Tassonomia verde dell'EU: inseriti

Gas e nucleare diventano green

Dopo numerosi giorni di tentennamenti e di indiscrezioni, il vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis, nel corso della conferenza stampa seguita alla riunione dell’Ecofin (il Consiglio Economia e Finanza) del 7 dicembre 2021, ha rotto gli indugi: l’energia nucleare ed il gas naturale entreranno nella tassonomia green, ossia la lista delle attività economiche sostenibili e, per questo motivo, finanziabili anche attraverso fondi Ue, attraverso un compromesso che – secondo alcuni – conclude un lungo braccio di ferro” durato mesi.

L’inserimento di gas e nucleare nella tassonomia è questione che è stata sollevata da vari ministri. Per il mix energetico del futuro abbiamo bisogno di più rinnovabili, ma anche di fonti stabili e la Commissione adotterà una tassonomia che copre anche il nucleare e il gas: stiamo preparando il secondo nuovo atto delegato sulla tassonomia UE per la classificazione delle attività economiche da finanziare relativamente al ruolo di gas e nucleare, ma non abbiamo una data concreta per la proposta della Commissione, ma sarà fatto nel prossimo futuro, senza indugi”, ha confermato lo stesso Dombrovskis. Gli Stati Membri e il Parlamento europeo avranno quattro mesi di tempo per avanzare obiezioni, altrimenti la proposta sarà definitivamente adottata. La decisione, che dovrebbe essere ufficializzata verso il 15 dicembre 2021, cioè alla vigilia del Consiglio Europeo dei capi di stato e di governo del 16-17 dicembre, dovrebbe mettere fine a mesi di discussioni, di lobby e di polemiche, dovrebbe portare la EU verso questa controversa approvazione, seppure con qualche paletto: saranno considerate energie di transizione, dovranno rispettare norme precise, ma indispensabili per l’abbandono del carbone e tappa verso l’applicazione del Green New Deal (impegno dell’EU ad arrivare alla neutralità delle emissioni di CO2, entro il 2050). Lo aveva già anticipato la Presidente della Commissione EU, Ursula von der Leyen, dopo il Consiglio europeo dello scorso ottobre: “abbiamo bisogno di più energie rinnovabili, meno care, senza CO2 e locali, ma abbiamo egualmente bisogno di una fonte stabile, il nucleare e, durante la transizione, del gas”.

In effetti, il compromesso proposto da Canfin, che somiglia molto al documento francese circolato qualche settimana fa, prevede l’inclusione di gas e nucleare in una categoria speciale, transitoria, per evitare che la loro presenza rallenti gli investimenti sulle rinnovabili; in altre parole, si prevede che una centrale a gas sia considerata sostenibile ai fini della transizione ecologica (sostituzione di un impianto a carbone esistente), solo fino al 2030-2035 e patto che produca emissioni inferiori a 270 grammi di CO2 per Kilowattora prodotto, in media, nell’intero ciclo di vita. Discorso diverso per il nucleare: ha emissioni vicine allo zero, ma non si può considerare green di per sé, per il rischio ambientale e quello dei rifiuti. Ma l’attività economica della gestione dei rifiuti potrebbe essere oggetto di un altro atto legislativo specifico nel 2022” ha spiegato il presidente della commissione Ambiente dell’Europarlamento, Canfin.

Francia in prima fila per difendere il nucleare

Numerosi commentatori ritengono che sia stata certamente la Francia ad averla spuntata, poiché non voleva assolutamente rinunciare all’attuale vantaggio competitivo garantitole dai suoi quasi 60 reattori nucleari ancora in attività, e che coprono oltre il 40% del fabbisogno elettrico francese. Il Presidente francese, Emmanuel Macron, il 1° dicembre 2021, di fronte al Comitato europeo delle regioni, ha di nuovo difeso il nucleare, che “fa parte della soluzione”, perché l’obiettivo è “decarbonare” ma “le rinnovabili sono intermittenti”, il gas porta alla dipendenza da “Russia e Turchia”, mentre l’atomo è “la vera soluzione sovrana”. Proprio alla vigilia dell’incontro dei ministri economici, Pascal Canfin, ex direttore del WWF francese ed ex ministro socialista con Hollande (molto vicino all’Eliseo, tanto che il giornale Le Figaro – alcuni mesi fa – lo aveva definito “l’ecologista al servizio di Macron”) in qualità di Presidente della Commissione ambiente del Parlamento Europeo, auspicava fortemente che il nucleare entrasse a far parte della tassonomia green, proponendo il compromesso: oltre all’atomo, la lista europea delle attività sostenibili avrebbe dovuto infatti includere anche il gas naturale. La situazione si è definitivamente sbloccata quando è arrivato anche il via libera della Germania che, inizialmente, con la formazione di un nuovo governo di coalizione con i Verdi aveva fatto immaginare un ulteriore irrigidimento della posizione tedesca.

