 13 istituzioni partecipanti. Il Wwf spiegò che: «i team di rilevamento hanno percorso “recces” (sentieri di ricognizione) predeterminati, garantendo una copertura completa di tutte le aree forestali del Bwindi-Sarambwe, per cercare segni di gorilla, altri mammiferi e attività umane». La direttrice del programma di conservazione del Wwf Italia, Isabella Pratesi, aggiunse: «Forse la gente non sa quanto la crescita di questa specie di gorilla sia cruciale per dare speranza agli sforzi di conservazione che il Wwf sta portando avanti in tutto il mondo. Se otteniamo buoni risultati per i gorilla di montagna vuole dire che “yes we can!”, ovvero che è possibile salvare dall’estinzione specie altrimenti ridotte al lumicino. E insieme a loro possiamo proteggere, foreste, habitat, ecosistemi cruciali per il futuro del pianeta e il benessere delle comunità locali in Africa». Questa indagine si è conclusa nel marzo del 2021, e attualmente grazie agli straordinari sforzi di conservazione, del WWF e del ICCN, sono nati 24 giovani gorilla nella passata stagione riproduttiva all’interno delle riserve africane. La pandemia da Covid19 però ha messo ulteriormente in pericolo i gorilla, basti pensare come venti anni fa l’epidemia di Ebola ridusse in alcune aree la popolazione dei gorilla del 95%. Per scongiurare il ripetersi di una simile situazione, nelle aree protette di Dzanga-Sangha, in Repubblica Centrafricana (con le quali il WWF collabora da più di 30 anni), i ranger si sono organizzati con rigidi protocolli sanitari. Il parco adesso è stato riaperto al pubblico, ma solo i visitatori vaccinati contro il Covid-19 potranno accedervi e tutti dovranno sottoporsi a un test rapido nel giorno della visita.

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Andrea Vitello è nato nel 1992 a Empoli in provincia di Firenze, dove vive. Si è laureato in filosofia e in scienze storiche all’Università di Firenze. Ambientalista e pacifista da sempre, ha sempre seguito le vicende politiche. E’ stato capo ufficio stampa del Filosofestival, il festival della filosofia di Firenze. Ha contribuito a l’Enciclopedia dei Giusti di Gariwo la foresta dei Giusti, fondazione con la quale collabora. A novembre 2021 uscirà il suo libro “Il nazista che salvò gli ebrei. La storia del salvataggio degli ebrei danesi” (Le lettere, Firenze). Il libro avrà la prefazione di Moni Ovadia e la postfazione di Gabriele Nissim, Presidente di Gariwo.

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