Proprietario o padrone? Le regole di conduzione

Quali sono i doveri di chi ha un cane?

Questa Estate, mentre mi trovavo in vacanza in una nota località balneare del centro Italia, mi è capitato di assistere ad una simpatica scenetta. Ero a passeggio con il mio cane al guinzaglio quando un cagnolino di piccola taglia si è avvicinato a noi, libero e apparentemente docile, con la curiosità tipica dei cani che saltano da un albero all’altro per lasciare tracce odorose o per fare i propri bisogni. Il cagnolino sembrava solo e si manteneva a distanza di sicurezza sia da noi che dagli altri passanti. Colpito da tanto autocontrollo mi sono guardato allora intorno per cercarne la spiegazione, fino a individuare più avanti ad una discreta distanza un adolescente che procedeva a torso nudo con aria tronfia, spalle al cane, apparentemente senza curarsene, salvo lanciare di tanto in tanto uno sguardo rapido all’indietro non appena l’animale si attardava un po’ troppo. Quando ho appurato che i due “stavano insieme” mi sono allora tranquillizzato e ho realizzato che il cagnolino aveva un padrone e a quanto pare gli era piuttosto devoto. A questo punto ho svoltato un po’ perplesso e ho continuato il mio giro. Tutto molto simpatico. O forse no?

Esiste infatti in Italia una legislazione che disciplina i doveri di un proprietario rispetto al proprio animale domestico, così come il comportamento da tenere nel caso in cui ci si imbatta realmente in un cane vagante. Quali sono allora questi doveri e come ci si dovrebbe comportare nell’eventualità che si incroci un cane in libertà? Come si può inquadrare dal punto di vista normativo questo siparietto neanche tanto poco comune? L’ho chiesto a Francesca Patania, tecnico cinofilo ed esperta di cinotecnica: ”Quella descritta è una scenetta molto tipica dei paesi rurali, ma talvolta anche della città. Solo che nei paesi rurali c’è meno possibilità di causare degli incidenti, per svariati motivi. In campagna fino agli anni ‘60 si tenevano i cani quasi perennemente liberi, ma era anche vero che si trattava di cani da lavoro, che avevano un ruolo ben preciso e riconosciuto. Inoltre la gente aveva una sensibilità e una cultura in merito probabilmente migliori di oggi: chi in paese ritrovava un cane sapeva di chi era e contattava il vicino affinché potesse essere riconsegnato in qualche modo. Oggi invece si è tutti più sospettosi e portati a condannare il prossimo. Vivere una comunità rurale, fatta di persone aperte e disposte alla collaborazione umana, è diventato molto raro in una società digitalizzata e industrializzata. Inoltre, anni fa, quando il contadino teneva sciolto il cane, sapeva tenerlo sotto controllo, in maniera tale da non arrecare alcun danno. Oggi il mondo è profondamente cambiato. Salvo luoghi dove ancora, fortunatamente, si è mantenuta la tradizione rurale dell’impiego del cane in zootecnia (cani custodi del bestiame, cani da guardia, cani da caccia, cani toccatori, ecc.), il cane è tenuto libero non per svolgere la propria mansione, ma per motivi prevalentemente psicologici ed emotivi.