Non c’è dubbio che il “via libera al gas naturale”, vada decisamente incontro anche a quei paesi che nei decenni scorsi avevano scommesso sul metano come energia fossile “meno sporca” delle altre, a cominciare proprio dall’Italia e sancisca, politicamente, il compromesso franco-tedesco, con l’entrata in carica del nuovo governo tedesco guidato da Olaf Scholz e qualche giorno prima della presidenza francese del Consiglio europeo, dal 1° gennaio 2022, anche se Parigi critica il gas e Berlino ha abbandonato il nucleare, con la complicità dell’impennata dei prezzi dell’energia, che sta creando difficoltà a tutti i governi europei.

Da anni l’Unione Europea è spaccata sul tema

Ma il tema è stato e rimane piuttosto controverso, tanto in termini di principio, soprattutto relativamente alla produzione nucleare, quanto per ciò che attiene ai limiti di emissioni inquinanti del gas e la relativa durata del ricorso a questa fonte energetica. È quasi obbligatorio usare il condizionale, perché è difficile dire se siamo davvero arrivati all’ultimo round nella partita infinita sulla tassonomia verde. Infatti, i criteri con cui l’Unione definirà sostenibile un investimento (e quindi lo agevolerà come pilastro della transizione energetica) stanno “spaccando” più o meno letteralmente a metà i 27 paesi dell’UE l’Europa, a seconda della situazione nazionale e dei propri interessi:

  • da un lato, il fronte pro nucleare e gas – guidati dalla Francia – (Finlandia, Svezia, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania, Slovacchia, Malta, Cipro, Croazia e Grecia), che ritiene che il nucleare è indispensabile per arrivare alla carbon neutrality nel 2050 e, pertanto, ha tutte le caratteristiche per essere destinatario a pieno titolo di investimenti ”verdi” e che fatto molte pressioni politico-diplomatiche a favore di queste due fonti energetiche non rinnovabili;

  • dall’altro, quei paesi (Austria, Danimarca, Germania, Lussemburgo, Portogallo e, almeno inizialmente, l’Italia) che ritengono sia indispensabile (e molto più sostenibile) investire nelle rinnovabili per raggiungere l’obiettivo 2050, usando – solo temporaneamente – il gas come combustibile di transizione: pur producendo indubbiamente CO2, risulta comunque molto più “pulito” del carbone.

La Commissione Europea calcola che ci vorranno 45-50 miliardi di per prolungare la vita degli attuali reattori in funzione e che molti arriveranno a fine vita verso il 2030, mentre saranno necessari 400 miliardi di € di investimenti per nuove capacità entro il 2050, anno della neutralità CO2 per la Ue.

Includere gas e nucleare nella tassonomia verde è “un errore madornale”: le proteste degli ambientalisti

Dare un’etichetta, un bollino verde a gas naturale ed energia nucleare è “come far schiantare un meteorite contro il Green Deal europeo”, sostiene Greenpeace Belgio, i cui attivisti hanno installato davanti ai palazzi della Commissione e del Consiglio Europeo un Taxonosaurus Rex alto quattro metri, fatto di rottami metallici e dipinto con simboli di allarme radioattivo e fiamme di gas blu (simboleggiante “le scelte sorpassate e dannose che l’Unione Europea potrebbe adottare sulla spinta di alcuni stati membri”) accompagnato da striscioni con la scritta “Facciamo estinguere gas e nucleare” e “Basta con il greenwashing”, ricordando soprattutto, che “i piani della Commissione Ue di includere il gas fossile, il nucleare e gli allevamenti intensivi nella tassonomia sono stati oggetto di critiche severe anche da parte di alcuni stati membri (non l’Italia, ndr), gruppi finanziari, agenzie dell’Onu e ambientalisti, nonché del Gruppo di esperti tecnici della stessa Commissione, che aveva redatto le raccomandazioni iniziali della proposta”.

