Come sta l’ambiente in Italia?

Bene la riforestazione e la riduzione delle emissioni. Pesa la scarsa qualità dell’aria

Il percorso dell’Italia verso la transizione ecologica è caratterizzato da luci e ombre. Lo conferma il nuovo rapporto dell’Ispra “TEA- Transizione ecologica aperta. Dove va l’ambiente italiano?”, presentato il 13 dicembre presso la Camera dei Deputati. Se montagne, foreste e aree protette sono in via di rinaturalizzazione, città, pianure e coste sono ancora sotto pressione. Transizione ferma all’anno zero per il consumo di suolo.

La superficie di territorio italiano coperta da boschi è pari al 37%, un dato superiore a quello di due paesi europei “tradizionalmente” forestali come Germania e Svizzera, entrambi al 31%. Dal secondo dopoguerra a oggi, le foreste italiane sono aumentate da 5.6 a 11.1 milioni di ettari. La crescita maggiore si è verificata tra il 1985 e il 2015 a danno di superfici agricole e terreni naturali. L’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) lancia l’allarme sulla conservazione delle aree lungo le rive dei fiumi, le foreste vetuste e quelle di pianura, maggiormente minacciate da incendi, edilizia e infrastrutture. Le aree protette crescono per numero ed estensione, ma manca ancora un 10% per raggiungere il target europeo fissato al 2030 (30%).

Negli ultimi trent’anni le emissioni di gas serra prodotte dall’Italia sono diminuite del 19% rispetto al 1990. La gran parte del calo è imputabile alla riduzione di emissioni da parte dell’industria manifatturiera (-46%) e di quella energetica (-33%). Continua invece a restare bassa la riduzione di emissioni nei trasporti e negli edifici, dove per i costi ricadono più direttamente sulle spalle dei cittadini. La qualità dell’aria continua a restare un problema nelle aree metropolitane e in modo speciale nella pianura Padana dove l’orografia e le condizioni meteo non favoriscono la dispersione degli inquinanti. Preoccupa la presenza dell’ozono a bassa quota durante l’estate.

Le aree urbane sono in sofferenza. Non si ferma il consumo di suolo

I cambiamenti climatici e il progressivo rialzo delle temperature medie, insieme alla forte urbanizzazione che vede più di un terzo della popolazione italiana concentrarsi in quattordici città metropolitane, contribuiscono al preoccupante fenomeno delle isole di calore: cementificazione, scarsità di aree verdi, utilizzo dei sistemi di riscaldamento e raffrescamento degli edifici sono tra i principali responsabili dell’aumento delle temperature dei centri cittadini fino a 4-5°C in più rispetto alle aree periferiche.

Il consumo di suolo in Italia non accenna a fermarsi. Il dato accumulato è pesante: il 7,11 della superficie nazionale, contro il 4,2% della media europea. Si tratta di una tendenza che, secondo il rapporto, renderà difficilmente raggiungibile l’obiettivo europeo di azzeramento entro il 2050. Negli ultimi vent’anni, i danni per gli eventi idrogeologici hanno superato gli investimenti per interventi contro il rischio di frane e crolli: appena 300 milioni in media contro circa un miliardo e mezzo di costi economici, senza considerare la perdita di vite umane per tante famiglie e comunità. Solo negli ultimi tre anni gli investimenti hanno raggiunto il miliardo l’anno: ancora poco, tenuto conto che il fabbisogno stimato per il territorio italiano è di almeno ventisei miliardi.

Sulle acque interne, l’Ispra stima che il 43% dei fiumi ha un buono stato ecologico, ma sui laghi la percentuale scende al 20%. Nel report si sottolinea che, fra le grandi matrici ambientali, il mare è quello soffre le condizioni più difficili. La pesca è un problema che deve essere affrontato poiché circa il 90% delle popolazioni di pesci sono sovrasfruttate, con un’intensità che è tra le due e le tre volte quella sostenibile. L’Ispra ricorda la situazione ancora grave della dispersione di rifiuti in spiaggia e della plastica in mare.

Cresce la differenziata, ma l’Italia è ancora indietro sull’economia circolare

La transizione verso un’economia circolare è ancora indietro, nonostante i progressi nella raccolta differenziata. In vent’anni il conferimento in discarica è passato da circa il 70% al 21%, ma l’obiettivo finale è di arrivare al 10% entro il 2030. Un’ottima notizia è la riduzione del consumo di risorse materiali come metalli, cemento, legna, pietra, combustibili da parte dell’economia italiana.

Dall’ultimo rapporto Ispra emerge un quadro che ci indica come il Paese sia già sulla strada per raggiungere obiettivi per uno sviluppo più sostenibile” – rileva Alessandro Bratti, direttore generale dell’Ispra – “Oggi assistiamo a un’accelerazione di questo percorso. Emergono anche situazioni quale il consumo di suolo, dissesto idrogeologico, inquinamento delle matrici ambientali che devono continuare a essere continuamente monitorate anche attraverso le nuove tecnologie per l’osservazione della terra”.

 

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