Questo, però, va contro le attuali norme di buona gestione del cane. Infatti in luogo pubblico il cane va tenuto al guinzaglio di una lunghezza non superiore al metro e mezzo e il proprietario deve portare con sé i documenti anagrafici e sanitari del cane, i sacchetti o altri oggetti per rimuovere le deiezioni e la museruola (a prescindere dalla taglia del cane), da apporre a discrezione del proprietario nel caso pensi che ci sia rischio di incidente. Garantire la sicurezza degli altri e del proprio cane, infatti, è uno dei primi doveri del proprietario nei confronti del proprio animale domestico. Ne consegue che sarebbe opportuno fare riferimento ad un professionista cinofilo per capire come fare. In Italia, le principali normative di riferimento per chi detiene un animale domestico sono due: la Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo (14 agosto 1991, n. 281) e l’ordinanza del Ministero della Salute (del 6 Agosto 2013 e rinnovata di anno in anno), concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani. Ci sono poi le disposizioni del Codice Civile e del Codice Penale, nonché le eventuali rispettive leggi regionali e comunali di tutela e benessere animale, che possono prescrivere più restrizioni rispetto alla legge nazionale. In sintesi, il proprietario di un cane è sempre responsabile del benessere, del controllo e della conduzione dell’animale e risponde, sia civilmente che penalmente, dei danni o lesioni a persone, animali o cose provocati dall’animale stesso, salvo caso fortuito, che è quasi impossibile da dimostrare. Per questo motivo, il guinzaglio e il buon senso sono due elementi importanti nello svolgere i compiti di proprietario o di “padrone”, che nel mondo rurale è sinonimo di colui che risponde di qualsiasi cosa abbia a che fare con il proprio fedele cane e di colui che se ne prende cura nel miglior modo che può, in quanto suo “protettore”.

La questione dei cani vaganti

Il concetto di cane vagante è invece più tecnico. Un cane si dice “vagante” quando si trova al di fuori della proprietà privata, non è più sotto la sorveglianza effettiva del suo padrone, oppure si trova al di fuori della portata di voce o dell’influenza sonora di strumenti di richiamo del padrone. Sono definiti “vaganti” anche i cani randagi, lasciati ai loro stessi istinti. Due eccezioni a queste condizioni sono i cani da caccia in attività e i cani custodi del bestiame, i quali comunque operano all’interno di un territorio ben definito (entro 200 metri dal bestiame o dall’edificio custoditi). Questi devono essere lasciati in pace mantenendosi a opportuna distanza di sicurezza e senza importunarli mentre svolgono la loro mansione. Sono, dunque, esclusi dal concetto di “cane vagante” tutti i cani opportunamente detenuti in sicurezza all’interno delle proprietà, o sotto controllo in luogo pubblico, tra cui i cani da lavoro in ambito zootecnico. Ricordo a tal proposito che nel remoto caso in cui a qualcuno venisse in mente di catturare un cane erroneamente ritenuto vagante, che il furto di animale domestico è reato punibile dal Codice Penale (art. 624): reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa da 154 a 516€, salvo ulteriori aggravanti che vanno ad aumentare la pena. Qualora, invece, si è sicuri di trovarsi di fronte a un cane vagante in luogo pubblico e questo rappresenti un pericolo per la collettività o per se stesso, l’unica cosa da fare è chiamare tempestivamente il 112, chiedendo di farsi passare il numero per le segnalazioni di questi casi e descrivere accuratamente sia il cane che il luogo dell’avvistamento. Gli operatori si mobiliteranno per arrivare sul posto e intervenire nella maniera più appropriata, con o senza veterinario, a seconda del caso. Ovviamente, la cattura del cane è riservata esclusivamente alle autorità competenti opportunamente addestrate, pertanto un qualsiasi cittadino non può catturare un cane vagante per portarselo a casa: sarebbe comunque considerato reato di furto, verso privato o verso lo Stato nel caso di cane randagio. Va da sé che se ci si trova in un piccolo contesto abitativo, prima di chiamare il 112, è opportuno suonare al campanello della prima casa vicina. A volte i cani vaganti sono dei soggetti di proprietà semplicemente usciti dal cancello di casa o sfuggiti al padrone, che non si sono allontanati troppo dall’abitazione. Questa può rivelarsi una scelta eticamente migliore, evitando al cane l’inutile stress di una cattura da sconosciuti e di una reclusione dentro un box di canile chissà per quanti giorni”.

Credo proprio che a quel giovanotto tronfio e fiero, che ho usato come pretesto per sviluppare con l’ausilio di un tecnico un argomento controverso, foriero di incidenti e troppo spesso dominato dal fai da te, saranno fischiate le orecchie.

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