«L’Europa si appresta a fare un errore madornale. Il nucleare ad oggi non ha risolto il problema della sicurezza durante il funzionamento né quello delle scorie e ha costi e tempi incompatibili con quelli della transizione. Sprecare per il gas gli investimenti che dovrebbero andare alla conversione ecologica ci renderebbe ancora dipendenti dai fossili, toglierebbe risorse alle rinnovabili e rallenterebbe la nostra transizione. Non abbiamo più tempo e gli sforzi maggiori verso l’obiettivo delle zero emissioni nette li dobbiamo compiere nei prossimi 10 anni» ha commentato Rossella Muroni, deputata della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici di Montecitorio, già Presidente di Legambiente.

Da Fridays For Future Italia arrivano laconiche ma forti accuse di greenwashing: «Decarbonizzare investendo sul gas è greenwashing», commenta il movimento su Twitter: «se la politica considera il gas un investimento sostenibile sta tradendo tutte le promesse fatte».

Eppure qualcuno aveva messo in guardia 

A poco sembra essere servito l’appello rivolto al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e al Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, da parte di WWF, Greenpeace, Legambiente e T&E (Transport and Environment) per “difendere la tassonomia europea come strumento trasparente e coerente per la finanza sostenibile, respingendo gli assalti di chi vuole allargare le maglie e far rientrare tra gli investimenti sostenibili anche tecnologie che sostenibili non sono affatto, come gas e nucleare”.

Secondo Greenpeace Italia, una Tassonomia che includa gas e nucleare evitando, di fatto, di definire, in maniera chiara ed univoca, le vere tecnologie green, sarebbe uno strumento inutile, che vanificherebbe quasi totalmente gli sforzi che il settore finanziario stesso ha compiuto negli ultimi anni, allontanando la finanza dagli obiettivi climatici e facendo retrocedere l’Europa su posizioni meno ambiziose di altri paesi (Russia e Cina, in primis) che hanno rimosso i carburanti fossili dalla propria Tassonomia, con l’obiettivo specifico di allinearli con la Tassonomia UE! Inoltre la tassonomia dell’UE sarebbe in contrasto con lo scenario 1,5° C dell’Agenzia Internazionale per l’Energia e minerebbe l’obiettivo climatico dell’UE per il 2030, visto che la valutazione d’impatto della Commissione Europea stessa indica che, per raggiungere una riduzione del 55 % delle emissioni di CO2, l’UE deve ridurre il suo uso totale di gas fossile di circa il 30% entro il 2030. “Avere il gas nella tassonomia verde porterebbe a più gas, non a meno. Con la Presidenza G20 e come co-host COP26, l’Italia ha cercato una nuova credibilità sul clima. Assumere una posizione terza rispetto agli interessi pro-nucleari della Francia e quelli pro-gas della Germania, schierandosi favore dell’integrità attuale della Tassonomia può aumentare la credibilità dell’azione del nostro Paese in ambito europeo. La tassonomia UE poteva essere uno strumento utile per smascherare le troppe iniziative di greenwashing, invece si è trasformato in boomerang molto pericoloso: gas fossile e nucleare non sono affatto “verdi! puntualizza ancora Greenpeace Italia.

Continuare a sostenere l’introduzione del nucleare nella tassonomia, e a promuovere l’uso del gas come soluzione alla crisi climatica sono definite dall’associazione come “due follie da un punto di vista climatico e di impatto ambientale. Le emissioni fuggitive di metano, che sono ampiamente sottostimate, purtroppo rendono il gas fossile equivalente, se non peggiore, del carbone come impatto sul clima planetario. D’altra parte, dopo settanta anni, l’industria nucleare è ben lontana da mantenere le sue promesse di innovazione e sicurezza, e non ha la minima idea di come risolvere davvero il problema delle scorie, se non continuando a rinviare la questione mantenendo in vita impianti sempre più obsoleti e pericolosi”.

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