L’Italia

Il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima è poco ambizioso

L’Italia è indietro nel processo di decarbonizzazione del settore elettrico rispetto alle altre principali economie europee. Lo rivela un’analisi pubblicata da Ember ed Ecco, due think tank che si occupano di energia.

Una vera transizione ecologica che permetta di raggiungere l’obiettivo Net-Zero (zero emissioni) richiede una decarbonizzazione rapida e anticipata nella produzione elettrica. Senza l’utilizzo di energia pulita in settori molto inquinanti come trasporti, riscaldamento e industria, la decarbonizzazione dell’economia è impossibile. La tabella di marcia Net Zero dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Verde prevede che economie avanzate come quelle dell’Unione Europea possano decarbonizzare la propria produzione elettrica entro il 2035.

Il documento rileva che il Regno Unito, gli Stati Uniti e il Canada sono già impegnati a ottenere elettricità senza emissioni entro il 2035. Alcuni paesi UE, tra cui Germania, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi, stanno puntando a un sistema elettrico dominato dalle energie rinnovabili, mentre Francia, Svezia e Danimarca bruciano già una quantità minima di combustibili fossili. 

In particolare, se Austria, Danimarca, Germania, Portogallo, Spagna, Svezia e Paesi Bassi prevedono di coprire il 75% del loro consumo di elettricità con fonti rinnovabili entro il 2030, l’Italia, secondo il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima 2020, si fermerebbe solo al 55%.

In più, se l’obiettivo italiano di produzione elettrica da eolico e solare al 2030 è fissato al 34% dei consumi, Stati come Danimarca (94%), Paesi Bassi (72%), Spagna (72%), Portogallo (54%), Germania (54%) e Grecia (47%), ambiscono a percentuali molto più elevate.

L’Italia è così indietro rispetto alle altre principali economie dell’UE nell’intraprendere azioni concrete per la decarbonizzazione del sistema elettrico entro il 2035, necessario per mantenere l’aumento della temperatura al di sotto di 1.5°.

Senza una crescita delle rinnovabili, il gas occuperà ancora il 38% del mix elettrico italiano nel 2030

Il Global Electricity Review 2020 di Ember ha rivelato che l’installazione in Italia di nuova capacità eolica e solare è praticamente ferma. Dal 2015 al 2020, l’Italia ha installato meno di 2 GW di capacità eolica e 3 GW di quella solare. Nel 2020 eolico e solare hanno rappresentato solo il 16,5% della produzione elettrica italiana. Senza un’inversione di tendenza l’Italia resterà legata alle fonti fossili per molto altro tempo, rischiando di diventare uno dei maggiori produttori di elettricità da gas fossile dell’UE entro il 2030. 

I due think tank stimano che l’Italia, senza un vero cambio di strategia nelle scelte energetiche nazionali, sarà al secondo posto in Europa per generazione di energia elettrica dal gas (119TWh), subito dietro la Germania (136TWh) e davanti al terzo paese della lista, la Polonia, che produrrà però meno della metà dei TWh italiani (56). In particolare, il gas occuperà il 38% del mix elettrico italiano.

La crisi energetica è stata causata dall’aumento dei prezzi del gas

La recente crisi energetica, causata dall’impennata dei prezzi del gas, ha confermato i rischi economici e politici associati alla dipendenza dalle importazioni di gas fossile. I prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia, scrivono Ember ed Ecco, sono quasi triplicati nell’ultimo anno e la maggior parte di quest’aumento è da attribuire all’aumento dei prezzi del gas. In questo contesto, è importante sottolineare che l’energia elettrica prodotta da eolico e solare costa tre volte in meno di quella generata nelle centrali elettriche a gas fossile.

L’Italia, continua lo studi, ha un problema strutturale nel suo meccanismo di capacità che riesce a garantire l’approvvigionamento di energia elettrica, ma allunga anche la vita alle centrali a gas. Il meccanismo di capacità italiano, finanziato con denaro pubblico, consente alle utility di investire in nuovi impianti a gas a ciclo combinato dal 2024 al 2040 e con pagamenti fino a 70 €/kW /anno. Questi compensi alterano il mercato a favore d’impianti a gas potenzialmente antieconomici a scapito delle rinnovabili e di altre soluzioni di energia pulita, sottolinea l’analisi.

Ember ed Ecco raccomandano all’Italia una maggiore diffusione delle rinnovabili, attraverso la rimozione delle barriere economiche e strutturali presenti, e un’efficace politica di efficienza energetica. Solo in questo modo, si potrà ridurre la dipendenza italiana dal gas.

 

 

 

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